d. Giacomo Falco Brini – Commento al Vangelo di domenica 29 Novembre 2020

117

La sveglia di Dio

Il verbo vegliare per 4 volte in 5 versetti, rafforzato in apertura dal “fate attenzione” e dalla sua presenza in chiusura con un bel punto esclamativo (Mc 13,37). È indubbiamente la parola protagonista del vangelo di questa prima domenica di Avvento. È un imperativo, non si tratta di un atteggiamento opzionale per il discepolo. Del resto, una persona che vive aspettando qualcosa o qualcuno non può essere che una persona intenta a prepararsi e vigilante, attenta a cogliere e ac-cogliere quel che attende in ogni istante. È in genere una persona che sa di non sapere. Chi invece non si aspetta nulla dalla vita è propensa a fidarsi solo delle proprie idee o percezioni, è uno che dice: “io credo soltanto a ciò che vedo e sento”. È qualcuno che generalmente ripone la sua fiducia su ciò che è effimero, esponendosi maggiormente all’intorpidimento dei propri sensi spirituali.

È come se Gesù oggi ci dicesse: guarda che prima di tutto nella vita non è importante sapere, ma essere svegli e pronti. A nulla servirebbe tutto il sapere del mondo se non si accetta di non sapere quando è il momento, che poi significa accettare la nostra fragilità/mortalità, la nostra radicale impossibilità di controllare il tempo che ci è dato. Piuttosto, c’è da riflettere più accuratamente se sto interpretando bene cos’è questa vita che è messa nelle mie mani. La piccola parabola offre una sintesi mirabile di come il vero discepolo di Gesù la interpreta. Egli sa di aver ricevuto in dono un potere, ma questo va esercitato all’interno del compito che gli è affidato, e il suo unico scopo è amare e servire i fratelli. La casa, il potere, sono doni di Dio, perché a tutti Dio affida un compito, una responsabilità: nessuno di noi viene al mondo per fare solo da “comparsa”, ma per essere protagonista. Purché ci si intenda su cosa significhi “protagonista” secondo il vangelo.

Nei brani paralleli di Matteo e Luca ci viene confermato il senso del protagonismo di cui stiamo parlando. Infatti gli altri 2 sinottici (Mt 24,42-51; Lc 12,35-46) aggiungono alla piccola parabola comune a Marco anche il profilo del vero discepolo: è uno che vive aspettando il ritorno del suo padrone con i fianchi cinti e la lampada accesa, pur non sapendo quando tornerà; uno che si considera solo amministratore di beni altrui, impegnato a condividerli con i suoi fratelli. Insomma, una persona attenta a servirli, non a servirsene. La controprova consiste proprio nel fatto che la mancanza di vigilanza e di spirito di servizio può portarlo a vivere la sua vita da padrone, comportandosi poi da padrone anche con i fratelli, cioè approfittandosi di loro fino al sopruso. È quello che la Bibbia chiama, con una sola parola, “stoltezza”.

Fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati (Mc 13,36). Il sonno da cui guardarsi non è evidentemente quello necessario e ristoratore di ogni notte. Il sonno a cui allude il Signore è quello della distrazione, della superficialità, appunto della mancanza di vigilanza, il sonno del peccato; il sonno procurato da una vita “stordita” da mille occupazioni e distrazioni che tolgono tempo e respiro alla relazione con Dio. Gesù ci avverte: egli viene sempre in modo imprevedibile, e questo non riguarda solo il momento della nostra morte. I suoi passaggi possono, a causa di questo sonno, essere inavvertiti anche nel nostro presente. Si può vivere con gli occhi ben aperti sulla realtà oppure con gli occhi chiusi e non accorgersi del Signore che mi viene incontro ogni giorno: ricordate l’avvertimento di domenica scorsa, quello che ci rammenta della visita continua del Re sotto le spoglie dei poveri che incontriamo? L’Avvento è perciò un tempo di grazia prezioso: è la sveglia di Dio per la nostra debole carne che casca e ricasca in questo sonno. Per questo sta scritto: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti (Rm 13,11) e anche svegliati o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà (Ef 5,14). Vieni Signore Gesù, la tua Parola non ci lasci mai in pace, perché solo così possiamo trovare pace!


AUTORE: d. Giacomo Falco Brini
FONTE: PREDICATELO SUI TETTI
SITO WEB: https://predicatelosuitetti.com