don Franco Scarmoncin – Commento al Vangelo di domenica 23 giugno 2019

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Commento alla Prima Lettura

– E’ un fatto singolare

quello che viene narrato.

Abbiamo due protagonisti:

Abramo (1800 a.C.), grande signore,

padrone di un gregge numeroso

e di centinaia di servitori al suo seguito;

Melchisedech,

sacerdote di Dio e re di Salem

(quella che poi diventerà Gerusalemme).

– Premessa:

Abramo si trova con il suo bestiame

e tutti i suoi mandriani e la famiglia

alle Querce di Mamre

e viene a sapere

che alcuni re locali

avevano fatto prigioniero Lot,

suo nipote.

Abramo organizza un piccolo esercito

tra i suoi servi e pastori,

insegue la retroguardia

di questi modesti re tribali

che stanno ritirandosi,

riuscendo a liberare Lot

e prendere il bottino che avevano depredato.

Mentre è sulla via del ritorno,

viene incontro ad Abramo

il re di Salem, Melchisedech,

che era stato pure lui danneggiato

dai re predoni

e chiede ad Abramo di lasciargli

le persone fatte prigioniere

ma appartenenti al suo popolo;

Abramo poteva tenersi pure

tutto il bottino sottratto ai re predoni.

Abramo gli lascia non solo

gli uomini che erano stati fatti prigionieri,

ma pure parte del bottino:

segno che Abramo riconosce Melchisedech

come un grande personaggio.

Questo Melchidesech

è un personaggio strano:

nessuno sa di dove sia,

quali siano i suoi antenati,

è considerato Sacerdote del Dio altissimo

anche se è un pagano,

è Re;

e cosa ancor più straordinaria,

incontrando Abramo,

offre a Dio, in segno di ringraziamento,

per la vittoria di Abramo

e per le vite umane che aveva salvato,

offre a Dio un sacrificio strano,

non un animale, come si usava,

ma offre a Dio pane e vino

su un altare di pietra.

Altra cosa strana è che Abramo

nonostante sia il vincitore,

riconosce in Melchisedech

un personaggio più grande di lui

riconoscendogli la decima parte di tutto

ciò che costituiva

il bottino di guerra,

Questo Melchisedech

Re e Sacerdote

è immagine di Gesù,

Re e Sacerdote

del Dio altissimo.

Il sacrificio strano e inusitato che offre a Dio:

pane e vino

prefigura il sacrificio di Gesù:

l’Eucaristia con il pane e il vino.

Il fatto poi che due popoli,

quello di Abramo e quello di Melchisedech

si riuniscono e insieme

mangino lo stesso pane

e bevano il medesimo vino

offerti a Dio

sono immagini di tutti i popoli

che attorno al Pane e il Vino dell’Eucaristia

si incontreranno nei secoli futuri.

VANGELO

– Sottolineo due pensieri:

         1°

         Nel sacramento dell’Eucaristia

         vanno valorizzati tutti gli elementi

         fondamentali della vita cristiana,

         così come li aveva voluti Gesù:

         il Sacerdozio comune dei fedeli

                           (in forza del battesimo)

                           (fate questo in memoria di me)

         il servizio comunitario

                           (chi perde la sua vita per me… la

                           salverà)

                           (sono venuto per servire

                           non per essere servito)

                           (la parabola del buon samaritano)

                           (la lavanda dei piedi…)

         annuncio e ascolto della Parola

                           (compito profetico)

                           (una comunità che annuncia ed educa)

         il Pane eucaristico

                           (chi mangia la mia carne ha la vita eterna)

                           (dacci oggi il nostro pane… condivisione)

         2°     

         L’Eucaristia    (sacerdozio

                                    servizio

                                    Parola

                                    e Pane)

 

            è il Sacramento del perdono

         di ogni nostra miseria quotidiana…

         è l’incontro con Gesù

         nella Parola e nel Pane

         che “lava” le nostre colpe…

         è l’incontro con Gesù “fuoco vivo”

         che purifica ed elimina i nostri peccati…

N.B. Il vero Sacramento del perdono

è l’Eucaristia (la Messa)

non la confessione;

che Gesù aveva istituito per un altro scopo,

per re-inserire nella Comunità-Chiesa

i cristiani battezzati

che si fossero macchiati di qualche colpa grave: omicidi, apostasia,

oggi: mafiosi, portatori di morte, pedofili,

politici e amministratori pubblici corrotti,

quanti fanno del male per guadagnarci

sulla pelle dei poveri…

Commento a cura di don Franco Scarmoncin – Diocesi di Padova

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