Commento al Vangelo del 5 ottobre 2014 – mons. Luigi Ginami

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Anno A: UN AMORE PIU’ FORTE DELLA MORTE

  • Is 5,1-7
  • Fil 4,6-9
  • Mt 21,33-43

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Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

“Come chi ha fame cerca il pane, voi dovete cercare il pane spirituale. Stiamo vivendo tempi difficili… Voi siete testimoni di tutto ciò che è stato fatto. (..) La missione è stata un dono di Dio. Dobbiamo manifestare la riconoscenza al Signore con la nostra risposta. Dovete tenervi uniti e perseverare nella fedeltà. Siate fedeli al Signore e all’impegno cristiano”. Sono queste alcune righe tolte da appunti su di un foglio ritrovato tra le carte di don Alessandro Dordi sacerdote bergamasco martire, ucciso da Sendero Luminoso in Bolivia. Queste righe furono scritte probabilmente il 24 agosto 1991, il giorno prima di morire, e sono considerate, a buona ragione una sorta di testamento spirituale. Non potevamo scegliere che Lui, don Sandro, per commentare con eloquenza il Vangelo di oggi, il Vangelo del Figlio inviato nella vigna e che viene barbaramente ed ingiustamente ucciso. Sono persone come queste che ci permettono di scoprire quanto Dio ci ama. Dà sempre una profonda tenerezza e un’immensa commozione la scoperta che Dio ci ama, in modo unico e irripetibile e che il suo amore, lungi dal toglierci ogni libertà, vuole lasciare il nostro cuore, nella pienezza della libertà. Fare esperienza dell’amore di Dio, un amore a cui fa riscontro non per vano e accademico contrasto, ma per triste esperienza, il nostro rifiuto, la nostra disattenzione o la nostra non giusta considerazione, è quanto ha vissuto Israele, diletto da Dio, nella sua millenaria storia di salvezza, e forse quanto ha vissuto anche la nostra splendida Chiesa bergamasca. Un’esperienza unica, meravigliosa, continua, che ha saputo produrre uomini come don Dordi. Ma anche un’esperienza di amore, di liberazione, di predilezione a cui fa riscontro l’abitudine, il disinteresse, il credere che tutto sia dovuto. E questo diventa preludio dell’abbandono e del tradimento. Già il non produrre il frutto che Jahvè si aspettava, è un tradimento della sua attesa amorosa. “Perché, si chiede con sofferenza Jahvè, mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica?” (Cf. Prima lettura, Is 5,4b). Gesù riprende questo tema della vigna e provoca, secondo il suo metodo pedagogico, l’interesse degli ascoltatori e il loro giudizio, che presto si tramuta in una autoaccusa. “Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?” Gli rispondono: ‘farà morire miseramente quei malvagi… ” Perciò io vi dico: “Vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato ad un altro popolo che lo farà fruttificare” (Cf. Mt 21,40-41). Parole terribili. E’ il giudizio di rigetto provocato dall’infedeltà ai doni ricevuti e conseguenza di un amore ripetutamente proposto, ciecamente rifiutato. Una situazione di vita che si ripete. Lo stesso pericolo che ha portato alla condanna di Israele sovrasta anche la Chiesa, ognuno di noi, se si perde il senso della novità, dell’attesa vigile. Forse non è inutile notare che, nella parabola narrata da Gesù, il Figlio del padrone della vigna è conosciuto dai vignaioli malvagi e questo, anziché spingerli all’accoglienza e al rispetto, li provoca all’omicidio. Sapere e non agire è molto più grave di chi non agisce perché non sa. Noi siamo Chiesa non perché sappiamo tutto di Gesù, ma perché cerchiamo di dare il frutto di bene che il Padre si attende da noi (Cf Mt 21,41b). E il frutto da portare oggi è quello di dare al mondo, come ha dato don Alessandro Dordi, così meravigliosamente teso alla conquista di sempre migliori traguardi scientifici, quel supplemento d’anima che gli è indispensabile perché l’uomo non rimanga schiacciato dalle proprie scoperte.

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