Dave Hach – Commento al Vangelo del 17 Gennaio 2021

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«La natura di un essere umano e lo svolgersi della sua vita non sono semplice gioco del caso, ma sono opera di Dio. Chi chiama, dunque, è in fondo Dio stesso». (Edith Stein)

Oggi, ancora una volta, siamo invitati ad ascoltare il nostro cuore, in quanto è chiamato a ritrovare la freschezza della propria vocazione.
La pericope, che ci viene proposta oggi, ci riferisce della relazione particolare che è instaurata tra Dio e noi, dove si capisce che anche il nome attribuito a ogni creatura umana, ha un avvenimento che entra nel profondo della propria personalità.
Gesù, invero, fissando lo sguardo su Simone, il fratello di Andrea, che a sua volta Lo aveva seguito, gli disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa».

Da questo si capisce subito che l’attribuzione del nome Cefa da parte di Gesù, non è quella di una designazione più o meno convenzionale, ma del cambio del destino, cioè della missione della persona alla quale Dio ha cambiato il nome.
Nella lingua che Gesù parlava – l’aramaico -, Cefa era un nome comune e significava semplicemente roccia, forza, sicurezza, fedeltà, rifugio. Di fatto, Dio è la roccia, come anche Abramo è la roccia.

Occorre, dunque, considerare la forza dell’intenzione di Dio: Simone è già qualcuno: è un pescatore, è sposato, ha quindi una famiglia con prole; ma, ecco che incontra Uno il quale ha il potere di possederlo in modo nuovo, di abilitarlo a svolgere le cose per cui lo incarica.
Dio, quindi, svela a ogni creatura umana, che nasconde dentro di sé un potenziale di futuro, di destino, di contenuto, di significato, che soltanto Lui risveglia e fa conoscere. Un potenziale per cui ogni persona chiamata per nome da Dio, scopre se stessa: viene a sapere chi è veramente, viene a ritrovare la propria via, così tutta la sua esistenza cambia.

Tutto questo, a volte, ci sfugge, soprattutto quando non vogliamo sapere chi siamo realmente, non pensiamo quali segreti portiamo in noi stessi: segreti di immortalità, di potenzialità, di amore, di gioia, di vita; allora ci adattiamo ad essere ancora quel Simone prima della chiamata di Dio.

Invece, è meravigliosa l’opportunità che ci è data: di non essere soltanto quello che crediamo di essere, quello che ci hanno detto che siamo, quello che gli altri si aspettano che noi siamo. È insuperabile questa opportunità di essere coloro che Dio ha pensato da sempre. Capiremo solo vedendoci in Dio come era grande questa meraviglia che portavamo in noi.
Per noi cristiani questo è già realtà, perché nel battesimo è stato pronunciato un nome, non soltanto il nome che per una qualsiasi ragione i genitori ci hanno conferito e ci distingue nella vita di tutti i giorni, ma a ciascuno di noi è stato dato il nome di figlio nel Figlio di Dio.
Ecco la chiamata cristiana! Ciascuno di noi comincia a sapere veramente chi è, quando Dio glielo dice; e continua a sapere chi è, quando cammina dove Dio dice.

Per il credente, questo si chiama _Vangelo vissuto_, si chiama _morale adulta_ che glorifica Dio attraverso il proprio essere, la concretezza della propria esistenza. Quando queste condizioni non si realizzano, è semplicemente perché si pensa che la religione non abbia a che fare con la vita. Invece, il cristiano pensante non nega la ragione, la scienza, la cultura, ma apprende dalla Sacra Scrittura una verità più profonda. Apprende che non solo sono un essere pensante, ma sono anche pensato; dunque sono in quello spirito, in quella chiamata alla vita, all’ascolto profondo, alla cooperazione con Colui che ha pensato me, ha pensato il mondo che mi accoglie, ha pensato le altre creature che formano il tessuto della mia esistenza.

Occorre, dunque, essere cristiani istante per istante, essere pronti alla chiamata di Dio, che ci rammenta che non siamo senza valori, bensì vi è in noi una grandezza umana originale, vi è una voce che ci informa che vi sono tanti gesti di amore da compiere in questo mondo e che le nostre mani, mosse dal nostro cuore, possono e devono compiere cose grandi.
Questa è la nostra vera vocazione!

Fonte: Facebook