don Franco Scarmoncin – Commento al Vangelo di domenica 27 Ottobre 2019

260

1° Lettura

– Nelle aule di Tribunale è scritto:

“La Legge è uguale per tutti”.

Ma non è così;

chi può permettersi degli avvocati bravi

potrebbe venire assolto

anche se è colpevole…

e abbiamo tanti esempi,

specie in politica

e tra i manager delle grandi strutture statali.

 

Ma oltre agli avvocati bravi

può succedere che posso addirittura permettermi

di comprare il Giudice

(e anche di questo

abbiamo le prove storiche in Italia).

 

Inoltre se anche la giustizia è uguale per tutti

e il Giudice è serio e imparziale,

chi sa parlare e difendersi (es. i mafiosi)

l’avrà sempre vinta sul povero diavolo

anche innocente,

ma che non riesce a dimostrarlo…

 

– In tutte le Costituzioni mondiali

e anche in quella Ebraica (Libro del Siracide)

si raccomanda che il Giudice non accetti regali

perché non potrebbe essere più imparziale poi…

 

Sull’esperienza umana

qualcuno potrebbe pensare che Dio

sia come un Giudice di questo mondo

e si lasci comprare con un paio di Messe

e qualche offerta alla Chiesa o al Vaticano…

Dio non si lascia comprare né corrompere

per tranquillizzare le nostre coscienze.

 

Il Siracide attacca duramente

questa falsa religione:

non è venendo in chiesa e mangiando particole

che possiamo permetterci di fare i nostre comodi

e rubare a man salva,

danneggiando i poveri…

Se sei un pedofilo,

resti tale anche se sei diventato prete o Vescovo

in barba al Vaticano.

 

Dio è un Giudice che non fa preferenze,

anzi fa veramente giustizia,

cioè:

mette tutti sul medesimo piano

perché possano difendersi alla pari.

Per questo Dio sta dalla parte del povero,

di chi non ha mezzi, né avvocati,

di chi non ha amici e non sa parlare

per dargli la possibilità di un giudizio giusto

e imparziale.

Anzi se ha una debolezza Dio,

ce l’ha con e verso i poveri

e verso le preghiere dei poveri.

 

 

         VANGELO

 

E’ una pagina del Vangelo

non di facile lettura,

né per la comprensione.

 

1°      I due protagonisti:

il fariseo:

è una persona retta, onesta,

osserva la legge,

cerca di non commettere peccati,

digiuna,

versa al fisco e al Tempio le decime

dei prodotti dei campi e del bestiame,

osserva il sabato e prega…

Può essere orgoglioso della sua rettitudine

e della sua onestà.

Non ha nulla di cui vergognarsi…

 

A lui spetta di diritto il Paradiso,

Si potrebbe eccepire

che sia un pochino orgoglioso…

ma insomma non possiamo pretendere

che sia perfetto.

E’ un uomo a posto

sia dal punto di vista religioso

che civile, umano.

 

Il pubblicano

è un esattore esoso delle tasse.

I pubblicani erano

collaborazionisti con gli odiati romani;

potevano essere ladri

per bisogno o per natura;

non erano osservanti delle tradizioni religiose,

non frequentavano il Tempio,

non potevano,

e come le prostitute, o i lebbrosi

erano tutte persone da evitare…

 Venivano visti come dei poco di buono.

Per loro era impossibile la salvezza;

erano già carne da inferno.

 

Ma, ecco la cosa strana e impensabile:

questo pubblicano “fu reso giusto” da Dio,

mentre Dio non è riuscito

a rendere giusto il fariseo.

 

Dove sta la differenza tra i due:

            il fariseo

non ha bisogno di Dio,

è già a posto

e si merita di diritto il Paradiso;

            il pubblicano

sa di essere un poco di buono;

confida che Dio lo possa ascoltare comunque,

anche se non pretende di essere salvato.

 

E’ una parabola strana !

 

– Il pensiero di Gesù,

espresso nella parabola,

sta tutto qui:

non sono le nostre opere buone

a salvarci

ma è l’Amore di Dio.

 

Se ci comportiamo bene,

se facciamo opere buone, offerte,

se diciamo preghiere, messe…

lo facciamo perché sta bene

e fa bene a noi stessi;

e ancora come segno che abbiamo capito

e rispondiamo all’Amore di Dio.

 

Chi pensa come il fariseo

non è cattivo,

non ha ancora capito niente di Dio.

 

La vita eterna è un dono

non va guadagnata.

 

L’idea di “lucrare una indulgenza”

di guadagnarci il Paradiso

è molto radicata tra i fedeli e i credenti,

allora,

come anche oggi.

 

Su questa idea ritornerà S.Paolo

per darci anche altre 2 motivazioni.

1° con le opere buone

non possiamo guadagnarci il Paradiso

perché Dio è su un altro piano,

per quanti sforzi possiamo fare

non potremmo mai fare un salto di natura

e arrivare ad essere Dio.

Es. un cane

se gli stiamo vicino

e gli in segniamo tante cose umane:

leggere, scrivere, andare in auto (va sulla luna)

vestirsi con la cravatta,

stare a tavola come un invitato qualsiasi,

gli insegniamo anche un paio di lingue,

usare il computer… ecc…

già i bastardini

sono più educati e affettuosi di noi umani…

rimarrà comunque sempre un cane

che sa fare meraviglie…

ma rimarrà un cane

e avrà sempre la natura animale del cane;

non sarà mai una persona.

 

Solo Dio è in grado

di elevarci alla sua natura divina;

solo perché Lui è in grado e lo vuole.

 

2° motivo per cui

noi non riusciamo a salvarci

con la nostra buona volontà

e con tutte le opere buone compiute

è che se così fosse

non sarebbero stati necessari

la venuta e il sacrificio di Gesù.

Il sacrificio in croce di Gesù

e la sua Risurrezione sarebbero stati inutili,

perché noi ce la potremmo fare anche da soli.

 

Ecco il profondo significato della parabola

del buon fariseo

e del cattivo pubblicano:

Dio salva tutti per Amore,

anche i casi disperati e i malvagi.

Commento a cura di don Franco Scarmoncin – Diocesi di Padova

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.