don Franco Scarmoncin – Commento al Vangelo di domenica 12 Luglio 2020

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1° Lettura

-Questa Lettura di Isaia è un inno

Alla straordinaria efficacia della Parola di Dio;

e tiene presente il tema del Vangelo:

Gesù seminatore di un buon e abbondante seme.

 

Siamo verso il 550 a.C.

E il popolo ebreo è a Babilonia;

molti si chiedono:

“Potremmo mai tornare liberi

nella nostra terra a Gerusalemme?”

 

A questi ebrei che stanno per perdere la speranza

e la fiducia in Dio,

viene mandato il Profeta

che con un’immagine efficacissima

annuncia l salvezza e il ritorno a casa.

Dio non si è dimenticato

della loro situazione.

 

E se Dio dice una cosa,

fa una promessa, si impegna..

quello è già fatto!

Come succede per un terreno arido e sassoso,

dove da anni non piove…

e tutto sembra morto…

in realtà

appena piove, la natura si risveglia

spuntano le erbe, germogliano i fiori,

gli alberi da frutto mettono gemme,

i campi portano a maturazione i raccolti

necessari per la vita…

 

Se pensiamo alla natura del suolo in Palestina,

o del deserto,

e in molte altre parti del mondo

dove non piove quasi mai,

potremmo avere un’idea che cosa significhi

una pioggia in un terreno assetato e arido:

non può non portare frutto e dare vita.

Il terreno sembra aspettare solo quello!

 

Così è la Parola di Dio:

se Dio ha promesso il ritorno in patria,

se ancora non si vede nulla

e stanno passando gli anni…

quella Parola è sempre valida

e a suo tempo germoglierà,

come un terreno irrigato dall’acqua.

 

Sono necessari:

pazienza e fede in Dio.

 

Infatti dopo alcuni anni

quanti avevano conservato questa fede,

(il terreno arido)

poterono ritornare a casa:

Dio aveva mantenuto la sua Parola,

aveva irrigato, benedetto, salvato

il suo popolo.

 

-In che modo la Parola di Dio

È stata efficace (pioggia) sulla mia vita,

nella storia della mia famiglia?

 

 

       VANGELO

 

-La pagina del Vangelo presenta

aspetti di qualche difficoltà: 

sembra che Gesù non voglia farsi capire

da chi lo ascolta

       sembra che sia un seminatore sprecone:

butta la semente dove capita…

       perché se il seme è buono, non porta sempre frutto, per es. tra le spine?

       Chi è responsabile della scarsa efficacia del seme?

 

-Sottolineature:

1° se conosciamo il terreno della Palestina,

possiamo renderci conto

come sia veritiera la parabola:

in Palestina non esiste la terra,

il campo di terra…

la campagna come la conosciamo noi…

esistono i sassi, sassi ovunque e dappertutto,

in mezzo ai campi, tra i raccolti, lungo le strade,

nelle piazze, fuori dalle case… sempre sassi

e quindi il terreno è un terreno improbo:

poca terra, tanti sassi, spine e rovi ovunque,

viottoli per camminare tra i sassi…

 

2° sottolineatura:

il seminatore sembra non badare

a gettare seme anche dove sa che non produrrà;

è la caratteristica del seminatore:

getta sementi ovunque in abbondanza

non si può dire che sia avaro;

è disposto a sprecare del seme,

ma il suo scopo è arrivare ovunque.

 

3° sottolineatura:

la scarsità del risultato

non dipende dal seme,

né dal seminatore,

ma dal tipo di terreno che incontra.

L’efficacia della Parola di Dio

non dipende dalla Parola in sè,

oggi può dipendere dai poveri seminatori,

dai mezzi che usiamo…

se sono troppo appariscenti non favoriscono la Parola, ma la tarpano,

la imbrigliano;

la Parola in sé e per sé

è certamente efficace,

sempre

e potentemente.

 

4° sottolineatura:

di fronte alla Parola

non ci siano terreni diversi,

ma è sempre il medesimo terreno

che ha situazioni e momenti diversi;

non si tratta di 4 categorie diverse di persone

che rispondono in maniera diversa

alla Parola di Dio: atei, indifferenti, lontani, ecc…

ma è sempre la medesima persona

che dà risposte diverse alla fede

e al messaggio di Gesù (seme)

a seconda dei momenti:

a volte siamo spine, altre volte strada, sassi…

e altre volte ancora siamo terreno

più o meno buono e fruttifero.

 

Possiamo fare un rapido esame di coscienza

e chiederci come rispondiamo

al Messaggio di Gesù?

A volte sembra che il male nel mondo

sia più forte del bene…

E non tiriamo in causa il diavolo…

Il diavolo

(rovi, spine, terreno sassoso… )

siamo sempre noi…

non occorre invocare e scaricare sul diavolo…

le nostre responsabilità…

troppo comodo !

Commento a cura di don Franco Scarmoncin – Diocesi di Padova