Dave Hach – Commento al Vangelo del 5 Settembre 2021

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Oggi ci viene svelato che la Missione di Gesù è per l’umanità intera, ben sapendo che la sua azione rivela il contenuto della sua Missione, destinato a diventare il contenuto del mandato di ogni singola comunità cristiana: restituire ad ogni individuo la possibilità e la capacità di aprirsi, di ritornare ad ascoltare e a parlare, a comunicare, rompendo la solitudine del peccato, perché il comando del Signore, è stato udito: «Effatà», «Apriti!», una piccola parola, molto importante, ma che riassume in sé tutto il messaggio e tutta l’Opera del Figlio di Dio.

Ogni Comunità cristiana risulta aperta con sapienza oltre gli angusti orizzonti della ragione per lasciarsi investire dal Mistero dell’Amore di Dio; risulta essere la scuola di alfabetizzazione e di relazione per imparare che cosa è amicizia, fraternità, amore, sacrificio, speranza; risulta essere la palestra capace di logoterapia per insegnare alle generazioni future – sovente mute – a non rimanere schiave delle parole prepotenti delle ideologie, del relativismo diventato dogma, delle demagogie, della disubbidienza, delle false democrazie dove tutti parlano e nessuno ascolta, smarrendo, in questa maniera, il bene comune da raggiungere, smarrendo l’opportunità di annunciare la buona notizia che è nel cuore dei credenti, capaci di dare eloquenza alla loro fede.

Ora, tutti sappiamo che la solitudine della persona, il suo isolamento, non nasce solo dagli organi di senso. Vi è una solitudine interiore, che riguarda la parte più interna, il centro profondo della persona, quello che la Sacra scrittura definisce come «cuore». Ed è questo che Gesù è venuto ad aprire, a rendere «libero», per renderci «liberati» e in grado di vivere totalmente la relazione con la Santissima Trinità e con il nostro prossimo.

Gesù si è fatto carne e abita fra noi affinché la gente, resa interiormente sorda e muta dal peccato, diventi in grado di ascoltare la voce di Dio, la voce dell’Amore che parla al suo cuore, e così impari a parlare a sua volta il linguaggio della carità, a comunicare con il Padre e con la gente che ci circonda. Per tale motivo la parola e il gesto dell’«effatà» sono stati introdotti nel Rito del Battesimo, come uno dei segni che ne chiarisce il significato: il celebrante, nel toccare la bocca e le orecchie del neo-battezzato dice: «Effatà», pregando che possa presto ascoltare la Parola di Dio e professare la fede.

Dunque, attraverso il Battesimo la persona umana inizia a «respirare» lo Spirito Santo, quello che Gesù aveva invocato dal Padre con quel profondo sospiro, per guarire il sordomuto. Ora, il credente, liberato da se stesso per mezzo del battesimo e dell’eucarestia, non può tornare alla schiavitù del passato. Sarebbe come contravvenire alla liberazione di Dio.

«Effatà», «Apriti!», è un invito, quanto mai urgente, che dovremmo sentire come parola del Signore rivolta qui et ora a ognuno, e noi agli altri, in modo che fiorisca la comunicazione, la comunione, la condivisione.

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