d. Giampaolo Centofanti – Commento al Vangelo del 29 Marzo 2020 – Gv 11, 1-45

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Questo brano ci può essere di grande conforto e fiducia. Soprattutto Marta ci può aiutare. La vediamo cresciuta nella fede, meno criticona dal punto di vista del proprio io. Ma ancora rimprovera Gesù stesso, ancora si muove di testa sua. Tre soli capitoli dopo la vedremo ormai portata in un abbondono profondissimo, nell’amore, nella gioia e nella pace semplici e liberi. Pacificata con sé stessa è ora in pace anche con gli altri. Ciò che prima degli altri giudicava in tanti casi ora può riconoscerlo come un grande, diverso, dono.

E a tutto ciò la vediamo condotta prima e più pienamente degli apostoli. Eppure parliamo di tutti grandi santi. Meglio mai fare paragoni, classifiche. Ognuno ha il suo percorso. Anche noi possiamo guardare con fiducia alla nostra storia, al nostro cammino. Dio ha anche per noi un disegno meraviglioso. Non dipende dalla nostra bravura da energumeni, come vediamo qui che non dipende da tali protagonisti. L’importante è cercare di non opporre troppa, inutile, resistenza a quello che Dio ci fa realmente maturare nel cuore. Non dunque tutto e subito. Ma quel semino, quel germoglio, quel fragile stelo nascente. Maria, la sorella, invece ha ricevuto un dono immenso da molto prima. Non significa che è più grande ma solo havun diverso percorso. È mossa solo dal Signore.

Ferma quando lui la vuole ferma, agisce quando Lui la chiama. È, per grazia, tutta immersa nella pace profonda dello Spirito. Che è dono profondo, anche di amore, anche di gioia ma non disumanizzante. Piange a dirotto per il fratello morto e ciò non contrasta col suo abbandono fiducioso in Dio. Vigilante, sempre di vedetta sul possibile nuovo, anche spiazzante, venire di Dio nella sua vita prende ini mano la vita quando Dio vuole e non resta comoda nella sua casa che può diventare come il guscio di una lumaca. E così all’opportuno si scopre creativa, capace di andare oltre gli schemi, i moralismi. Il brano odierno esordisce con un significato profondo del perché Gesù ha tardato ad andare dall’amico malato.

Maria è colei che in realtà tre capitoli dopo ungerà Cristo di nardo prezioso. Forse addirittura un dono che ancora dobbiamo scoprire. Come oggi ci sono i ministri dell’eucaristia forse un giorno laici potranno portare, non consacrare, sotto mandato del parroco l’unzione degli infermi. Maria ha scoperto con l’esperienza concreta del tornare alla vita del fratello la potenza di questo sacramento. E ci mostra un meraviglioso tratto femminile, personale, di questo mandato. La sua appassionata amorevolezza, la sua tenerezza. Questo miracolo costerà definitivamente la vita a Gesù, ben consapevole di ciò. Egli non porta su di sé i nostri limiti e peccati come un certo moralismo della legge talora asserisce.

Ossia come macchie spirituali che entrano come esotericamente nella sua anima. Invece ama, accetta umilmente le incomprensioni, le meschinità, senza aggravare quelle piccole e senza vederne dove in realtà un occhio sereno non si lascerebbe ingannare. Ma conscio di quelle reali come le parole che Caifa pronuncerà proprio in seguito a tale episodio. Gesù dà la vita, sempre, con tutto il cuore, dimentico per grazia di sé e sempre proteso verso il vero bene dell’altro. Senza la grazia ciò è impossibile. Ma la sua vita ci mostra che alla grazia nulla è impossibile. Neanche rischiare continuamente la vita per gli altri restando fondamentalmente nella pace.

Pasqua

Che aria tersa dopo la pioggia di primavera,
che luce viva che tutto mostra non veduta
e dopo la neve quali campi di grano e olivi
e querce portano il mio passo che sempre
ti cerca. E ora anche tu mi sei vicina, così,
senz’ancora dire niente, portata dai gelsomini,
cantata dal vento, lasciando fare al tempo.

Veduta dal monte Carmelo

Gli erti gradoni di queste colline
come quelli di un’anima in cerca
assetata di pace tra gli ulivi
ombreggianti, nella canicola d’estate.
Poi di lassù, tra le fronde, appare
il dipinto della campagna, alfine
abbandonata nel mare. Di lassù tutto
riposa, tutto trova il suo senso,
l’ordine naturale, semplice e bello.
E’ appena un ricordo com’era velato
al brillare tremolante della terra
madida come te, con te, per la salita.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente).

A cura di don Giampaolo Centofanti su il suo blog


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