Commento alle letture di domenica 16 Giugno 2019 – p. Samuele Duranti

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Il commento alle letture di domenica 16 Giugno 2019 a cura di p. Samuele Duranti, sacerdote cappuccino.

La Trinità: uno specchio per la famiglia e la società

Padre-Figlio-Spirito Santo. Uno per Uno, per Uno, per Uno, Unità nella Trinità. Mistero, che non vuol dire: muro contro il quale si batte il capo, ma abisso di luce infinita, che abbaglia. È proprio dell’intelligenza umana riconoscere che ci sono realtà che la trascendono. Conosciamo questo mistero bellissimo tramite la Rivelazione. Già nell’annuncio a Maria, l’angelo Gabriele, inviato da Dio Padre, parla del Figlio di Dio, concepito da Maria per opera dello Spirito Santo. Nel battesimo presso il fiume Giordano, avviene una manifestazione «visualizzata» della Trinità: il Padre chiama Gesù suo figlio, lo Spirito Santo, in forma corporea – di colomba – scende e si posa su di Lui.

Nell’ultima cena, Gesù parla ripetutamente del Padre e dello Spirito Santo. Il Padre ha mandato il Figlio; lo Spirito Santo, che procede dal Padre e dal Figlio, è mandato da ambedue. Mistero di amore. L’amore non può limitarsi ad amare se stesso, questo non è amore, ma egoismo; l’amore tende, invece, a donarsi. Dio è vita e la vita tende a comunicarsi. Dio è bene, tutto bene, il sommo bene – dice San Francesco – e il bene tende a diffondersi. Anche la ragione intuisce la Trinità, argomentando che Dio è Amore, è Vita, è Bene. È, cioè è fonte/scaturigine di amore, di vita, di bene. Sant’Agostino ci ha consumato venti anni per approfondire questo mistero!

L’uomo è fatto ad immagine di Dio, c’è dunque in lui la somiglianza di Dio. E scriveva Agostino: il nostro spirito è, conosce e ama. Sa di essere, di conoscere e di amare; ama di essere, di conoscere e amare. Intelletto, memoria e volontà: tre facoltà e una vita sola, una mente sola, un’essenza sola. Sono tre prerogative divine, diverse nell’uomo, che nella Trinità, e però «c’è una somiglianza dissimile». Ma penso non sia il caso di disquisire oltre. Dante, intelligente, appena ficca lo sguardo nella Trinità scrive: «All’alta fantasia qui mancò possa». E subito termina la cantica del Paradiso.

Conviene piuttosto fare qualche considerazione pratica, perché il mistero non sembri qualcosa di astruso, estraneo alla nostra vita concreta. A specchio della Trinità, guardiamo il nostro io: memoria, intelletto e volontà. Ci sia unità per pensare, desiderare, volere in armonia, nelle scelte della vita umana e cristiana.

A specchio della Trinità, guardiamo alla famiglia: ciascuna degna dello stesso rispetto, cura e attenzione. Distinte: ciascuna con le sue doti e capacità. A specchio della Trinità, guardiamo alla società: anche qui ci sono persone uguali, con gli stessi diritti e doveri; uguali nella dignità di persone. Un ricco non vale più di un povero; un sano non vale più di un malato; un adulto non vale più di un bambino; ed anche una vita appena concepita ha lo stesso, identico valore di una vita che si spenge. Ha valore divino! Se contempliamo la Trinità in quest’ottica, ci accorgiamo che non è un bisticcio di parole, ma un mistero fascinoso; non estraneo, anzi, è una rivelazione superna, che incide sul nostro modo di essere, di pensare, di vivere, di amare.

Piace concludere con alcune espressioni tratte dall’ultima pagina del «De Trinitate» di Sant’Agostino; è una preghiera rivolta alla Trinità santissima: «Signore mio Dio, mia unica speranza, esaudiscimi e fa’ sì che non cessi di cercarti per stanchezza, ma cerchi sempre la tua faccia con ardore. Dammi Tu la forza di cercare, Tu che hai fatto sì di essere trovato e mi hai dato la speranza di trovarti con una conoscenza sempre più perfetta. Fa’ che mi ricordi di Te, che comprenda Te, che ami Te. Aumenta in me questi doni, fino a quando tu mi abbia riformato interamente».

Fonte

p. Samuele Duranti, sacerdote cappuccino.
Vice parroco e assistente dell’Ordine Francescano Secolare.
Dati aggiornati al 04/05/2019

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