Commento al Vangelo per domenica 31 Maggio 2020 – p. Raniero Cantalamessa

474

La potenza dall’alto

A tutti è capitato di osservare qualche volta questa scena. Un’auto è in panne; dentro l’autista che guida e dietro una o due persone che spingono faticosamente, cercando di imprimere all’auto la velocità necessaria per partire, ma niente. Ci si ferma, si asciuga il sudore, e ci si rimette a spingere…Poi improvvisamente, un rumore, il motore si mette in moto, l’auto va, e quelli che spingevano si rialzano con un sospiro di sollievo.

È un’immagine di ciò che avviene nella vita cristiana. Si va avanti a forze di spinte, con fatica, senza grandi progressi. E pensare che abbiamo a disposizione un motore potentissimo -“la potenza dall’alto”- che aspetta solo di essere messo in moto. La presente festa di Pentecoste dovrebbe aiutarci a scoprire questo motore e come si fa a metterlo in azione.
Ascoltando le letture odierne si può avere l’impressione di un’apparente contraddizione. Nella prima lettura, tratta dagli Atti degli apostoli, si parla della venuta dello Spirito che ha luogo cinquanta giorni dopo la Pasqua; nel brano evangelico, Giovanni ci presenta Gesù che la sera stessa di Pasqua appare agli apostoli e conferisce loro lo stesso dono dicendo: “Ricevete lo Spirito Santo”.

Ci sono dunque due Pentecoste diverse? In certo senso sì; però i due racconti non si escludono tra di loro, ma si integrano. Corrispondono a due modi diversi di concepire e presentare il ruolo dello Spirito che sono ugualmente validi. Luca, che vede lo Spirito Santo come il principio dell’unità e universalità della Chiesa e come forza per la missione, da rilievo a una manifestazione dello Spirito Santo, quella avvenuta cinquanta giorni dopo Pasqua, in presenza di diversi popoli e lingue. Giovanni, che vede lo Spirito come il principio della vita nuova scaturita dalla morte di Cristo, accentua le primissime manifestazioni di esso che si ebbero il giorno stesso di Pasqua. Possiamo dire che Giovanni ci dice da dove viene lo Spirito: dal costato trafitto del Salvatore; Luca ci dice dove porta lo Spirito: fino ai confini della terra.
Anche i simboli usati per parlare dello Spirito Santo sono diversi nei due casi. La Bibbia ama istruirci sulle realtà più spirituali servendosi dei simboli più materiali ed elementari che esistono in natura e così ha fatto anche per lo Spirito Santo. Due furono, all’origine, i significati della parola ebraica ruach: quello di vento e quello di soffio o respiro. Luca privilegia il simbolo del vento che mette in rilievo la potenza dello Spirito Santo:
“Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano”.

Giovanni conosce anche lui questo simbolo del vento (“Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chi è nato dallo Spirito”: Giovanni 3, 8); privilegia tuttavia, in questo caso, il simbolo dell’alito che richiama ciò che Dio fece alle origini, quando “soffiò” su Adamo un alito di vita:
“Alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo”.

Dopo questo sguardo d’insieme alle letture di oggi, concentriamoci su un punto. Il racconto degli Atti degli Apostoli comincia dicendo: “Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo” (Atti 2, 1). Da queste parole deduciamo che la Pentecoste preesisteva… alla Pentecoste. C’era già, in altre parole, una festa di Pentecoste nel giudaismo e fu durante tale festa che scese lo Spirito Santo. Non si capisce la Pentecoste cristiana, senza tener conto della Pentecoste ebraica che l’ha preparata.

Nell’Antico Testamento sono esistite due interpretazioni fondamentali della festa di Pentecoste. All’inizio era la festa delle sette settimane (cfr. Tobia 2, 1), la festa del raccolto (cfr. Numeri 28, 26 ss), quando si offriva a Dio la primizia del grano (cfr. Esodo 23, 16; Deuteronomio 16, 9). Ma successivamente, certamente al tempo di Gesù, la festa si era arricchita di un nuovo significato: era la festa del conferimento della legge sul monte Sinai e dell’alleanza.
Che significa che lo Spirito Santo viene sulla Chiesa proprio il giorno in cui in Israele si celebrava la festa della Legge e dell’alleanza? La risposta è semplice. È per indicare che lo Spirito Santo è la legge nuova, la legge spirituale che suggella la nuova ed eterna alleanza e che consacra il popolo regale e sacerdotale che è la Chiesa. Una legge scritta non più su tavole di pietra ma su tavole di carne, che sono i cuori degli uomini. È quello che Luca negli Atti vuole inculcare descrivendo volutamente la discesa dello Spirito Santo con i tratti del vento e del fuoco che contrassegnarono la teofania del Sinai.

“Chi non rimarrebbe colpito, scrive sant’Agostino, da questa coincidenza e insieme da questa differenza? Cinquanta giorni si contano dalla celebrazione della Pasqua in Egitto, fino al giorno in cui Mosè ricevette la legge in tavole scritte dal dito di Dio; similmente, compiuti i cinquanta giorni dall’immolazione del vero Agnello che è Cristo, il Dito di Dio, cioè lo Spirito Santo, riempì di sé i fedeli radunati insieme”.

Queste considerazioni fanno sorgere subito una domanda: noi viviamo sotto la legge vecchia o sotto la legge nuova? Compiamo i nostri doveri religiosi per costrizione, per timore e per abitudine, o invece per intima convinzione e quasi per attrazione? Sentiamo Dio come padre o come padrone? Il gruppo di persone che per, primo nel 1967, fece l’esperienza della nuova Pentecoste e diede inizio al Rinnovamento carismatico cattolico, ci aiuta a capire la differenza tra i due modi di vivere la fede. Si tratta di una lettera che uno di essi scrisse subito dopo l’evento a un amico:
“La nostra fede è diventata viva; il nostro credere è diventato una sorta di conoscere. Improvvisamente, il soprannaturale è diventato più reale del naturale. In breve, Gesù è una persona viva per noi. Prova ad aprire il Nuovo Testamento e a leggerlo come se fosse letteralmente vero ora, ogni parola, ogni riga. La preghiera e i sacramenti sono diventati veramente il nostro pane quotidiano, e non delle generiche ‘pie pratiche’. Un amore per le Scritture che io non avrei mai creduto possibile, una trasformazione delle nostre relazioni con gli altri, un bisogno e una forza di testimoniare al di là di ogni aspettativa: tutto ciò è diventato parte della nostra vita. La vita è diventata soffusa di calma, di fiducia, gioia e pace”.
Concludo con una storia che mi pare contenga il succo di tutto quello che abbiamo detto. All’inizio del secolo una famiglia del sud Italia emigra negli Stati Uniti. Portano con sé il vitto per il viaggio, pane e formaggio, non avendo più soldi per pagare il ristorante. Ma col passare dei giorni e delle settimane il pane diventa raffermo e il formaggio ammuffito. Il figlio a un certo punto non ne può più e non fa che piangere. I genitori fanno allora uno sforzo: tirano fuori i pochi spiccioli rimasti e glieli danno per un pasto al ristorante. Il figlio va, mangia e torna dai genitori tutto in lacrime. “Come, abbiamo speso tutto per pagarti un bel pranzo e tu ancora piangi?” “Piango perché ho scoperto che un pranzo al giorno al ristorante era compreso nel prezzo, e noi abbiamo mangiato tutto il tempo pane e formaggio!”.
Molti cristiani fanno la traversata della vita a “pane e formaggio”, senza gioia, senza entusiasmo, quando potrebbero avere ogni giorno, spiritualmente parlando, ogni “ben di Dio”, tutto “compreso nel prezzo” di essere cristiani: la certezza dell’amore di Dio, il coraggio che dà la sua parola, la gioia che viene dall’esperienza dello Spirito e dalla comunione coi fratelli, il tutto riassunto e offerto a noi concretamente nel banchetto eucaristico.
Il segreto per sperimentare questa “nuova Pentecoste”? Si chiama desiderio! È esso la “scintilla” che accende il motore di cui parlavo all’inizio. Gesù ha promesso: “Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!” (Luca 11, 13). Chiedere, dunque! La liturgia di domani ci offre espressioni magnifiche per farlo:

“Vieni, Santo Spirito…
Vieni, padre dei poveri, vieni datore dei doni, vieni luce dei cuori.
Nella fatica riposo, nella calura riparo, nel pianto conforto.
Vieni , Santo Spirito!”

Fonte: il sito di p. Raniero