Commento alle letture di domenica 5 Luglio 2020 – Carlo Miglietta

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Il commento alle letture di domenica 5 Luglio 2020 a cura di Carlo Miglietta, biblista; il suo sito è “Buona Bibbia a tutti“.

La predilezione per i poveri

Il Dio della Bibbia ha un’altra “fissazione”: la predilezione per i poveri. Israele ha ben sperimentato fin dall’inizio della sua storia che Dio “ascolta il lamento di Israele” (Es 2,24), “osserva la miseria del suo popolo e ode il suo grido […], conosce le sue sofferenze […] e scende per liberarlo” (Es 3,7-8). Nella Bibbia c’è una vera e propria “teologia del grido (<<seaqà>>) del povero”: il lamento dell’oppresso sempre arriva a Dio e da lui viene ascoltato[1].

Lo Scrittore biblico spiega questa particolare predilezione di Dio per i poveri. Come per le monarchie dei popoli vicini, in Israele la cura del debole e del povero tocca al sovrano; ma Dio è il Re unico di Israele, e quindi spetta a lui proteggere gli ultimi. Inoltre, secondo la Torah, è dovere del parente più prossimo (“go’alò haqqarob[2]) essere “il vendicatore del sangue” del povero[3] e impedire l’alienazione delle sue terre e dei suoi beni[4]. Secondo la Scrittura, Dio è il parente più prossimo di Israele, essendone il Padre[5]: perciò ne è il “Go’el[6], colui che interviene per vendicarne il sangue sparso e per vietare che egli sia privato dei suoi diritti e della sua terra. Come ogni padre terreno, in famiglia, ha una predilezione e un’attenzione particolari per i figli più deboli, più fragili o ammalati, così Dio, Padre di Israele, ha un riguardo particolare per i poveri e gli ultimi. “La preghiera del povero va dalla sua bocca agli orecchi di Dio, il giudizio di lui verrà a suo favore” (Sir 21,5): il diritto di Dio è quindi parziale, sempre dalla parte dei poveri.

Ulteriore assurdità giuridica è che Dio ama i poveri come tali, indipendentemente dalle loro qualità etiche. Non li ama perché sono più buoni degli altri. Li ama anche se sono ladri, assassini, delinquenti! Nel Nuovo Testamento la situazione si fa ancora più clamorosa: si dice tout court: “Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio… Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete” (Lc 6,20-25). E’ una proclamazione assoluta, indipendente dai requisiti morali delle persone. Il concetto di retribuzione per meriti personali, in questo campo, proprio non esiste. Gesù considera i poveri come destinati al Regno per il solo fatto di essere poveri, e i ricchi come esclusi per il solo fatto di possedere beni.

Sconcertante è in proposito la parabola del ricco e del povero Lazzaro[7]. In essa Gesù pone all’inferno il ricco solo per l’abbondanza dei suoi beni, e Lazzaro “nel seno di Abramo” solo perché povero in terra. Il ricco, anzi, pare persino… un uomo pio, che in ogni caso permette che il povero si sfami con gli avanzi della sua mensa[8], e nei tormenti infernali si preoccupa della salvezza dei suoi fratelli[9]. Ma è dannato perché ricco. Ciò scandalizzò a tal punto Girolamo che, nella Vulgata, proprio lui, il cultore fedele e scrupoloso delle Scritture, operò una correzione al testo originale: traducendo dal greco al latino, si permise di aggiungere: “et nemo illi dabat”, “ma nessuno gliene dava”, al versetto che descrive il desiderio di Lazzaro di sfamarsi alla tavola del ricco[10], tanto per attribuire al ricco almeno la colpa di non aver provveduto ai bisogni del misero. Ma il testo della parabola ci presenta un vero e proprio contrappasso: “Abramo rispose (al ricco): <<Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti>>” (Lc 16,25)[11].

Gesù specifica questa scelta del Padre: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto (<<eudokìa eghèneto>>: letteralmente: <<desiderio è stato>>) a te” (Mt 11,25-26). Il privilegio dei “piccoli”, degli ultimi e dei poveri non è dovuto ai loro meriti, ma a una precisa scelta di Dio, alla sua insindacabile decisione, alla sua “eudokìa”, il suo desiderio: così “è piaciuto” al Padre. “Il presupposto delle beatitudini di Gesù non è che i poveri siano migliori e più meritevoli degli altri. Rinaldo Fabris diceva molto bene […]: se i poveri sono i destinatari della buona novella, non è perché essi rispondono a certe condizioni, ma semplicemente perché Dio è Dio” (J. Dupont[12]).

E’ questa per noi una dimensione veramente scandalosa dell’agire di Dio, ma Dio è fatto così: al punto che non ci chiede tanto di essere amato, lodato, glorificato in se stesso, come sarebbe giusto, ma di essere servito nei fratelli[13]. Saremo giudicati non tanto sul tipo di rapporto che avremo avuto con lui: non ci sarà chiesto se lo avremo degnamente adorato e pregato, se avremo partecipato alle liturgie, se avremo dedicato tempo all’ascolto della sua Parola[14]. Ma se avremo dato da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, se avremo ospitato gli stranieri, vestito gli ignudi, curato gli ammalati, visitato i carcerati: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me…; ogni volta che non avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me” (Mt 25,31-46). “Quando uno si mette al servizio dei poveri, non deve preoccuparsi nemmeno di Dio, perché lo troverà alla fine del suo cammino come un premio naturale. Questo intendeva dire don Lorenzo Milani, quando nel suo testamento scrive: <<Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze>>[15]” (P. Farinella[16]).

Da: C. MIGLIETTA, PERCHE’ IL DOLORE? La risposta della Bibbia, Gribaudi, Milano, 1997

“Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11,30)

Soprattutto quando la prova si fa pesante, i flutti della sofferenza ci travolgono, tutto sembra crollare in noi e attorno a noi, ci sentiamo schiacciati dalle avverse vicende, deve esserci sempre di sicura consolazione che

“Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla” (1 Cor 10,13).

Dio non ci lascia soli: egli è al nostro fianco per aiutarci, per sostenerci, per portare la nostra croce con noi. Egli ci dà la forza per proseguire la lotta, si fa viatico per il nostro cammino. Qualunque peso accettato nel suo nome, condiviso con lui, diventa sopportabile:

“Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11,30).

………

Abbiamo bisogno di abbandonarci al Signore, di riposarci il lui; e a noi che siamo nella sofferenza Gesù oggi dice:

“Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite ed umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime” (Mt 11,28-29);

“Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’” (Mc 6,30);

e Pietro esorta, citando il Salmo 55,23:

“Gettate in lui ogni preoccupazione, perchè egli ha cura di voi” (1 Pt 5,7).

Abbiamo bisogno di sciogliere in Dio le nostre ansie, di essere ristorati da lui, di riposarci un po’, di gettare in Dio ogni nostra preoccupazione…

  • [1] Sl 12,6; 34,7.18; 69,34; 102,18;
  • [2] Lv 25,25
  • [3] Nm 35,19.21; Gen 4,15; 9,6; Dt 19,12; 2 Sam 14,11
  • [4] Lv 25,23-25; Rt 4
  • [5] Is 63,16; 64,7; Dt 1,31; 32,6
  • [6] Is 41,14; 47,4; Ger 50,34; Sl 19,15; 72,12-14
  • [7] Lc 16,19-31
  • [8] Lc 16,21
  • [9] Lc 16,27-28
  • [10] Lc 16,21
  • [11] Miglietta C., Condividere per amore. La chiamata dei cristiani alla povertà, Gribaudi, Milano, 2003, pg. 42-46
  • [12] Dupont J., in A.B.I., Evangelizzare pauperibus, Atti della XXIV settimana biblica, Paideia, Brescia, 1978, pg. 171: nostra traduzione dal francese
  • [13] Pr 14,31; 1 Gv 4,20-21
  • [14] Is 1,10-17; 58,3-10; Am 5,21-24; Os 6,6; Mi 6,6-8; Sir 35,1-3; Eb 13,16; Gc 1,27
  • [15] Milani L., Lettere alla mamma 1943-1967, Mondadori, Milano 1967, pg. 324.
  • [16] Farinella P., Domenica XV Tempo Ordinario, C, 15 luglio 2007, http://paolofarinella.wordpress.com/

Carlo Miglietta