don Alessandro Dehò – Commento al Vangelo del 26 Settembre 2021

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Resteremo per sempre ideologici

Resteremo per sempre ideologici, perché è l’unica cosa che ci rassicura, perché di quello possiamo parlare, Come Giovanni che nel Vangelo di oggi, vede uno (che non ha nome perché nell’ideologia il fratello non ha volto, non ha identità, non ha complessità, è solo uno tra tanti, uno tra i nemici) che agisce contro il male nel nome di Cristo e diventa un problema perché “non ci seguiva”. Perché non è dei nostri. Perché l’importante per ogni ideologia è che ad agire nel nome di Cristo in modo ufficiale sia solo il nostro gruppo, la nostra chiesa, la nostra parrocchia, la nostra associazione.

Resteremo per sempre ideologici perché l’ideologia è una vita semplificata e in ordine. Ci sono gli amici e i nemici, i tradizionalisti e i progressisti, quelli di destra e di sinistra, e il mondo diventa chiaro e netto. Ideologicamente basta schierarsi e il gioco è fatto. Ci si sente a posto. E rassicurati, si creano gruppi emotivamente legati e si difende la posizione. E si incolpa il sistema e ci si sente vittime.

Resteremo per sempre ideologici perché siamo come bambini impauriti che hanno bisogno di un papà che ci faccia capire che noi siamo i migliori, i preferiti. Gli altri sbagliano. Ma noi saremo sapremo cristianamente perdonare. Ideologicamente misericordiosi. E allora diremo che “nel suo nome” in tanti possono fare del bene “anche se non lo sanno”. Frase che fa rabbrividire, perché presume che gli unici a sapere dove stia la verità siamo noi. Gli unici consapevoli di fare il bene, di agire davvero nel suo nome. Siamo ancora lì, con Giovanni, a trovare le parole furbe per poter giustificare che noi siamo investiti dell’unica verità, e che gli altri dovrebbero seguirci. “Volevamo impedirglielo perché non ci seguiva”.

Resteremo per sempre ideologici perché nel campo dell’ideologia si può parlare. Perché l’ideologia riduce la ferita del credere al Mistero, il baratro del divino smarrimento in qualcosa di spendibile. Non è più la ferocia del Vangelo a essere custodita ma, in base al “partito” di cui facciamo parte, ci mettiamo solo a parlare di cura per i poveri, difesa della tradizione, accoglienza dello straniero, accettazione della diversità, difesa della vita, valorizzazione culturale, riorganizzazione della curia… basta ridurre il “suo nome” a qualcosa di politico e confrontarsi e dividersi. E illudersi che quello sia il cuore di tutto. Anche i discorsi sulla parrocchia e il suo funzionamento possono diventare ideologici, ci si divide pro o contro le unità pastorali e ci si dimentica che non è quello il cuore dell’evento. Ideologia.

Perché, per non essere ideologici, dovremmo tacere del suo nome. E non trascinarlo nelle nostre beghe, non impossessarci di Lui, non piegarlo alle nostre manie e alle nostre paure, non dovremmo usarlo, non costringerlo ai nostri interessi, non credere di possederlo, non sequestrarlo. A meno che non ci accontentiamo di essere credenti ideologici. E allora va bene tutto. E allora è legittimo dividersi su ogni questione e accontentarsi di mettere in piazza solo cose che alla fine non servono ad altro che a farsi credere di essere credenti. Ma il cuore del Mistero, quello resta crocifisso lontano da ogni ideologia. In altro, sospeso, tra cielo e terra, solo chi si lascia crocifiggere può essere esente dall’ideologia.

Non smetteremo mai di essere ideologici perché il giorno che smettessimo i panni che Giovanni nel Vangelo di oggi indossa così drammaticamente bene scenderebbe su di noi un maestoso infinito silenzio. Senza una fede ideologica rimarrebbe solo l’incontro personale e misterioso con il Mistero. Silenzio e solitudine, uno sprofondare nell’Infinito. Un corpo a corpo con un Dio di cui non possiamo dire il nome, non possiamo delineare i confini. Smettere di essere ideologici è smettere di usare il divino e iniziare a farsi abitare dal Mistero, che non è educato, che non è mansueto, che è libero e impetuoso come il Vento, il Fuoco, lo Spirito.

Non smetteremo mai di essere ideologici perché sull’ideologia possiamo esporci, eppure lo sappiamo, è in profondità che si gioca l’incontro definitivo e cruciale, è lì, dove non possiamo dire nulla, dove siamo nudi e esposti, vulnerabili e affamati, feriti e innamorati. Lì dove possiamo dirci che l’unica cosa che conta davvero non è essere di un partito o di un altro, di una Chiesa o di un’altra, di una teologia o del suo opposto, quello è l’inevitabile balbettare delle nostre insufficienti parole, il cuore di tutto è se io mi sono lasciato incontrare, se mi sono tolto i sandali, se ho in cuore un roveto che non smette di bruciare, se nel vento silenzioso lo riconosco, se nel volto dei fratelli lo vedo incarnato, se sento lo Spirito scorrere tra le vene. Ma come dire tutto questo se non nel silenzio?

Ed è e sarà solo ed esclusivamente esperienza singola e irripetibile. E saranno esperienze anche molto diverse. Perché il Mistero è molto più grande delle nostre miserie. Eppure le abita, e le trasfigura. E io chi sono per dire che la mia miseria è meglio di quella di mio fratello?

Non smetteremo mai di essere ideologici però potremmo allenarci almeno un po’ a non esserlo, almeno per frammenti di vita. E credo che il Vangelo di oggi ci dia indicazioni preziose.

Prima di tutto “dare nome” al fratello. L’altro non è mai solo “uno” ma un frammento incarnato di Infinito, e anche se non la pensa come me, anche se non viene dalla mia storia, anche se politicamente mi è avversario perché non posso dargli nome? E credere che anche in Lui il Divino prenda forma? E imparare e accogliere l’Immenso chinato sul nostro balbettio tenero e insicuro.

E poi riconoscere il miracolo della vita, riconoscere che la Vita è molto più grande di noi e quasi sempre si mostra in modalità che io non riconosco, che io non capisco, che io posso solo accogliere meravigliato.

E lasciar andare, e lasciar essere, e sentire che chi non è contro è per. L’unico vero antidoto alla fede come ideologia è l’umiltà di lasciar libero chi amiamo di essere diverso da noi. E credere, credere davvero che anche il suo modo è fedele al Vangelo. E magari provare a dirglielo, ma questo è solo di pochi.

Tornare al bicchiere d’acqua. Che è la cosa più universale del mondo. Perfino gli animali e le piante possono godere di un bicchiere d’acqua. Ogni cosa che vive. L’ideologia di perde in discussioni infinite la fede invece torna all’essenziale. La fede è tutto ciò che ci fa credere alla vita. La fede non cerca nomi ma esperienze condivise e profonde. Riconosce che tutto ciò che è bene, anche quello che non comprendo, se è simile a un bicchiere d’acqua è riflesso minimo ma trasparente dell’amore di Dio.

E non scandalizzare. E pagare di persona. La fede ideologica si nutre di vittime, chi non è dei nostri va sacrificato. Ci sono relazioni spezzate all’interno della chiesa esattamente per problemi ideologico politici. È il vero scandalo. Credere significa essere così umili da sapere che il volto di Dio è così grande che prende casa anche nei lineamenti del fratello che odio. E così comprendere che se per difendere un’ideale io perdo il fratello ecco che perdo Dio. Meglio una macina al collo. Meglio perdere una mano, un piede, un occhio… una sicurezza, un’appartenenza, una tessera, una tradizione, una convinzione… che perdere il fratello.

L’unico modo per non essere ideologico è incarnarsi. La chiesa, perfino la Scrittura, possono diventare ideologia. Anche questa mia riflessione che vorrebbe essere anti-ideologica potrebbe diventarlo. Cristo è l’incarnato. E lo Spirito soffia dove vuole. Non ci resta che un grande silenzio, almeno ogni tanto, un abisso, un perdersi, uno scendere in noi stessi per farci incontrare senza dire finalmente Nulla.


AUTORE: don Alessandro DehòSITO WEB Leggi altri commenti al Vangelo della domenica

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