don Alessandro Dehò – Commento (POESIA) al Vangelo del 31 Maggio 2020

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A cosa ti servo ancora?

Ci sono sere

che incartano

gli inizi

in finitudini affilate.

Palpebre chiuse

non portano

speranza.

Di nuovo

solo questo tempo

catrame

che impasta

passato.

I battenti

chiudono

lievi

a rendere più amara

la resa.

Invento notturne paure,

ma non cercano me,

non sono nessuno,

ho solo bisogno di un nemico

per rendere

cenacolo la sepolcrale tana.

Provo a confondere il mio cuore,

prego,

ma non inciampa più

in labbra

che hanno saputo tradire.

Mi bracca la promessa

della Sua pace.

Al mio fallimento

espone le nostre ferite,

sogno di madre:

si nasce

dallo stesso taglio

di dolore e piacere.

Insiste,

rimane,

il fianco

le mani

rimane

maledico la mia debolezza.

Non volevo

vederti risorto,

così.

A cosa ti servo ancora?

Non voglio essere alibi al tuo fallimento.

Non testimone del tuo perdono.

Non morire della stessa tua infamia.

Non farmi tradire ancora dal silenzio

del tuo muto padre.

Un soffio

bacio

(Giuda!)

non credo possa bastare

se una lancia

di luce

non trapassa il legno

del cuore.

Cosa rimane di me

se ancora

mi concedo?

Cocci di vergogna,

incomprensioni,

la vita così com’era

già prima di te.

La mia inutilità,

la noia dei giorni,

ma forse,

anche,

in un mondo che non cambia:

provare ancora a credermi.


AUTORE: don Alessandro Dehò
FONTE: Sito personale
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