Commento al Vangelo di sabato 6 gennaio 2018 – Comunità Monastica Ss. Trinità

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Epifania del Signore

La solennità della nascita del Signore Gesù e quella della Epifania sono due misteri profondamente legati, tanto che anticamente non erano separati nella celebrazione liturgica. Sono la rivelazione dell’unico mistero del Figlio di Dio che viene tra gli uomini portando loro la luce; se il Natale sottolinea maggiormente la manifestazione del Figlio di Dio nella sua nascita nella carne, l’Epifania mette in risalto la dimensione universale di questo evento salvifico. Ma ambedue le feste sono rivelazione dell’unico mistero di Dio che assume la nostra umanità per salvarla (e nella tradizione orientale la festa della Epifania è chiamata appunto Teofania, manifestazione di Dio).

Nella tradizione liturgica occidentale, in questo giorno è stato progressivamente privilegiato il tema della universalità della chiamata alla salvezza, aspetto sottolineato sia con la scelta del testo di Isaia (il pellegrinaggio dei popoli verso Gerusalemme) sia soprattutto con il racconto dei Magi, saggi pagani che intraprendono un lungo viaggio per adorare il re dei Giudei. E su quest’ultima narrazione, tramandataci solo dall’evangelista Matteo, soffermiamo la nostra attenzione.

Il racconto della venuta dei Magi a Gerusalemme e a Betlemme è costruito da Matteo sulla base di due linee interpretative che si intersecano e formano la trama interiore della narrazione. La prima è strettamente legata al ricco sottofondo biblico, fatto di allusioni, testi, immagini (si pensi alla portata simbolica della stella, come allusione a Nm 24,7, oppure al riferimento al testo di Is 60), a cui Matteo fa continuamente riferimento. La secondo linea interpretativa orienta a leggere i racconti dell’infanzia, all’interno del vangelo di Matteo, come una sorta di prologo all’intero racconto, capace di lasciarci intravedere i temi che in seguito saranno sviluppati. E in questa prospettiva la narrazione dei Magi acquista una luce sorprendentemente ‘pasquale’, in quanto preannuncia il dramma del destino del Messia di Betlemme, crocifisso a Gerusalemme, risorto e costituito Signore (kyrios) di tutti i popoli, adorato quale Figlio di Dio dalla comunità cristiana, popolo dell’alleanza aperto al mondo dei lontani (e in Mt 27,54, sarà proprio un pagano, il centurione, a proclamare il crocifisso quale Figlio di Dio).

Potremmo cogliere il centro dinamico del racconto nella domanda iniziale che i saggi venuti dall’oriente pongono ad Erode e ai capi del popolo: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?» (v. 2). Questo interrogativo supera il contesto preciso della ricerca dei Magi e assume un contenuto teologico più ampio che potrebbe essere formulato così: da dove viene il Messia? Nella sua narrazione, Matteo offre una risposta articolata a questo interrogativo: dalla domanda iniziale formulata dai Magi, passando attraverso una rilettura dei testi biblici (con la quale viene sottolineata la necessaria mediazione della Scrittura) e oscillando tra due luoghi simbolici (Gerusalemme e Betlemme), si giunge a una rivelazione del volto stesso di Dio nel suo progetto di salvezza per tutta l’umanità. Il filo conduttore di questa progressiva manifestazione è offerto, d’altra parte, dalla affascinante ricerca dei Magi, dal loro cammino misterioso sotto il segno di una ‘stella’, cammino ritmato dai tre verbi, vedere — venire — adorare, che sono la forza interiore della loro ricerca: «abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo» (v. 2). In contrasto con la verità e la gioia della ricerca dei Magi, viene sottolineata la reazione inaspettata e carica di paura di Erode e dell’intera città di Gerusalemme e il passaggio dal turbamento a una ricerca piena di ambiguità. Erode incarna così una ricerca falsa che ha come presupposto la chiusura e l’incredulità, la paura e il turbamento. L’avvertimento suona chiaro: non basta possedere la Scrittura se non c’è un cuore aperto alla ricerca e alla rivelazione della regalità del Messia.

La ricerca dei Magi, a cui la stella apparsa all’inizio diventa guida e conferma di ciò che le Scritture attestano, si conclude nella gioia e nella adorazione. È la gioia che sgorga dalla consapevolezza che il faticoso cammino di ricerca ha un reale fondamento nella fedeltà di Dio; è la gioia del compimento, della meta raggiunta; è la gioia messianica della presenza di Dio che fortemente contrasta con il turbamento di chi non sa gioire dell’approssimarsi della visita di Dio. E questa gioia si trasforma in adorazione, appena «videro il bambino con Maria sua madre» (v. 11). E mediante l’offerta dei doni, questa adorazione esprime il riconoscimento del potere di questo re e bambino.

Come nota J. Goldstain, la storia dei Magi «è la nostra storia; è la storia del credente che risponde alla chiamata di Dio che gli giunge in mezzo alla confusione di questo mondo e che, nonostante le notti dello Spirito che deve attraversare, persevera nel suo cammino. Dio spesso si nasconde e raramente si svela a quelli che vuole chiamare al suo servizio, giusto quel tanto per spingerli a un primo passo che dovranno proseguire, come i Magi, nella oscurità, nella fedeltà e nella fede, fino all’incontro faccia a faccia». I Magi sono davvero l’icona dell’uomo che cerca, dell’uomo che è inquieto, come direbbe s. Agostino, finché il suo cuore non trova riposo in Dio. In questi Magi che fanno del viaggio il senso della loro vita trova voce ogni uomo che desidera conoscere e incontrare il volto di Dio e nella avventura di questi uomini, nel modo con cui percorrono una via, nelle domande che essi sanno porre, nei poveri segni che hanno a disposizione, nel loro sguardo, ognuno di noi può scoprire un aiuto per il suo cammino di fede. Un cammino che richiede sempre novità, apertura, rischio per vie inaspettate. I Magi, infatti, arrivano per una strada, ma ritornano al loro paese per un’altra. C’è in qualche modo, una strada vecchia, ‘di prima’, che parte dal proprio paese (il luogo dell’origine, della propria storia, delle proprie sicurezze) e conduce a Dio. E c’è una strada nuova (dopo l’incontro) che parte dalla scoperta del volto di Dio e riporta al proprio paese. I Magi saranno tornati nella loro terra con il volto di quel bambino nei loro occhi, ma soprattutto con la consapevolezza che nelle mani di quel bambino ormai tutta la loro vita — e anche la loro faticosa ricerca — era racchiusa, custodita, salvata, pacificata. Veramente i Magi sono per noi dei maestri nella ricerca del volto di Dio.

Fonte: Monastero Dumenza

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DELL‘EPIFANIA

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Epifania – Anno B

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Mc 2, 1-12
Dal Vangelo secondo Marco

1Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». 3All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele». 7Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». 9Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

Fonte: LaSacraBibbia.net

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