Commento alle letture del 6 settembre 2015 – Card. Silvano Piovanelli

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Il commento alle letture di domenica 6 settembre 2015 a cura del Cardinal Silvano Piovanelli –

XXIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

ISAIA

Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi”. Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso sorgenti d’acqua.

PAROLA DI DIO

[ads2]Il ritorno a Gerusalemme è il sogno degli ebrei in esilio a Babilonia. Un sogno reso certezza dalle parole del profeta: “ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa … sarà una via che il suo popolo potrà percorrere” (Is 35,8). Gli esuli ebrei provenienti da Babilonia camminano verso Sion con giubilo, come i loro padri nel primo esodo dall’Egitto, come i pellegrini che salgono a Gerusalemme in occasione del pellegrinaggio annuale al tempio. Una doppia fila di immagini antitetiche cantano la meraviglia del cambiamento: si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi … lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. Alla terra bruciata e al suolo riarso si opporranno le sorgenti di acqua e una palude.

Il salmo 145 ci mette nel cuore la stessa gioiosa certezza: “Il Signore è fedele per sempre, / rende giustizia agli oppressi,     /   dà il pane agli affamati,   /   il Signore libera i prigionieri ”.

Possiamo ripetere a noi stessi e a tutti gli smarriti di cuore: “Coraggio! Non temete. Ecco il vostro Dio viene a salvarvi!”.

Nessuno si dia per vinto, mai, Signore,
anche se sperare è ancor più difficile di credere:
mai che una pagina delle tue Scritture,
per quanto sia tragica, finisca senza speranza:
tu sei un Dio che non tradisce l’uomo,
chiunque egli sia, pure se malvagio:
tu ci ami anche nel nostro peccato:
Signore, dai un segno a quanti più disperano
che tu sei sempre con loro,
magari a piangere insieme. Amen.
(P. David M. Turoldo)

GIACOMO

Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo,Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali.

Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: “Tu siediti qui, comodamente”, e al povero dite: “Tu mèttiti là, in piedi”, oppure: “Siediti qui ai piedi del mio sgabello”, non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi?

Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano?

PAROLA DI DIO

Il ricco commette ingiustizia e per di più grida forte; il povero subisce ingiustizia e per di più deve scusarsi” (Sir 13,3). È la costatazione amara di un pio israelita del II secolo a.C., ed è anche quello che ognuno di noi può verificare nella vita di tutti i giorni.

Ma questa discriminazione fra ricchi e poveri, spesso accettata normalmente nella società, esiste anche nella comunità cristiana?

L’apostolo Giacomo ci dice che è scandaloso che una comunità cristiana mescoli a favoritismi personali la propria fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria.

L’apostolo Paolo scriveva ai Romani (2,11): ”Presso Dio non c’è parzialità” e metteva sullo stesso piano addirittura Giudei e Gentili. Se presso Dio c’è un privilegio,  è proprio riservato ai poveri, ai deboli, a chi non è nulla (1Cor 1,27-28) e questa parzialità è il sommo della vera imparzialità.

Per poveri la Bibbia non intende solo chi è privo di denaro, ma anche tutti coloro che nella vita sono meno favoriti, coloro che, per qualunque ragione, rischiano o soffrono l’emarginazione. È a costoro che la comunità cristiana deve prestare maggiore attenzione, mostrando che i suoi criteri di giudizio sono ben diversi da quelli del mondo.

Per far riflettere quanto è anti-evangelico il comportamento di una comunità cristiana che discrimina in base alle posizioni sociali, in piena opposizione all’insegnamento e all’esempio del Cristo, Giacomo propone un testo semplicissimo: ripensino, questi cristiani, a come accolgono quelli che si presentano alle loro assemblee: dovranno ammettere che quel che conta per loro è la facciata (anello al dito, vestito splendidamente).

Queste macroscopiche discriminazioni nelle nostre chiese sono scomparse e si percepisce, anche per una crescita generale di consapevolezza civica, la incompatibilità di simili atteggiamenti nella comunità cristiana e segnatamente nella celebrazione eucaristica.

Ma quando riusciremo a dare il loro vero posto alle persone semplici, ai poveri, agli emarginati ?

Sono questi i veri ricchi, perché Dio ha scelto i poveri del mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano.

Beati, o poveri, o primi eredi
che avete il cuore ben oltre le cose,
almeno in chiesa sentitevi principi.
Beati quanti vivete nel pianto:
le vostre lacrime riempiono i calici,
per far con lui una sola passione. Amen.
(P.David M. Turoldo)

MARCO

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano, lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà”, cioè “Apriti ! ”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!”.

PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di Marco ci presenta Gesù che guarisce un sordomuto o, più esattamente, un sordo che parla a fatica, che si esprime in modo disarticolato e incomprensibile.

Per il profeta Isaia (35,5-6), sordo-balbuziente è il popolo d’Israele; ma il malato presentato a Gesù, essendo un pagano, rappresenta ogni uomo che non ha incontrato Cristo e quindi non ha ascoltato il suo Vangelo e insieme ogni uomo duro d’orecchi rispetto alla parola di Dio e perciò anche incapace di una vera risposta.

Siamo in pieno territorio della Decàpoli. Gesù si muove dunque in una terra pagana e questo dice con chiarezza che Gesù apre il campo della rivelazione a tutta l’umanità ed è presente proprio anche là dove lo immaginiamo assente.

Il Signore Gesù, il Salvatore degli uomini, è presente in tutte le “terre dissacrate”, in tutte le “situazioni bruciate dal peccato”. Egli è presente anche in quella parte di noi stessi che è ancora pagana: è presente in quella Decàpoli che tutti ancora abbiamo nel cuore.

Gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. Il sordomuto è condotto a Gesù dagli altri e sono gli altri a pregare per lui. Quanto è importante che ognuno di noi si faccia carico dei bisogni degli altri e diventi la mano che conduce e la voce che implora ! E come dobbiamo ringraziare per i fratelli e le sorelle, che ci conducono a Cristo e pregano per noi!

E portandolo in disparte, lontano dalla folla. Gesù non opera miracoli-spettacolo, per questo prende il sordomuto da parte, lontano dalla folla, e realizza la difficile mediazione fra discrezione (contro ogni mondana pubblicità e ogni forma di propaganda) e l’offerta di un aiuto efficace.

Gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua. I due contatti fisici (orecchi e lingua) formano l’introduzione per uno sguardo al Padre (ogni miracolo che Gesù compie è un’azione del Padre attraverso di lui): guardando verso il cielo emise un sospiro: questo sospiro suggerisce una interna pienezza di Spirito Santo.

E disse: “Effatà”, cioè “ Àpriti”. Una parola, che non è semplicemente segno per la guarigione fisica, ma è operazione di grazia, segno e promessa di grazia per Israele e per l’umanità. Il gesto di toccare gli orecchi con un po’ di saliva e soprattutto la famosa parola aramaica “Effatà vengono ripetuti ad ogni battesimo. Così ogni creatura umana, chiusa in se stessa, si apre e riprende il dialogo col suo Dio,nella stupenda certezza che il suo aprirsi è dilatare il cuore nella gioia non tanto semplicemente di essere chiamato“figlio”, ma di essere realmente tale.

E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. Sant’Efrem commenta: “Il sordomuto guarito dal Cristo sentì le sue dita di carne toccargli le orecchie e la lingua. Ma quando la sua lingua si sciolse e le sue orecchie si aprirono, attraverso quelle dita accessibili ai suoi sensi, egli raggiunse la divinità inaccessibile. Lo stesso artefice del suo corpo era venuto a lui; l’aveva trovato sordo, e con voce dolce, senza il minimo dolore, gli aveva aperto le orecchie; e subito dalla sua gola occlusa, incapace di far passare la voce, era sgorgata la lode di colui che con una parola l’aveva guarito”.

E comandò loro di non dirlo a nessuno. La finale del racconto evangelico evoca ancora una volta il cosiddetto ”segreto messianico”. Esso ha la funzione di evitare entusiasmi e fraintendimenti messianici e conduce il discepolo a cogliere progressivamente il mistero profondo che si nasconde proprio in questo uomo strano che è Gesù di Nazareth. Lo scopo è, dunque, che il segreto si liberi progressivamente, via via che gli occhi del fedele si aprono sulla vera realtà di Cristo.

Il “segreto” è destinato a sfociare nella “proclamazione” che si concretizza nelle parole che, pieni di stupore, tutti ripetono: “Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti ! “. Una proclamazione ancora imperfetta e provvisoria, ma che anticipa la professione di fede piena e definitiva della comunità cristiana impersonata dal centurione ai piedi della croce: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio” (Mc 15,39).

O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo,
guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione,
perché a tutti i credenti in Cristo sia data la vera libertà e l’eredità eterna.
O Padre, che scegli i piccoli e i poveri per farli ricchi nella fede ed eredi del tuo regno,
aiutaci a dire la tua parola di coraggio a tutti gli smarriti di cuore, perché si sciolgano le loro lingue
e tanta umanità malata, incapace perfino di pregarti, canti con noi le tue meraviglie.

Se gli Ebrei illuminavano il loro cammino storico con la certezza luminosa del salmo 45 [“Il Signore è fedele per sempre, / rende giustizia agli oppressi, / dà il pane agli affamati, / il Signore libera i prigionieri ”] come dovrebbe essere alto e profondo il canto della nostra speranza, dal momento che possiamo contemplare l’adempimento di ogni parola in Gesù, il quale precede e accompagna il nostro cammino, il quale anzi si fa strada sicura del nostro cammino verso la patria del cielo!

Anche per la crescita generale della consapevolezza della dignità dell’uomo e di ogni uomo, oggi vengono condannate, si potrebbe dire da tutti, quelle macroscopiche discriminazioni di cui scrive l’apostolo Giacomo.

Ma tu sei veramente immune da favoritismi personali ? la differenza di censo, di educazione, di posizione sociale non influiscono sul tuo comportamento ?

La fede ti aiuta a riconoscere la presenza del Signore nelle persone semplici, nei poveri, negli emarginati ?

Non è forse vero che in ciascuno di noi c’è un po’ di Decàpoli, cioè qualche dimensione della nostra vita intellettuale, volitiva, affettiva, sensitiva, materiale, che è un po’ pagana?

Prega, perché Gesù vi entri con la forza del suo amore e la luce della sua verità.

Ognuno di noi ha sicuramente da ringraziare per qualcuno che lo ha portato ad incontrare Gesù, conoscere meglio la sua Parola, accorgersi del Suo amore. Perché non farne memoria gratissima e non contraccambiare con la preghiera?

Quante persone, a cominciare da tua madre, hanno pregato per te, perché Gesù ti imponesse la sua santa mano e ti aiutasse a superare le difficoltà, a scoprire la tua strada, a realizzare in positivo per tutti la tua vita?    

Conosci un sordomuto? qualcuno che è pigro o lento o chiuso alla Parola di Dio? qualcuno che non dice questa Parola con la bocca e la testimonianza della vita, anche se è genitore, insegnante, consacrato, prete?

Se lo conosci, perché non lo porti a Gesù nella tua preghiera? Perché, offrendo qualche fatica, qualche croce, tu non gridi “Effatà”, Àpriti” ?

Il deciso comando di Gesù di non raccontare il miracolo [ comandò loro di non dirlo a nessuno ] ha come scopo di evitare fraintendimenti e facili entusiasmi e aiutare l’apertura progressiva alla realtà vera del Cristo.

Anche oggi, di norma, la crescita nella fede è progressiva e, come nella vita fisica, la fede cresce e matura lentamente, quasi impercettibilmente.

Il riconoscimento e la proclamazione dei doni che Dio fa alla nostra vita non soltanto accende la gioia del nostro cuore, ma apre la nostra vita a ricchezze ancora più grandi e inimmaginabili.