Domenica dell’Ascensione – 24 Maggio 2020. Percorso per la famiglia, con sussidio

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In questa domenica dell’Ascensione, la liturgia propone di ascoltare l’ultima pagina del Vangelo secondo Matteo. A ben vedere, il Vangelo non riferisce del momento in cui Gesù lascia i discepoli per salire al cielo – il racconto si interrompe un attimo prima – ma i paralleli di Marco e Luca portano a interpretare in tal senso tutto l’episodio.

È la prima volta che i discepoli vedono il Risorto e, come negli altri Vangeli, anche in Matteo la gioia e l’adorazione si mescolano al dubbio, a indicare l’assoluta novità che la risurrezione rappresenta, difficile da riconoscere anche per i più intimi seguaci di Gesù. Una tale convivenza di sentimenti contrastanti, di fede e di incredulità, lascia intendere che la relazione con il Risorto non è fatta di un singolo atto, ma è un processo lento e laborioso.

Interessante è anche il luogo dell’incontro: il monte in Galilea. Tutto si conclude là dove era iniziato. La Galilea è la terra in cui i discepoli sono stati chiamati per la prima volta, è la terra dei miracoli e degli insegnamenti; il monte è il luogo del primo importantissimo discorso di Gesù e della trasfigurazione. In tal modo un cerchio si chiude, e allo stesso tempo un cammino si apre: il Signore saluta per sempre, su questa terra, i suoi, e gli apostoli iniziano la loro missione.

E infatti, le parole di Gesù indicano un compito chiaro: andare, insegnare, battezzare. È il compito che dà origine alla missione della Chiesa, fino ad oggi. Una missione senza confini, perché «tutti i popoli» devono essere raggiunti, e con radici ben piantate: è la vita e l’insegnamento di Gesù che bisogna proclamare. Loro, i discepoli, devono ora «fare discepoli» altri, secondo un chiaro passaggio di consegne (sapendo bene, però, che i nuovi discepoli affidati agli apostoli rimangono sempre discepoli dell’unico maestro). Di forte impatto anche le parole sul battesimo, da compiere «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo»: formula chiara, rimasta invariata nei secoli, che colloca il mistero trinitario di Dio alla sorgente stessa della vita cristiana.

Ma sono forse le ultime parole di Gesù quelle che più di altre scaldano il cuore e rimangono ben fisse nel nostro spirito: «io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Si sente qui l’eco delle parole che JHWH rivolse a un Mosè preoccupato del peso della sua missione: «Io sarò con te» (Es 2,12), o le parole della profezia isaiana evocata dall’evangelista all’inizio del suo racconto: Gesù è davvero l’“Emmanuele”, il

“Dio-con-noi” (Mt 1,18), e lo resterà «fino alla fine del mondo».

La festa dell’Ascensione aiuta a portare lo sguardo sulla fine, sul ritorno ultimo del Signore, che “ha lasciato” questo mondo, ma senza abbandonarlo, con la sua presenza misteriosa garantita dallo Spirito, e con la promessa di ritornare nella gloria. Il cristiano sa che è necessario avere uno sguardo nuovo sul mondo, guardando la storia nella sua totalità, sapendo che è in cammino verso il compimento finale accompagnata provvidenzialmente da Dio. Ma – come fu per gli apostoli – tocca a noi, discepoli di oggi, far sì che quella presenza buona contagi ancora ogni uomo, portando nel mondo la luce e la forza del Vangelo che ci ha raggiunti e di cui siamo fatti messaggeri.

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AUTORE: CEIFONTE: Chi ci separerà?SITO WEB

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