don Claudio Doglio – Commento al Vangelo del 14 Giugno 2020

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La tradizione giovannea, pur non riportando le parole dell’Ultima Cena, conosce un lungo discorso eucaristico di Gesù, che annuncia e prepara il gesto della cena pasquale con un solenne approfondimento teologico.

Nel v. 51 incontriamo l’affermazione principale: <<II pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo>>. All’obiezione dei Giudei Gesù non risponde, spiegando “come”, ma riafferma solennemente che è necessario farlo per avere la vita in se stessi. Tre sono gli effetti che scaturiscono da questo mangiare. Il primo effetto è la <<vita eterna>>, cioè una vita buona e bella, un’esistenza completa e realizzata, una vita veramente umana e piena. Cristo infatti è il mediatore necessario anche per la risurrezione, è l’unico in grado di rivelare Dio, cioè di comunicarne la vita al mondo.

Il secondo effetto può essere definito come <<vicendevole immanenza»: Gesù “dimora” nel Padre, perché è strettamente unito a lui e in lui trova ogni ragione di vita, ma attraverso Gesù la vita di Dio adesso “dimora” anche nell’umanità. Infine il terzo effetto è espresso come <<vita in stretta relazione>>: il rapporto che unisce il Figlio al Padre viene così allargato al discepolo, che entra nella relazione con Dio in stretta somiglianza con il Cristo.

Come Gesù vive <<per>> il Padre, così il discepolo che <<mangia Gesù» assumerà lo stesso stile di vita e vivrà <<per>> Gesù. Il discepolo infatti trova in Gesù — vero nutrimento la causa e il fine della propria esistenza.

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AUTORE: don Claudio Doglio
FONTE: Messalino “Amen” e Canale YouTube Teleradiopace TV
CANALE YOUTUBE:
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