don Franco Scarmoncin – Commento al Vangelo di domenica 25 Ottobre 2020

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1° Lettura

– Oggi siamo in qualche modo,

almeno in parte,

protetti da Previdenze sociali e altro;

un tempo

questi aiuti umani non esistevano,

per un immigrato;

non si conosceva la solidarietà umana

e non veniva praticata.

 

Se specialmente uno straniero,

un immigrato non riuscivano a vacarsela da soli,

era la morte anche fisica per fame.

Gli stranieri ieri, (anche oggi),

erano sottoposti a lavori gravosi e umilianti

e non esistevano leggi

a loro protezione.

 

– Capiamo tutte queste prescrizioni religiose

e legali

che il libro dell’Esodo

imponeva agli ebrei:

“non molestare il forestiero,

non opprimerlo,

non maltrattare la vedova e l’orfano,

se presti denaro… non imporgli alcun interesse,

se prendi in pegno il mantello

del tuo prossimo,

glielo restituisci per la notte…”

 

1° Gli Israeliti dovevano sentirsi solidali

con gli stranieri;

2° era bandita ogni discriminazione

dovuta alla razza, al censo, a gruppo sociale…

 

– Alcuni suggerimenti pratici:

quando mieti…

       lascia sul campo qualche spiga;

quando batti gli olivi…

       lascia sui rami le olive che sono rimaste;

quando vendemmi…

       non tornare a prendere

       i pochi grappoli attaccati alla vite.

 

– L’immagine che se ne ricava di Jaweh,

del Dio degli Ebrei,

è di un Dio diverso dalle divinità pagane:

un Dio misericordioso

verso ebrei e pagani;

che ha a cuore la vita

sia del suo popolo,

sia di chi apparteneva ad altre razze:

Dio è Dio di tutti i popoli.

 

N.B.

Per un Israelita

il “prossimo” è uno del suo stesso popolo;

sarà Gesù a farci capire

che “prossimo”

non sono gli altri,

ma ciascuno di noi

se diventiamo “prossimo” di qualcuno

 

 

       VANGELO

 

La parola “Amore”

è abusata

ed equivoca.

 

Abusata

perché viene citata in tutte le salse

e occasioni,

nelle canzonette,

nei film, nei romanzi,

nelle lettere tra innamorati,

sulla stampa,

sui rotocalchi…

 

Equivoca

perché sottintende altri sentimenti

e atteggiamenti che non sono sempre amore:

ma egoismo,

sesso         (l’amore non è sesso

                  e non sempre il sesso è amore).

                  il sesso dovrebbe essere sempre

                  espressione di amore…

                  ma non sempre lo è !)

            Es. si dà una coltellata alla partner che no ci sta più…

 

 

Amare significa

cercare il bene della persona amata;

aiutarla a crescere,

a maturarsi,

a vivere.

 

Amare è:

voler bene,

è dialogo,

è comunione,

è perdonarsi,

è crescere insieme,

è condividere i beni insieme,

è realizzarsi.

Amare è salvare,

è aiutare chi si ama.

 

Amare è sacrificare se stessi

per aiutare e far crescere chi si ama.

 

Amore di Dio.

Se intendiamo l’Amore che Dio ha verso di noi:

nessun dubbio;

Gesù è il segno dell’Amore di Dio per noi.

 

Se intendiamo l’amore che noi abbiamo verso Dio:

ho parecchi dubbi

che sia possibile,

checchè ne dicano i preti e i teologi.

Noi non riusciamo ad amare Dio…

Dio è tutt’altra cosa da noi,

non credo che riusciamo ad amare Dio.

 

Che cosa significa “amare Dio”?

E’ una bella intenzione,

un ideale,

una speranza…

ma amare Dio non credo sia possibile.

Controprova:

Giovanni evangelista scrive:

“Come fai dire di amare Dio che non vedi

se non ami il tuo prossimo?”

 

Come dicesse:

puoi amare una persona che vedi e che conosci,

ma come puoi amare Uno

che non hai mai visto

e che praticamente non conosci affatto.

 

Anzi lo stesso Giovanni

(che se ne intendeva), scrive ancora:

“Se Dio ci ha amato,

anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri”

Non dice:

“Se Dio ci ha amato

dobbiamo amarlo anche noi”

che sarebbe più logico.

Ma costruisce una frase che per se non ha logica:

“Ama gli altri per amare Dio”.

Puoi dire di amare Dio

se ami e aiuti il tuo prossimo.

 

Per questo Gesù ha messo insieme i due comandi

dicendo che:

Amare Dio è il primo comando,

ma il secondo

(cioè: amare il prossimo)

è ugualmente importante…

sta sullo stesso piano.

 

Sembrerebbe far capire che

Dio e la persona

sono ugualmente importanti,

sono sullo stesso piano;

ma siccome ci si può riempire la bocca

di amore di Dio,

in realtà senza amare nessuno…

è meglio che tu ami il tuo prossimo

che Dio è contento,

gli va bene lo stesso…

 

Gesù conclude dicendo che non ci sono più

tanti precetti o comandamenti da osservare,

non è più necessario conoscere la Legge,

o la Thorà da mettere in pratica;

potremmo anche non conoscere

gli scritti dei Profeti

e non osservare nessun precetto…

perché tutto quello che è stato detto e scritto

si può riassumere in queste poche parole:

“Ama il prossimo tuo

come Dio ti ha amato”

Commento a cura di don Franco Scarmoncin – Diocesi di Padova