Commento alle letture di domenica 27 Ottobre 2019 per ragazzi e bambini – Missio Ragazzi

3172

Gesù oggi ci racconta una parabola, una storia che ci aiuta a capire un po’ di più chi è Lui e chi siamo noi: diciamo sempre che la fede è una relazione di amicizia e dialogo con Lui, cosa c’è di meglio quindi di una storia che ci aiuta a conoscerci?I protagonisti sono due: un fariseo e un pubblicano.

E chi sono? I farisei erano alcuni degli uomini più importanti in Israele: sapienti, osservatori di tutte le leggi e di tutti gli obblighi, considerati da tutti dei punti di riferimento in quanto, all’apparenza, erano molto bravi e precisi, impeccabili. I pubblicani invece, erano ebrei che durante l’occupazione dei Romani riscuotevano le loro opprimenti tasse dagli altri ebrei, ed erano quindi considerati dei traditori del proprio popolo, della propria patriae quindi del proprio credo soltanto per denaro: per questo erano messi da parte e considerati come i peccatori peggiori.

SCARICA L’IMMAGINE DA COLORARE

Ecco quindi la scena: il fariseo prega in piedi, ai primi posti, in modo formalmente corretto, parla di quanto è bravo perché fa tuttoquello che la legge gli chiede di fare, ma soprattutto ringrazia Dio perché non è un peccatore come il pubblicano inginocchiato in fondo, giudicando una persona che non conosce. Quante volte ci capita di fare confronti con gli altri? Magari abbiamo un compagno di classe che a volte non si comporta bene, o un fratello, o un amico, che magari dicono parolacce e non fanno mai i compiti; noi che invece pensiamo di essere sempre educati e di fare tutto quello che i grandi ci chiedono, diciamo “io sono più bravo di lui”, e magari lo rimproveriamo pure, come se noi fossimo perfetti e gli altri solo persone che devono imparare da noi.

In queste situazioni non ci fermiamo invece a pensare a quello che facciamo noi, ai nostri errori, alle nostre imprecisioni: magari anche noi una volta abbiamo disobbedito ai genitori o agli insegnanti e abbiamo trattato male i nostri amici! Nessuno è perfetto, neanche noi. Ma la bella notizia è proprio questa! Dio non guarda semplicemente alle cose che fai, ma guarda al cuore, e sa perdonare anche gli errori più gravi. Il pubblicano, nonostante i suoi errori, sa che a Dio può sempre chiedere perdono, e spera solamente proprio di essere perdonato! Il pubblicano conosce se stesso, i suoi errori, i suoi difetti, ma conosce anche Dio, sa che può perdonarlo: è veramente in relazione di amicizia con Dio! Il fariseo invece no, oltre a non conoscere se stesso, non conosce veramente neanche Dio, altrimenti saprebbe che Dio perdona tutti: il vero peccatore alla fine è lui, che non viene “giustificato”, non viene perdonato, perché non conoscendo i suoi errori non può neanche chiedere perdono.  

Gesù termina la sua storia dicendo “chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato”: che vuol dire allora, che Dio quando ci consideriamo migliori ci punisce? Visto quello che abbiamo letto non è possibile! Allora capiamo bene il significato delle parole. La parola “umiltà” deriva da “humus” che vuol dire terra: chi è “umile”, chi si “umilia”, è colui che rimane con i piedi per terra, nella realtà, colui che conosce se stesso per quello che è, nei suoi pregi e nei suoi difetti. La parola “esaltare” invece vuol dire mettere in alto, in evidenza, ed “esaltarsi” vuol dire mettersi in evidenza da soli, entrare in un confronto con gli altri e ritenersi migliore.

Chi fa così, prima o poi, si renderà conto che il confronto è sbagliato, è inutile, e che “sarà umiliato”, ovvero sarà riportato, dai fatti e dalla realtà, con i piedi per terra. Chi già si conosce invece, chi sta con i piedi per terra, potrà essere “esaltato”, non da se stesso, ma da Dio: perché quando sai chi sei e chi è Dio, allora sarai davvero suo amico e potrai essere “sollevato”, liberato, semplicemente perché gli sarai vicino.

FONTE: Missio Italia

Letture della
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

La preghiera del povero attraversa le nubi

Dal libro del Siràcide
Sir 35,15b-17.20-22a

 
Il Signore è giudice
e per lui non c’è preferenza di persone.
 
Non è parziale a danno del povero
e ascolta la preghiera dell’oppresso.
Non trascura la supplica dell’orfano,
né la vedova, quando si sfoga nel lamento.
Chi la soccorre è accolto con benevolenza,
la sua preghiera arriva fino alle nubi.
 
La preghiera del povero attraversa le nubi
né si quieta finché non sia arrivata;
non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto
e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito l’equità.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 33 (34)
R. Il povero grida e il Signore lo ascolta.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R.
 
Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.
Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce. R.
 
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia. R.

Seconda Lettura

Mi resta soltanto la corona di giustizia.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2 Tm 4,6-8.16-18

 
Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.
 
Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone.
 
Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio

Vangelo

Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18,9-14

 
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
 
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
 
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
 
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
 
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore