Commento al Vangelo del 12 ottobre 2014 – diac. Diac. Fran cesco D’Alfonso

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Il Signore preparerà un banchetto, e asciugherà le lacrime su ogni volto.

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Domenica scorsa la parabola dei due figli mandati d al padre a lavorare nella vigna si concludeva con il monito di Gesù agli interlocutori circa la necessità della conversione: i pubblicani e le prostitute si erano convertiti, per questo sarebbero stati primi nel regno dei cieli. Oggi il contesto rimane sempre la vigna, ma chi vi lavora delude le aspettative del padrone e addirittura ne maltratta o uccide gli inv iati e, infine, il figlio, così che il padrone della vigna, figura di Dio, promette di togliere la vigna a coloro che ne hanno abusato, per affidarla ad altri che la faranno fruttificare. Rim ane dunque il tema di chi entrerà primo nel regno dei cieli: coloro che si convertiranno e che produrranno frutti di giustizia. Dopo aver raccontato la parabola Gesù conclude: “ Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a v oi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popo lo che ne produca i frutti”.

Nel brano di Matteo l’accusa è rivolta ai farisei e agli scribi, ma più in generale, secondo la prospettiva dell’evangelista, preannuncia la sos tituzione del popolo di Israele con i pagani, che si convertiranno alla predicazione degl i Apostoli e riconosceranno in Cristo la pietra d’angolo, artefice e fondamento della redenz ione. Gesù parla con chiarezza e in modo molto franco del destino del Vangelo, che verr à predicato fino ai confini della terra e diventerà per tutti i popoli sorgente di salvezza, mentre quanti avrebbero dovuto accoglierlo per primi ne saranno allontanati. La qu estione, infatti, non è tanto riconoscere a parole il primato di Dio, rispettare la legge in mo do formale per apparire perfetti agli occhi degli altri, ma portare frutti di adesione o di con versione al Vangelo. Soprattutto in questa parabola Gesù rivela il giudizio di Dio sulla stori a della salvezza: non è sufficiente essere stati scelti e chiamati, fatti segno di una special e Provvidenza, se poi non si aderisce a questa elezione e non se ne portano frutti conseguenti.

Il monito è certo rivolto ad una comunità di popolo , attraverso coloro che se ne fanno interpreti autorevoli, come i farisei e gli scribi, ma è attuale per ogni singolo credente. Infatti, se è accaduto ad Israele quanto lamenta il profeta Isaia, che nel cantico dedicato alla vigna di Jahvè denuncia la mancata corrisponde nza tra l’investimento di cure e attenzioni da parte di Dio per il suo popolo e la c ondotta di Israele, possiamo domandarci se nella vicenda della nostra chiamata non sia acca duto qualcosa di simile. I popoli cristiani d’Europa e, in generale, d’occidente, sem brano avere dimenticato le radici della fede; viviamo più spesso secondo la mentalità del m ondo che non secondo il Vangelo e non siamo forse testimoni sufficientemente credibil i per coloro che consideriamo lontani.

Non si tratta però solo di una vicenda di popolo, m a della vita di ciascun discepolo, per il quale il dono di grazia, frutto della Divina Mis ericordia, dovrebbe armonizzarsi con la libertà e responsabilità personale. Talvolta di que sta libertà si fa un uso davvero tragico, come testimonia il profeta Isaia: “ Egli (Dio) si aspettava giustizia ed ecco spargimen to di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppr essi ”. Risuonano quindi particolarmente attuali le parole dell’apostolo Paolo ai cristiani di Filippi: “ In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è giusto, quello che è puro, quell o che è amabile, quello che è onorato, ciò che è vi rtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostr i pensieri. Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E i l Dio della pace sarà con voi! ”. Alla fine, salvati gratuitamente dalla Divina Misericordia, siamo chia mati ad imitare Gesù, che ci ha svelato il disegno del Padre, perché il sogno di Dio per la sua vigna non sia reso vano.

Diac. Fran cesco D’Alfonso

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