Commento alle letture di domenica 23 Dicembre 2018 – Missionari della Via

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Il commento alle letture di domenica 23 Dicembre 2018 a cura dei Missionari della Via.

Eccoci ormai prossimi al Natale. Nel Vangelo contempliamo la gioia che nasce dall’aprire il cuore a Gesù e alla Sua Parola. Maria ha appena detto di sì alla proposta di Dio e ha concepito Gesù, è nata in lei una vita nuova, impossibile con le sole forze umane.

Ecco, quando Dio entra nel nostro cuore, fa nascere una nuova vita in noi; nasce la gioia dove prima era solo tristezza, la luce dove prima era tutto buio, vediamo il senso delle cose dove prima non ci capivamo nulla.

Maria dopo essersi aperta a Dio, si apre agli altri: si alza (è il verbo della risurrezione) e parte in fretta verso la cugina Elisabetta: meglio ancora sarebbe dire con zelo, con premura, con entusiasmo; ha il profondo desiderio di condividere con lei le meraviglie del Signore. Maria è una donna gioiosa, gravida, piena di vita; ha Gesù nel cuore e per questo non può starsene lì ad aspettare che gli altri vadano da lei, ma è lei che va, che esce, che si mette in cammino verso la cugina: ma che bello questo!

Noi spesso ci ripieghiamo su noi stessi, ci piangiamo addosso, aspettiamo che gli altri ci vengano incontro: me misero, me tapino… tutte a me… e a volte ci fa pure comodo fare le vittime, ci dà un ruolo, ci fa sentire “poverini!”. Spesso siamo mosci, pigri, facciamo le nostre cose senza cura, senza impegno o accompagnate con degli sbuffi degni dell’Etna!

O peggio ancora, riduciamo la vita cristiana al non fare niente di male, come se per essere buoni cristiani bastasse non peccare. Quanti si confessano male (o non si confessano proprio), dicendo: ma io che ho fatto di male? Ma se così fosse, come diceva simpaticamente un biblista, anche la sedia e il tavolo sarebbero ottimi cristiani, persino meglio di noi, dato che loro, a differenza nostra, non hanno mai fatto niente di male! Ma la vita cristiana non è solo non fare il male, ma soprattutto è fare il bene!

Essere cristiani significa aver incontrato l’Amore in persona, avergli aperto il cuore, essere inabitati dallo Spirito di Dio che è vita, amore, libertà: non possiamo passare la vita giocando in difesa. Noi spesso riduciamo la fede all’osservanza di quattro regole così da sentirci a posto; certo, le regole ci sono e ci vogliono, ma se ben ci pensiamo, l’unica “regola” di Dio è la carità, esplicitata nei dieci comandamenti e nelle parole di Gesù. Cioè noi esistiamo per fare cose belle, per essere pieni di voglia di vivere, di donarci, di amare nella verità, di essere propositivi.

Dio scommette su di noi: per incarnarsi ha avuto bisogno del sì di Maria e di Giuseppe, e continua a voler avere bisogno di ognuno di noi per operare nel mondo! Ognuno di noi è in un certo modo la mano di Dio; la casalinga, l’ammalato, il carpentiere, il dottore, lo studente… tutti! Se diciamo di sì al bene, facendo con impegno il nostro dovere, se offriamo con amore le nostre sofferenze, ecco che nasce in noi la gioia, e attraverso di noi, Dio potrà agire, consolare, parlare, curare…

Ma da dove nasce questa gioia grande e contagiosa, capace di far sussultare l’anziana Elisabetta e il bambino che reca in grembo? Lo dice la stessa Elisabetta: beata cioè felice colei che ha creduto nell’adempimento delle Parole del Signore. La gioia di Maria nasce dalla sua fede, dall’aver creduto alle promesse di Dio, che Dio è capace di far sorgere la vita dove non c’è, di venire ad abitare dentro di lei e di agire in lei, perché Dio è il Dio dell’impossibile!

Ecco dove nasce la gioia: dall’aprirsi a Dio (con la fede) e agli altri (con la carità), mettendo in pratica le parole del Santo Vangelo. Tutti noi abbiamo ricevuto delle promesse da Dio, delle promesse di vita, di felicità che Lui oggi vuole realizzare e che ciascuno nel suo cuore desidera: nella misura in cui gli crediamo, entra in noi il Suo Spirito che ci da vita, ed ecco la gioia! Beato dunque chi ha fede, chi scommette su Gesù, chi si fida di Lui e crede che Lui fa nuove tutte le cose, che vale la pena di amare, di impegnarsi nel proprio dovere, di donarsi senza riserve, perché nella sua carne viva Gesù e attraverso di Lui operi nel mondo. Apriamoci alla gioia contagiosa del Natale!

Preghiamo la Parola

Vieni Signore Gesù! Vogliamo imparare da Maria a fidarci di te, ad aprirci agli altri e a donarci senza riserve, perché è davvero beato chi vive e crede nel tuo Amore!

VERITA’: Vita interiore e sacramenti

Beata colei che ha creduto. Ecco da dove nasce l’effervescente vitalità di Maria: dal credere alle Parole di Dio, dal metterle in pratica. Chiediamoci: ma io ci credo davvero? Credo che è nel progetto che Dio ha per me che c’è la mia felicità? Cerco di custodire e vivere le Parole del santo Vangelo?

CARITA’: Testimonianza di vita

In Maria si vede la gioia di poter stare con qualcuno, per condividere la fede: la fede si comunica, si racconta! Quante “Elisabette” anche oggi attendono una nostra visita: anziani, ammalati, coppie in crisi… «L’uomo –dice Benedetto XVIha bisogno del nutrimento del corpo, ma nel più profondo ha bisogno soprattutto della Parola dell’amore, di Dio stesso». Noi siamo chiamati ad uscire, ad andargli incontro, a stanarli, scommettendo sulla bellezza che c’è in loro! Per questo Natale, a chi posso andare più incontro?