Diocesi di Concordia-Pordenone – Commento al Vangelo di domenica 1 Marzo 2020

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Commento alla Liturgia della Parola

La liturgia della Parola di oggi ci invita a tener presente che Gesù, vero uomo, è sottoposto alla tentazione… e vince. La sua vittoria riapre le porte a tutti noi e ci spinge a riprendere il cammino: questa è la novità che ci aiuta a ricominciare a convertirci, anche se ci abbiamo provato tante volte.

Per camminare con il Signore siamo chiamati a vincere la tentazione di fare senza di Lui, di essere autosufficienti. Dio ci lascia liberi, non ci impedisce di scegliere e di fare di testa nostra. Il problema è che, laddove crediamo di essere liberi, spesso siamo condizionati dall’affabulatore di turno, che prende il posto del diavolo, e ci spinge a giocarci la libertà per una presunta autosufficienza. Gesù ha vinto per sempre questa seduzione e ci ha aperto la strada per scelte sapienti.

Don Federico Zanetti

Commento al Vangelo

I tre momenti in cui Gesù viene tentato dal diavolo rappresentano un episodio sintetico che si deve riferire a tutta la vita del maestro di Nazaret. Non solo in questo frangente, cioè all’inizio della sua missione, egli viene tentato, ma in ogni fase della sua vita. Così egli mostra ai suoi discepoli che la tentazione è una prova costante e continua nella vita di ogni uomo. Non per nulla ci ha insegnato a pregare il Padre chiedendogli di non farci entrare nella tentazione. Non ha detto che il Padre può evitarci la tentazione, che è sempre una prova, ma  che, con la preghiera, possiamo non entrare nel meccanismo perverso per cui ogni tipo di  tentazione allontana da Dio e rovina la dignità dell’uomo.

Il brano del vangelo, dopo un breve sommario che descrive il luogo e il tempo della tentazione – cioè il deserto per quaranta giorni e quaranta notti – racconta tre tipi di prove subite da Gesù in ordine crescente: la prima riguardante i bisogni del corpo, la seconda circa la genuinità della propria fiducia in Dio e la terza sul potere che chiede di vendere la propria libertà per adorare colui che dà potere. In realtà è il potere stesso, in qualsiasi forma si presenti, che è idolatra di sé, cioè si nutre di chi lo serve, ma non dà nulla. Chi vuole il potere sulle cose o sulle persone, si trova prigioniero di esso e fa quello che il potere comanda.

Le tentazioni di Gesù riassumono tutte le dimensioni della vita umana: le proprie necessità fisiche, i bisogni spirituali che si fondano sulla fiducia tra persone, e il bisogno di afferrare Dio nell’illusione di poterlo possedere attraverso un idolo che sembra dare molto, ma in realtà chiede tutto. Più che soffermarci sulla natura delle tentazioni, merita mettere in rilievo le risposte di Gesù che iniziano sempre con la stessa frase: “Sta scritto”.

Può sembrare banale, ma invece tale risposta ci mette di fronte all’animo di Gesù che resta sempre inchiodato alla parola di Dio. Gesù non accoglie le tentazioni e, soprattutto, non dialoga con esse, non si mette a discutere o a chiedere. In modo brusco e secco mette a tacere il diavolo rispondendo con la parola della Bibbia. Gesù ha chiara convinzione che la parola di Dio è inizio della verità e di fronte ad essa ogni inganno e illusione svaniscono. Perciò Gesù si fa forte non della sua intelligenza o della sua esperienza, ma si affida totalmente alle parole della Bibbia. Egli vince la tentazione, ogni tipo di tentazione, restando a quello che è scritto, non aggiungendo e non sottraendo nulla alla Scrittura.

In essa vi è tutta la sapienza necessaria per imparare a vincere ogni tipo di menzogna. La Quaresima inizia sempre con questo brano della vita di Gesù per ricordarci che è nell’ascolto della Parola e nell’assimilazione della Sacra Scrittura che possiamo trarre forza per contrastare gli inganni e le seduzioni del male e del peccato.

Don Maurizio Girolami

Icona dell’anno pastorale

Uno dei due discepoli apre gli occhi, l’altro li chiude, mano sul cuore, come chi si accorge di aver sbagliato a leggere la realtà. Con gratitudine ricevono il dono di Cristo. La tentazione di fuggire non c’è più. Il nemico che li aveva spaventati e convinti a fuggire, ora non può più ingannarli.

Don Federico Zanetti

Giovani in cammino con Gesù e i due discepoli di Emmaus

Mentre ascoltano Gesù che spiega loro le scritture, e mentre arde loro il cuore nel petto, probabilmente i discepoli si chiedono come mai sono venuti via così presto da Gerusalemme, visto che la testimonianza delle donne non era stata smentita dai primi controlli. Si chiedono se sono andati via perché hanno ceduto alla paura o per essere liberi di fare altro.

Anche noi siamo gelosissimi della nostra libertà e spesso ci sembra di doverla difendere da Dio. Ma chi è che ci porta via davvero la nostra libertà? Chi ci impedisce ogni giorno di essere noi stessi? È davvero il Signore?

Don Federico Zanetti

Coppie e famiglie, come i discepoli di Emmaus, in cammino con Gesù

Anche nella vita di coppia e in famiglia arrivano, cicliche, le tentazioni. Spesso si presentano come virus culturali, come canti di sirene che si inoculano nei nostri schemi di pensiero e condizionano il nostro sguardo su noi stessi, sulla realtà, sul nostro mondo affettivo: la nostra felicità è in ciò che è nuovo per noi, amore e desiderio non possono coesistere, la diversità è sempre pericolosa, l’amore per sempre è un’illusione…

Gesù smaschera questi inganni culturali, mostrando la verità della Parola, spezzando per loro il pane di vita.

Daniela e Marco Baratella


Testi liberamente tratti dal sussidio della Diocesi di Concordia-Pordenone

Letture della Domenica
I DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A
Colore liturgico: VIOLA

Prima Lettura

La creazione dei progenitori e il loro peccato.

Dal libro della Gènesi
Gen 2,7-9; 3,1-7

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 50 (51)

R. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. R.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. R.

Seconda Lettura

Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 5,12-19

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti. Parola di Dio.

Forma breve:

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
5, 12.17-19

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

Parola di Dio

Vangelo

Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 4, 1-11

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Parola del Signore