don Alessandro Dehò – Commento al Vangelo del 31 Gennaio 2021

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Che vuoi da noi Gesù Nazareno?

(Marco 1,21-28)

Quarta domenica del Tempo Ordinario anno B 2021

Non ci siamo accorti, distratti da inatteso stupore. Da quanto tempo non entrava incanto in sinagoga? Non è luogo di meraviglia quello ma di misurata obbedienza. Invece tu ci hai stupiti e così noi non ci siamo accorti del pericolo che stavamo correndo: ti abbiamo lasciato entrare. E tu ci hai invaso.

Stupefatti come bambini abbiamo sfilacciato la maglia delle difese e quando ci siamo accorti che tu stavi davvero entrando e, più ancora, stavi in-segnando cioè stavi incidendo parole nuove sulle pareti del nostro cuore, ecco in quel momento quell’uomo ha preso la parola, un matto, un profeta, un invasato, abitato dal demone? Non lo so ma per fortuna ha parlato, e ha detto quello che tutti noi non avevamo il coraggio di dire: cosa vuoi da noi Gesù Nazareno?

Aveva colto nel segno, era la domanda radicale, la reazione alla paura che ci è presa guardando l’autorità con cui ci stavi mostrando il volto di Dio. Era la ribellione che invadeva lo stupore, era il risveglio impaurito di una sinagoga intera che in quel momento si stava riprendendo e si trovava, smarrita, in un mondo che tu, in un attimo, avevi capovolto! Non capivamo più nulla, perché se avevi davvero ragione tu tutto sarebbe crollato tutto quello in cui credevamo noi!

Lo stupore era stata la porta aperta da cui eri entrato con violenza inapparente per distruggere l’idea di mondo che avevamo religiosamente costruito e difeso. La voce sarà stata anche quella di uno spirito impuro ma tu sai bene che non diceva il falso e infatti tu non l’hai contraddetta, l’hai solo allontanata, perché avevi bisogno di tre anni di libertà in cui mostrare che quella frase conteneva una verità scomoda, dura, impopolare eppure, appunto, vera. Come te. Autorevole.

Cosa vuoi da noi Gesù Nazareno? Cosa vuoi da noi? Da che mondo è mondo, e tu lo sai bene visto che ti proclami figlio di Dio, è l’uomo che vuole qualcosa da Dio e non il contrario!

Cosa vuoi da noi? L’avevamo capito sai? Tu non volevi qualcosa, tu entrando in noi volevi solo noi. Chiamavi noi, coinvolgevi noi, non più spettatori di una vita in cui Dio diventava una comparsa buona per i tempi di crisi ma una vera e propria alleanza. Stupore, prima reazione, anche grata, ma poi, intuendo il prezzo alto di una vita vissuta come te… paura e ribellione.

Ti volevamo diverso Signore, ti vogliamo diverso, desideriamo un Dio da pregare, da bestemmiare, da ringraziare, da disturbare… ma che sia qualcosa di totalmente altro e non un Dio che viene a invadere la nostra vita. Perché tu quel giorno non sei entrato semplicemente in una sinagoga ma hai iniziato ad abitare il corpo degli uomini, il corpo di tutti gli uomini, sei entrato per fare alleanza, per diventare corpo e trasformarci nel tuo corpo… questo stupisce e spaventa. Non siamo pronti. Non vogliamo essere pronti! Cosa vuoi da noi? A noi piace parlare di Dio, non di diventarlo!

Lo spirito impuro aveva ragione a gridarti quella frase, tu l’hai fatto tacere perché c’era un itinerario da fare. Adesso però, a duemila anni di distanza da quel sabato, sai cosa ti dico? Che forse è il caso di trovarlo qualche spirito impuro capace di gridare ancora, perché non se ne può più di un cristianesimo da propaganda, di un ritratto di te così dolciastro e tenero da risultare falso. Hanno vinto le sinagoghe, e il loro cristo da propaganda, buono e lontano. Invece servirebbe uno spirito impuro a dire che tu sei davvero uno che la rovina la vita. Come quando ci si innamora e la passione travolge e rende tutto così drammatico e ci si sente esposti e mancanti, ci si sente insicuri, non si basta più a se stessi, l’amato manca anche quando c’è, si diventa gelosi, non si dorme dalla paura di perdere…una vita rovinata, da eccesso d’amore.

Servirebbero spiriti impuri (o forse più puri di chi continua a fingere in modo autoritario ma senza autorità), gente coraggiosa capace di dire che la fede è qualcosa che rovina il quieto vivere. Che credere è naufragare. Che il Vangelo non è il galateo dei buoni sentimenti ma è un’ossessione, è quando la nostra storia ama così tanto l’umanità da farsi ferire, per passione, per amore. Amare così tanto da penetrare l’altro. Credere è farsi crocifiggere per amore. E’ farsi mangiare. Credere è perdere se stessi, perdere la faccia, perdere la dignità, farsi spogliare e frustare pur di non tradire quell’umanità che ti cerca e ti interpella, umanità misera e meschina eppure. Eppure in quell’umanità, se credi, sei entrato e lei hai chiesto e continui a chiedere nuova ed eterna alleanza. Il primo a rovinarsi per amore è proprio Cristo!

“Sei venuto a rovinarci” amore mio, sei venuto a rovinare la mia vita e l’equilibrio che avevo costruito, sei venuto a rovinare i miei progetti, sei venuto a rovinare i miei sogni, sei venuto a rovinare i miei giorni e le mie notti, sei venuto a rovinare la mia purezza. Avevo scelto di essere casto per essere lontano dal peccato, povero per essere lontano dalle cose, obbediente per essere lontano dall’errore, sei venuto a rovinarmi invece, sei entrato e mi hai amato e mi hai costretto a essere casto perché il mio corpo non smette di cercarti e tutto grida il bisogno di essere toccato, povero perché mi manchi, mi manchi da morire, capisci? E obbediente certo, ma non a delle regole, ma all’amore che è folle e straziante e ruba le notti. Obbediente alla mia ossessione di te.

“Io so chi tu sei: il Santo di Dio”, e lo so perché ti ho seguito nel tuo incessante cammino fin nel cuore dell’umanità. Lo so perché ho danzato con te sulla lebbra e mi sono lasciato baciare dalle puttane, ci siamo seduti al tavolo dei ladri ma abbiamo anche mangiato con i potenti, ci siamo messi al riparo in casa di Marta e Maria, abbiamo amato i nostri amici, siamo anche morti con il dodicesimo che non abbiamo mai considerato traditore. Abbiamo amato il mondo in modo scandaloso. E il mondo non ha retto. Perché era chiaro, tu non eri venuto a sollevarci dall’ambiguità della vita, quello che ogni uomo chiede alla religione, tu eri venuto a perderti d’amore nei vicoli misteriosi del sangue, della carne, dello sperma. Per amore ci si perde. Per amore lo stupore diventa un folle cedimento: prenditi tutto di me. Invadimi. Segnami nel profondo.


AUTORE: don Alessandro DehòSITO WEB Leggi altri commenti al Vangelo della domenica

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