don Fabio Rosini – Commento al Vangelo di domenica 15 Marzo 2020

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Il biblista don Fabio Rosini commenta il Vangelo di domenica 15 Marzo 2020, da Radio Vaticana e dalle pagine di Famiglia Cristiana.

Il Dio vero è in cerca del nostro cuore

«Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». La donna samaritana si è sentita chiedere acqua da Gesù e pensa di aver incontrato qualcuno che vuole qualcosa da lei, ma scopre che Costui vuole solo dare, è questa la sua strana sete.

Il Catechismo dice una cosa importante di questo testo: «Gesù ha sete; la sua domanda sale dalle profondità di Dio che ci desidera» (C.C.C. 2560). Questa è un’esperienza che abbiamo mille volte con Dio: quando sembra che ci stia chiedendo o prendendo qualcosa, scopriamo il contrario. In ogni atto di obbedienza o di fiducia, quello che riceviamo è sempre molto più di quel che diamo, e quando ci sembra di fare qualcosa per Dio, è proprio quello il momento in cui il Signore sta facendo qualcosa per noi.

«Se tu conoscessi il dono di Dio». Conoscere la generosità di Dio è conoscere Dio. Infatti il testo virerà verso questo tema: ma chi è che incontra Dio veramente? Dove si incontra?

I samaritani avevano i loro riti e gli ebrei altrettanto, ma «viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità». In greco la parola “adorare” è la stessa per dire “baciare”.

L’adorazione implica avvicinarsi a Dio con un atteggiamento intimo, non con una formalità rituale. Dove possiamo incontrare Dio in modo intimo? Gesù dice che questo non avviene in un luogo, ma in un modo, non qui o lì ma in un atteggiamento che si può avere ovunque.

Così la sete di questa donna è saziata in modo inaspettato, e scappa a dire a tutti quello che le è successo: ha incontrato il Messia. E, particolare notevole, lascia lì la brocca. Non beve. Non ne ha più bisogno.

STORIA DI FALLIMENTI.

Ma che le è successo? Il dialogo con Gesù aveva tirato fuori la sua storia, fatta di fallimenti affettivi e cinque mariti, immagine paradossale di una solitudine mai vinta definitivamente e di una serie amara di delusioni. Aveva bevuto quell’acqua che non disseta mai, e Gesù glielo aveva detto. Ma lei non si era sentita giudicata, ma finalmente “vista”, riconosciuta.

Abbiamo questo rischio: passare la vita con succedanei di relazioni, mariti che non sono mariti, collezionando incompletezze, mentre il testo gioca sull’ambiguità della parola “marito”, che in aramaico significa anche “idolo”.

È a questo punto che lei interrompe le schermaglie e fa il salto di qualità, vuole di più. «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare»: chiede di incontrare il Dio vero.

A questo ci serve questa benedetta Quaresima: a passare al Dio vero, a smettere di collezionare mariti-idoli che non risolvono l’esistenza e a interrompere l’inutile ricerca di sorgenti illusorie, che in genere si risolvono in oggetti che si accumulano, in desideri che torturano, in fissazioni che alienano. Il Dio vero cerca il nostro cuore, il nostro spirito, la verità più profonda del nostro essere. Cerca proprio noi.

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Qui tutti i commenti al Vangelo della domenica
di don Fabio Rosini


Letture della Domenica
II DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A
Colore liturgico: VIOLA

Prima Lettura

Vocazione di Abramo, padre del popolo di Dio.

Dal libro della Gènesi
Gen 12,1-4a

In quei giorni, il Signore disse ad Abram: «Vàttene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra». Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 32 (33)

R. Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra. R.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. R.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. R.

Seconda Lettura

Dio ci chiama e ci illumina.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2 Tm 1,8b-10

Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.

Parola di Dio

Vangelo

Il suo volto brillò come il sole

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 17, 1-9

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Parola del Signore

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