Commento al Vangelo del 27 luglio 2014 – Congregazione per il Clero

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XVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Citazioni:

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Nelle ultime domeniche, siamo stati introdotti nella predicazione del Regno di Dio che Gesù fa attraverso le parabole. In questa domenica, Gesù ci presenta le ultime tre parabole del Regno.

Sono parabole molto brevi, che accennano qualcosa, che lasciano intravedere, anzitutto, quanto Dio sia un realtà preziosa e gioiosa e non un peso che grava sulla nostra vita. Il regno di Dio non è solo simile a un tesoro ma, precisamente, ad un uomo che ha trovato un uomo nel campo dove già lavorava. Il tesoro c’era già prima – ci sta dicendo Gesù – , era nascosto nel campo e il Figlio ora è venuto a portarlo alla luce, a svelarlo per noi. Allora, la storia del Regno che viene, di questo Dio innamorato che ci vuole chiamare a essere suoi figli, della fede che vuole impreziosire e rafforzare la nostra esistenza di uomo, è la storia di un uomo che anzitutto scopre questa presenza amorevole di Dio nel campo della propria vita, della propria esistenza quotidiana, del mondo in cui abita. Accogliere il Regno, dunque, è anzitutto aprirsi all’atteggiamento della scoperta di Dio, riconoscerlo come tesoro e della propria vita e, a questo punto, diventare intraprendente fino a cambiare progetto di vita: andare, vendere il resto, va, comprare qualcosa di nuovo.

Nella parabola del mercante e della perla preziosa, ciò che cambia è l’atteggiamento iniziale; chi lavora il campo scopre il tesoro mentre il mercante è alla ricerca della perla preziosa. Ma l’elemento in comune non cambia: va, vende tutto quello che ha e compra. Sono due movimenti del credere: scoprire che Dio è presente ed è all’opera nella nostra storia e lasciarci sorprendere; contemporaneamente, cercarlo sempre, cercare sempre ciò che è davvero importante e prezioso per vivere pienamente la nostra vita, senza accontentarci mai delle semplici cose che abbiamo qui e ora. Sono i due atteggiamenti, lo stupore e la ricerca, che aprono al Regno di Dio.

Infine, con la terza parabola, ritorna il problema che sta a cuore a Matteo e che già ci ha presentato con la parabola del grano e della zizzania; la Chiesa, il campo di Dio, la famiglia del padre, è come una rete che raccoglie tutto, pesci buoni e pesci cattivi. Il regno di Dio è un cammino vivente, che avviene nel tempo, che si nutre di passaggi e di cambiamenti, di cadute e di conversioni continue. Dio è paziente. Solo alla fine ci sarà, come per la mietitura, la divisione tra pesci buoni e pesci cattivi. E Matteo chiude dicendo: ogni scriba, ogni esperto cioè della Legge e della tradizione religiosa di Israele, per far fruttificare quel tesoro, deve diventare discepolo, aprirsi alla novità del Regno che è Cristo stesso. Lui è il vero tesoro che impreziosisce tutto il resto.

Attraverso la bellezza di queste immagini, la Liturgia ci dice che il nome di Dio è tesoro, è scoperta, è gioia. Il Vangelo è la freccia della nostra felicità e la fede un modo perché la nostra esistenza sia trasformata e diventi preziosa. San Paolo, ci ricorda che Dio da sempre ci ha amati e ci ha destinati alla felicità eterna: siamo come una freccia già in viaggio – direbbe San Tommaso D’Aquino – la cui destinazione è stata già stabilità da Dio verso il bene. E’ importante ricordare questo, a noi stessi anzitutto, ma anche al mondo che ci circonda e che talvolta conosce solo quelli che Papa Francesco, dedicando proprio alla gioia la Sua Esortazione Apostolica, ha chiamato i cristiani dallo spirito quaresimale.

Il cristiano, invece, è uno che scava nel campo della propria vita passando dalla superficialità alla profondità, è un cercatore appassionato, è uno che si lascia trasformare la vita e progetta secondo la Parola del Cristo, è uno che si muove per passione del cuore e non per una formale obbedienza; il vangelo, infatti, ci ricorda che il cuore si trova dove si trova il nostro tesoro. Se scopriamo Dio come tesoro prezioso dell’esistenza, il cuore si muove verso Lui e le cose, anche quelle impercettibili e quotidiane, assumono un altro sapore. Come Salomone, che questa mattina incontriamo nella I Lettura, il quale non chiede a Dio potenza, ricchezza e forza ma, soprattutto, un cuore sapiente, capace di ascoltare e ricevere Dio perché Lui è il vero tesoro. Interroghiamo allora il cuore in questa domenica: Dio è davvero un tesoro per me o un obbligo? Una perla preziosa o un peso? Un’apertura di vita o una mortificazione? L’ho davvero scoperto? Lo cerco? Il Signore dia anche a noi la sapienza del cuore per saper accogliere il dono della Sua presenza.

 

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