Commento al Vangelo di domenica 19 novembre 2017 – mons. Giuseppe Mani

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Il Vangelo di oggi si potrebbe qualificare il vangelo dell’”elogio del profitto”, degli astuti garanti del portafoglio, un invito al massimo reddito. Una storia evangelica che suona melodia ai capi impresa e ai banchieri…. e che indispone i sindacati.

La parabola a prima vista ci sorprende per le tante sottolineature possibili: la suddivisione ineguale tra i servi, i modi con cui i due servi fanno fruttare il capitale, il modo con cui viene trattato l’incapace, tutti modi evidentemente poco evangelici. E’ chiaro che la parabola non è da prendere a prima vista ma ha lo scopo di rendere in immagini forti l’urgenza di prepararsi al ritorno del Signore.

Riceviamo un deposito favoloso. Il talento, ai tempi di Gesù, aveva un valore diverso di quello di una moneta era invece quello di un capitale. Un talento o due rappresentavano una fortuna. Nella parabola si tratta di una somma inestimabile affidata gratuitamente.

Il dono della vita. Gesù vuole che riconosciamo “nell’uomo che parte per il viaggio” Dio stesso. Vuol dirci che tutto ci è stato dato da Dio stesso: la vita, il mondo da costruire, “ricchezze” conosciute e sconosciute. Di tutto quello che ci è stato affidato dobbiamo render conto. Nella prospettiva della parabola Dio ha messo tutto nelle nostre mani perché lo facciamo fruttificare.

Siamo gestori dei beni di Dio, ciascuno di ciò che ha ricevuto. La diversità dei doni che ciascuno riceve è in misura delle sue possibilità. La parabola non si ferma sulla differenza delle cifre, non si pone su una logica materialista e quantitativa. Nella logica del Regno di Dio è richiesto a ciascuno di fare quel che è possibile. Il senso della parabola è ”ti sarà domandato secondo ciò che avrai ricevuto”.

Il senso è che Dio ci associa ai suoi affari, cioè al suo regno: ciascuno riceve la sua parte di responsabilità. Dio ci vuole partecipanti “azionisti” della sua opera. Ci mette in un mondo pieno di possibilità perché siamo creatori con Lui. Non siamo i proprietari del mondo, ne siamo i gerenti.
Siamo di quelli che agiscono o che sotterrano?

Dio ha fiducia. Dio non sorveglia i suoi servitori , non da loro ordini precisi su come valorizzare il capitale, non entra nei dettagli sui conti dei suoi servitori riconoscendo però se sono investiti in un progetto e hanno creato del nuovo.
La sua “assenza” non è da prendere come disinteresse ma come l’esatta definizione di “Provvidenza” divina che non interviene alla maniera di un capo incapace di delegare. Lascia spazio alla nostra libertà e alla nostra creatività.
“Ho avuto paura” disse il terzo servo . Non ha rischiato niente, non ha perso niente e non ha guadagnato niente, ma non aveva capito che il padrone aveva fiducia in lui. Il nostro sguardo sul Signore condiziona i nostri impegni. La fiducia fa osare, rischiare. Siamo uomini liberi dalla paura e pieni di confidenza. Che cristiani siamo: attivi o passivi? Improduttivi o fecondi. Che facciamo della nostra vita?

Produrre frutti per il Regno di Dio fa entrare nella “gioia di Dio”

Commento a cura di mons. Giuseppe Mani dal sito www.lamiavocazione.it

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XXXIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Mt 25, 14-30
Dal Vangelo secondo  Matteo

14Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. 15Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». 16Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». 17Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». 18Ed egli disse: «Portatemeli qui». 19E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. 20Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. 21Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini. 22Subito dopo costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. 23Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. 24La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. 25Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. 26Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. 27Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». 28Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». 29Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 19 – 25 Novembre 2017
  • Tempo Ordinario XXXIII
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo A
  • Salterio: sett. 1

Fonte: LaSacraBibbia.net

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