don Antonino Sgrò – Commento al Vangelo di domenica 28 Marzo 2021

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Testo tratto (per gentile concessione dell’autore) dal libro “Parole che si vedono. Commenti ai Vangeli della Domenica dell’Anno B” disponibile presso:
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Domenica delle Palme

L’amore abita il dolore

Mc 14,1-15,47 (forma breve: Mc 15,1-39)
1 Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. 2 Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». 3 I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. 4 Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». 5 Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito. 6 A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. 7 Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. 8 La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. 9 Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». 10 Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. 11 Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. 12 Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». 13 Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». 14 Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». 15 Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.16 Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. 17 Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. 18 Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». 19 E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. 20 Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.21 Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. 22 Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», 23 e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. 24 Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. 25 Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. 26 La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». 27 Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. [28] 29 Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, 30 salva te stesso scendendo dalla croce!». 31 Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! 32 Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.33 Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. 34 Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». 35 Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». 36 Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». 37 Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. 38 Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. 39Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

Amare a basta. Amare nella condizione che sembra più inospitale all’amore, la solitudine del dolore. Amare quando intorno non c’è amore che alimenti il tuo, ma solo odio e violenza. Da dove ha tratto Gesù tutto l’amore che è riuscito a esprimere nella passione? Ciò che lo ha guidato è stata la consapevolezza che l’immane tragedia che lo stava attraversando non era estranea al volere del Padre, anzi era sapientemente disposta da Colui che desiderava in tal modo recuperare a sé i figli dispersi. E Gesù accetta il disegno del Padre, lo fa suo, come noi che, quando soffriamo per amore di qualcuno, possiamo offrire il dolore perché la grazia di Dio tocchi il cuore di quella persona, la consoli, la guarisca, la converta.

La consapevolezza del disegno paterno emerge fin dall’interpretazione che Gesù dà del gesto dell’unzione di Betania, ricollegandolo alla sua sepoltura e profetizzandone la perpetua memoria: dimenticare il male e ricordare il profumo del bene ci rende simili a Dio. Dunque tutto è scritto e rimarrà scritto in quanto è il Padre a volerlo. Ma perché Egli permette questo sacrificio consumato nel più totale abbandono da parte degli intimi di Gesù e soprattutto nella percezione della lontananza dello stesso Padre? Cristo nel Getsemani «cominciò a sentire paura e angoscia»; tuttavia Dio non risponde alla richiesta del Figlio di allontanare il calice, non gli ha risparmiato la croce, ma lo ha aiutato ad affrontarla. Il silenzio di Dio non è altro che un modo diverso di parlare. Sostenuto da questa certezza, Gesù prosegue il cammino, in cui il suo corpo diventa un oggetto in mano altrui. Una delle forme primordiali di autodifesa è dire: ‘Non mi toccare’; lo dice il bambino al coetaneo col quale si azzuffa e lo diciamo anche noi adulti a chi avvertiamo possa farci del male. Cristo non si difende ma accetta che il suo corpo sia alla mercé di coloro che non hanno ancora compreso che in realtà esso è il luogo della manifestazione massima dell’amore, perché sa che anche da un contatto malevolo col suo corpo può scaturire la vita!

Vi è anzitutto il bacio di Giuda, gesto d’amore che l’uomo manipolatore ha riempito del veleno della morte. Subito dopo gli «misero le mani addosso e lo arrestarono», come a voler imbrigliare quella potenza d’amore da cui usciva una forza che in tre anni aveva guarito tanti. Ci sono anche parole che ruotano attorno a Gesù, parole di falsi testimoni che alimentano le accuse dei capi religiosi e le parole dinanzi a Pilato che bramano il sangue dell’innocente. Intanto, mentre Egli è sballottato tra il potere religioso e quello politico, si consuma il tradimento di Pietro: al Maestro è tolto anche il sostegno del discepolo, la creta si ribella al vasaio. Non si trova niente di umano che lo supporti, e questo avrebbe fatto desistere chiunque. Tutti noi, infatti, anche se siamo disposti a sacrificarci, vogliamo almeno che il nostro dolore sia riconosciuto da qualcuno. A Cristo non è data tale percezione, ma deve solo trarre forza in se stesso e lì cercare il volto del Padre. Gesù non scorge questo volto, ma lo può sognare proprio mentre il suo stesso volto viene oltraggiato: la nostalgia del volto di Dio, di cui quello umano è immagine, è il presupposto della ricostruzione di ogni volto umano deturpato.

Poi la tentazione più grande: scendere dalla croce e salvare se stesso. Era a portata di mano la salvezza, ma Cristo ha saputo rifiutare una soluzione facile. L’amore spinto fino alla fine diventa in tal modo fecondo, come dimostra la professione di fede del centurione: è il primo frutto della Pasqua, l’inizio di quella umanità nuova che non può restare indifferente al dolore innocente. È infatti questo amore disarmato che convince e apre i cuori più lontani dalla logica del dono. L’uomo Gesù ha così mostrato che esiste un altro modo di reagire alla violenza, ossia la forza dell’offerta e del perdono, sostenuti dalla speranza che il Padre è fedele e concede ciò che promette.

L’istituzione della Eucaristia, che anticipa la morte di Gesù, oltre a dire la consapevolezza di Cristo nell’affrontare la passione, diventa il principio di unità attorno al quale il popolo di Dio può ritrovarsi per superare lo scandalo della morte del Maestro e accogliere la vita nuova della risurrezione. Quella comunità fallisce e muore dinanzi alla croce, ma la comunità del Risorto nascerà e si ritroverà dinanzi al pane spezzato. La donna di Betania, Simone di Cirene, il centurione e Giuseppe di Arimatea sono il segno della nuova comunità di fede nata dalla Pasqua. Ed io dove sono?

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