don Francesco Pesce – Commento al Vangelo di domenica 18 Agosto 2019

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Giovanni Battista aveva detto: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, […] Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco» (Luca 3, 16).

Il fuoco è il Mistero della Pasqua, è la Sua Parola come una spada che separa (Matteo 10, 34), è la Pentecoste in cui lo Spirito Santo appare come lingue di fuoco (Atti 2, 3-4), è la scelta forte di vivere fino in fondo la vocazione cristiana.

«Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!» (Luca 12, 49).

Il fuoco ha bisogno di essere custodito, come la fede, come l’amore che hanno bisogno di ricominciare ogni giorno. Abbiamo l’esempio di Gesù che ci ha amati fino alla fine, senza misura, come il fuoco che nel roveto non si consumava, segno della presenza di Dio che mai viene meno. Una presenza, una vicinanza che dobbiamo fare nostra costruendo una fraternità universale che è frutto sempre possibile della Pasqua, e non certo svilimento della unicità cristiana come qualche incauto commentatore afferma.

Infatti purtroppo ci sono anche altri fuochi. Gli apostoli Giacomo e Giovanni, volevano far scendere un fuoco sulla Samaria perché i samaritani non volevano accogliere Gesù: «“Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”. Ma Gesù si voltò e li rimproverò» (Luca 9, 54-55). Ancora oggi i fondamentalismi religiosi e laici, incendiari delle speranze dei più poveri, sono una terribile sciagura che disonora Dio e umilia l’uomo. Noi cristiani non siamo nel mondo per giudicare il mondo e condannarlo con un fuoco che distrugge, ma per essere strumenti di salvezza con un fuoco che riscalda e illumina.

Il battesimo di fuoco poi divide. È una divisione opportuna perché fa emergere la fede, ricorda San Paolo: «È necessario infatti che avvengano divisioni tra voi, perché si manifestino quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi» (I Corinzi 11, 19)

L’unità, della Chiesa, della società, della famiglia, quando degenera in uniformità o nella prevaricazione del più potente, allora produce vittime, non più fedeli ma sudditi, non più cittadini ma schiavi, non più figli ma servi. Gesù Cristo rompe l’uniformità dove i forti schiacciano i deboli, e ricostruisce l’unità originaria.

Scriveva padre Ernesto Balducci (1922 – 1992): «La croce di Gesù Cristo è di assumersi dentro un ordine soddisfatto di sé, la difesa delle vittime di quest’ordine in modo che l’ordine si ripercuota su di Lui crocifiggendolo. Questa è la dinamica, in essenza, della croce di Gesù Cristo. E chi non prende la sua croce non è degno di Lui, cioè non si dica cristiano».

Percorriamo anche noi, ciascuno nella propria storia personale, la strada tracciata dal Signore, guardiamo oltre le difficoltà e le incomprensioni, uniti in Lui, con la ricchezza delle diversità: «Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede» (Ebrei 12, 1-2).

Fonte

Letture della
XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Mi hai partorito uomo di contesa per tutto il paese.

Dal libro del profeta Geremìa
Ger 38,4-6.8-10

In quei giorni, i capi dissero al re: «Si metta a morte Geremìa, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male». Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi».
 
Essi allora presero Geremìa e lo gettarono nella cisterna di Malchìa, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione. Calarono Geremìa con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremìa affondò nel fango.
 
Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re: «O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremìa, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città». Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremìa dalla cisterna prima che muoia».

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 39 (40)

R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido. R.
 
Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose,
dal fango della palude;
ha stabilito i miei piedi sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi. R.
 
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
Molti vedranno e avranno timore
e confideranno nel Signore. R.
 
Ma io sono povero e bisognoso:
di me ha cura il Signore.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore:
mio Dio, non tardare. R.

Seconda Lettura

Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti.

Dalla lettera agli Ebrei
Eb 12,1-4


Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.
 
Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio.
 
Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.

Parola di Dio

Vangelo

Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12, 49-53

 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
 
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
 
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Parola del Signore

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