don Fabio Rosini – Commento al Vangelo di domenica 28 Giugno 2020

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Il biblista don Fabio Rosini commenta il Vangelo di domenica 28 Giugno 2020, da Radio Vaticana (per il file audio) e dalle pagine di Famiglia Cristiana.

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La vita che si riceve dal Padre del cielo

«Chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà». Qualcosa non quadra: perdere la vita, ma trovarla…quante vite esistono? Due. Una è la “propria” e si riceve secondo la Natura, l’altra secondo la Grazia, e si riceve da Cristo.

Esiste la vita mutuata dai genitori, e poi quella per cui optò  Francesco d’Assisi quando restituì gli abiti al padre Pietro e gli disse <Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro, che sei nei cieli, perché in Lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza> (Fonti Francescane 1043).

Gesù dice nel Vangelo di Giovanni: «Se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito».

Niente di più cristiano di questo discorso, ma noi abbiamo l’indomabile tendenza alla manipolazione, alla mediazione subdola più o meno consapevole, e visto che della vita naturale abbiamo certezza, mentre la vita che nasce dall’alto, quella secondo il Regno di Dio, richiede la fede in Dio e la libertà da ogni proprio progetto, allora tentiamo di fare i nostri compromessi. Il risultato è che teniamo le nostre grinfie ben strette sulla vita biologica e con quella proviamo a seguire Gesù. Ma questo non si può fare, ed è così che il cristianesimo diviene un moralismo, perché chiediamo alla nostra natura di fare le cose che si fanno solo per grazia.

E così abbiamo fatto del cristianesimo un’oppressione e un volontarismo. E scimmiottiamo l’Amore che viene dallo Spirito Santo con il buonismo, o surroghiamo la Speranza, che è una virtù teologale, con l’istinto di sopravvivenza, che, quello sì, è l’ultimo a morire. La Fede, conseguentemente, diventa “capire” qualcosa, e si insegna come fosse una nozione, e al catechismo dei bambini è invalsa una metodica scolastica, mentre la fede si riceve facendone esperienza e vedendola all’opera.  […]

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