Commento alle letture di domenica 21 Giugno 2020 – p. Benedict Vadakkekara

165

In questo brano evangelico odierno, Gesù ci suggerisce alcune massime che illuminano il significato della sequela. Il cristiano – dice Gesù – è un testimone della verità: Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. In un altro passo, Gesù paragona la verità  e il bene alla luce; e il peccato e la menzogna alle tenebre. La luce disturba che vuole nascondersi o tenere a nascoste le sue azioni.

Proclamare le esigenze evangeliche dell’amore, della giustizia, della fraternità può lasciare    indifferenti solo se ci si limita ad enunciazioni astratte. Quando si va al concreto e si chiamano le cose col loro vero nome, allora la verità diventa scomoda: può compromettere i propri rapporti di lavoro, la propria carriera… La paura, in questi casi, sarebbe, già un inizio di cedimento. La paura blocca: ha il potere di tarpare le ali ai più grandi ideali. Per questo Gesù invita ripetutamente i suoi: Non temete… non abbiate paura. Perché?

Innanzitutto, perché i veri discepoli valgono molto di più di tante piccole cose come i passeri o i cappelli, che pure sono oggetto dell’interesse di Dio Padre. In secondo luogo, perché nessun uomo, per quanto potente, ha il potere di privarli della vita nuova che hanno ricevuto dalla Parola di Dio. In terzo luogo, perché, nonostante tutte le difficoltà, il regno di Dio è destinato comunque a crescere fino a giungere al suo compimento.

Se nessuna forza umana lo può arrestare, non dobbiamo temere, non dobbiamo avere paura di nulla. L’alternativa cristiana al prepotere della paura si chiama fiducia in Dio: siamo nelle sue mani, nelle mani di un Dio che ci ama come suoi figli. Il profeta Geremia attraversa questa esperienza profonda di ogni uomo: Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere; arrossiranno perché non avranno successo, sarà una vergogna eterna e incancellabile.

Il profeta, annunciando una parola che spesso è d giudizio e di condanna, incontra necessariamente l’ostilità del mondo; ma non per questo viene meno la sua fiducia in Dio. Se il Vangelo è una forza di contestazione del male in tutte le sue forme, la Chiesa non può evitare la porta stretta della croce, l’unica che conduce alla risurrezione. Gesù non riserva ai suoi particolare privilegi ma nemmeno più raffinate afflizioni.

Offre semplicemente se stesso come modello di vita, e dona l’onore e la forza di seguirlo nel suo cammino misterioso di morte e di vita. San Paolo dice nella seconda lettura odierna: Se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.

Amen.

Fonte