Commento alle letture di domenica 26 Aprile 2020 – p. Benedict Vadakkekara

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La liturgia ci fa vivere il tempo pasquale dei 50 giorni, inaugurato nella veglia pasquale e culminante nella domenica di Pentecoste come un solo giorno di festa, anzi come una grande domenica. Perciò, come si vede sul foglietto della liturgia, si dice Terza domenica di pasqua, invece di Terza domenica dopo pasqua. Le letture indicano quello che la Chiesa continua a fare ogni domenica, radunata attorno alla mensa della Parola e del pane spezzato.

Anche per noi, oggi, il Risorto si fa compagno di viaggio, apre il tesoro delle Scritture di cui egli stesso è il compimento e spezza il pane eucaristico. Mentre le donne annunciano la resurrezione di Gesù due dei discepoli, scappano dal loro discepolato, hanno la sensazione di aver sbagliato tutto, vivono l’esperienza del fallimento. Eppure, sono due che avevano ascoltato dalle donne l’annuncio che il Signore era vivo.

Mentre sono in cammino verso Emmaus, avvolti da un senso di tristezza, Gesù risorto che, nelle sembianze del compagno di viaggio, si unisce ai loro passi e apre loro le Scritture spiegandone il senso salvifico. Il racconto dei due non è altro che la descrizione degli avvenimenti a cui tutti spesso assistiamo. È il racconto delle vicende umane di sempre: i giusti vengono uccisi e gli uccisori rimangono impuniti, come sempre quando il potere, non riuscendo a vincere, giunge a sopprimere l’oppositore pensando così di ricondurre la storia su binari voluti.

Invece, per il Signore la storia è fatta da coloro che sono stati uccisi, dai morti, che però vivono ancora. Dio sa volgere ogni situazione al bene e all’amore. Dio si fa presente all’uomo nel momento più oscuro, ma che è anche il momento più giusto. Il cammino dei due di Emmaus è forse il cammino di tanti tra noi; è un cammino di gente delusa, che percorrono la strada con una segreta povertà nel cuore. I tempi di Dio non sono i nostri tempi, l’uomo non ha la pazienza di attendere. I due di Emmaus avevano aspettato per tre giorni che a loro erano sembrati un’eternità. Si erano stancati di aspettare i ritmi di Dio.

E il Signore li raggiunge nella loro fuga verso il passato e impegna il pomeriggio del giorno di pasqua a sentire i loro rimproveri e a sostenere la loro delusione. Disse loro: stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò hanno detto i profeti! Finalmente il loro cuore ricominciò a scaldarsi, ad ardere e a riempirsi di amore mentre apprendevano il senso delle Scritture e il senso della storia che avevano raccontato. La strada di Emmaus diventa allora il riposo e la gioia di un incontro che ormai si credeva d’aver perduto per sempre. La strada di Emmaus diventa così la strada di Dio perché trasformata dalla presenza di Gesù.

È anche la strada di tutti perché è la strada di Dio, che rincorre ognuno dei suoi figli e riaccende la speranza.

Amen.

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