Commento al Vangelo di domenica 18 Febbraio 2018 – ElleDiCi

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UNA CONVERSIONE TOTALE

Col mercoledì delle Ceneri è iniziata la Quaresima. In quel giorno abbiamo pregato: «Concedi, Signore, al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione». È il tema che ci sarà richiamato con insistenza durante tutta la Quaresima. «Convertitevi e credete al Vangelo! » ci ammonisce oggi Gesù. «La solita solfa» dirà qualcuno. Il richiamo alla conversione ritorna, con un martellamento continuo, nella parola di Dio che ci viene proposta dalla liturgia. Ma, fra tutti i tempi dell’anno, la Quaresima è il tempo privilegiato per farci sentire questo appello che segna tutto l’itinerario del cristiano.

Che significa convertirsi?

Se pensiamo ai banditi che assaltano, sequestrano e ammazzano, a quelli e a quelle che rivendicano l’assoluta libertà di uccidere i bambini non nati, se pensiamo ai tanti che fanno del sesso un turpe commercio nella prostituzione, nella pornografia, nella sfrontata difesa d’ogni forma di aberrazione, se pensiamo a quanti, vicini e lontani, non si fanno scrupolo di tenere schiave le masse per conservare e aumentare il proprio potere e i propri capitali, a coloro che mentre «la recessione industriale, la svalutazione monetaria, la disoccupazione specialmente con i suoi penosi riflessi in tante famiglie operaie» – fenomeni che fanno «pensare amaramente a quella folla di lavoratori senza pane e senza speranza» (Paolo VI, Angelus del 1° febbraio 1976) – speculano vergognosamente sulla congiuntura spingendo la nazione sull’orlo del precipizio, se pensiamo a tutto questo, dico, ci rendiamo ben conto che c’è chi ha bisogno di convertirsi.

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Ma solo questi? Ma non ci rendiamo un po’ tutti complici di questo marasma quando cediamo all’istinto dell’egoismo, alla moda del consumismo, quando giudichiamo i fratelli invece di amarli, quando ci chiudiamo in noi stessi rifiutando quella solidarietà di comprensione e di aiuto di cui siamo debitori verso tutti?
Ma che significa «conversione»? «Ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi». Ricordiamo gli antecedenti: «Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male» (Gn 6,5). Perciò, in punizione del peccato, Dio manda il diluvio. Ma poiché egli, giusto e retto nei suoi giudizi (cf Sal 118,13 7), «è ricco di misericordia e di compassione» (Sal 102,8; Gc 5,11), «Dio si ricordò di Noè» (Gn 8,1), fece cessare il diluvio e stabilì con lui la sua alleanza, dandone come segno l’arcobaleno. Il significato di questo racconto immaginoso è chiaro. Dio, di sua iniziativa, per puro atto di amore, perdona e offre all’uomo la sua amicizia. L’iniziativa della conversione viene da Dio; perciò il profeta prega: «Fammi ritornare e io ritornerò» (Ger 31,18; Lam 5,21). Ma l’iniziativa di Dio è un appello rivolto all’uomo, che è impegnato a rispondere: «Convertitevi»: così inizia Gesù la sua predicazione, facendo eco ai profeti dell’Antico Testamento.

Dobbiamo accettare l’alleanza che ci è offerta da Dio, alleanza rinnovata con Abramo, con Mosè sul monte Sinai, per giungere alla «nuova alleanza» che Cristo suggellò col suo sangue come ci ricorda san Pietro: «Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio, messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito». Fede, speranza e amore con cui viviamo la nostra alleanza con Dio Padre, per Gesù Cristo, nello Spirito Santo. Ma se Cristo è morto per tutti noi, per ricondurci tutti a Dio, l’alleanza deve stabilirsi e rendersi sempre più operante anche tra noi e con tutti i nostri fratelli. La Quaresima dev’essere segnata da un impegno particolare di amore fraterno. Questo è il significato della «Quaresima di fraternità» che deve unirci tutti nello sforzo generoso di costruire insieme rapporti di giustizia e di fattiva solidarietà. Non si tratta di dare qualche briciola a gente lontana che ci muove a compassione vedendo qualche fotografia, ma di interrogarci sul serio sulla responsabilità che incombe anche su noi di fronte a situazioni disumane di sottosviluppo, e di agire in modo concreto e tempestivo.

Quando i Padri della Chiesa richiamano il dovere del digiuno esortano a dare ai bisognosi quello di cui volontariamente ci priviamo. E i bisognosi non mancano davvero, vicino a noi – basta aver occhi e cuore – e lontano da noi. Su circa sei miliardi di uomini che vivono sulla terra, «almeno un miliardo soffre la fame perché l’alimentazione quotidiana non fornisce loro il nutrimento necessario».

Conversione e battesimo

Leggendo le Confessioni di sant’Agostino, si può vedere come un lungo e travagliato processo di conversione intellettuale e morale precedette il battesimo, ricevuto a 33 anni per le mani di sant’Ambrogio. Anche nei casi ordinari, quando il battesimo veniva conferito in età adulta, il catecumenato che lo precedeva mirava a preparare l’aspirante al battesimo con l’istruzione, la conversione morale e l’esperienza della vita comunitaria. Divenuto prassi normale il battesimo dei bambini, non è tuttavia scomparso il rapporto tra il periodo quaresimale e il sacramento che ci fa cristiani. Non per nulla la Veglia pasquale è il momento più adatto per celebrare il battesimo; inoltre durante la medesima tutti siamo invitati a rinnovare gli impegni presi, da noi o da altri, a nome nostro, quando abbiamo ricevuto questo sacramento.

In tutto questo tempo, nel raccoglimento, nella meditazione della parola di Dio, nella mortificazione dei nostri istinti, dovremo esaminarci attentamente sul modo con cui abbiamo vissuto il nostro battesimo. Accanto ai molti battezzati che vivono in una totale indifferenza che non li distingue per nulla dai non cristiani – quando il comportamento morale non li pone al di sotto di molti di quelli -, accanto ai cristiani consapevoli che, pur riconoscendosi deboli e peccatori, si sforzano sinceramente di adeguarsi alla loro vocazione, c’è una massa grigia che fa consistere la sua «pratica religiosa» nel presenziare (non dico partecipare) alla Messa (quando non se ne dispensa facilmente), nel ricevere qualche volta i sacramenti, nel mantenere certi rapporti di convenienza con la parrocchia. Ma che significa, per tutti questi, il «rinunzio», il «credo», il «prometto» del battesimo e della Veglia pasquale?

Il battesimo, c’insegna san Pietro, è raffigurato nel diluvio: ma se allora sul nostro capo è stata versata l’acqua, non è stata una purificazione materiale, una «rimozione di sporcizia del corpo, ma invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo». La salvezza implorata e ottenuta nel battesimo implica da parte del battezzato l’impegno di corrispondere con il suo comportamento, per mantenere e far crescere la nuova vita che l’ha incorporato a Cristo. «Battezzati in Cristo Gesù… nella sua morte…, sepolti insieme a lui nella morte…, anche noi possiamo camminare in una vita nuova… morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù» (Rm 6,3-4.11). Insieme col battesimo, la cresima e l’eucaristia costituiscono i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana. Molto opportunamente nelle comunità si cerca di far sì che i fanciulli accedano alla Messa di prima comunione, cioè per la prima volta partecipino pienamente alla Messa, durante il tempo pasquale.
È chiaro che non solo i sacerdoti e i catecumeni, ma tutta la comunità, in primissimo luogo la famiglia, debbono sentirsi impegnati nell’aiutare il piccolo cristiano a prepararsi convenientemente a questo dono. Perché la prima comunione è un dono da accogliersi con riconoscenza e con gioia. E giusto che in questo giorno si respiri aria di festa. Ma è cosa deplorevole quando l’abbigliamento, le fotografie, i doni, il pranzo e, talvolta, il cinema, qualunque sia, vengono a svuotare di significato, e peggio, un momento che dovrebbe essere tutto segnato dalla fede, dalla gioia limpida e serena e dall’impegno a vivere il sacramento ricevuto.

«Credete al Vangelo»

L’osservanza quaresimale è legata, nella tradizione, a un maggior impegno nell’ascolto della Parola di Dio. Se i «quaresimali» restano solo nella memoria degli anziani, non possiamo trascurare lo scopo a cui tendeva questa predicazione (anche se, in mancanza di altre distrazioni, il quaresimale, tenuto da oratori di grido, scadeva talvolta ad avvenimento mondano o quasi). Nei tempi anteriori alla riforma liturgica, quando la liturgia della parola nel tempo ordinario era povera e monotona, la Quaresima già si distingueva per l’abbondanza e la varietà dei testi che venivano proposti alla meditazione quotidiana dei fedeli. Questo materiale è anche oggi a nostra disposizione, come aiuto prezioso per disporre ad una degna celebrazione del mistero pasquale.

La Quaresima è un’occasione quanto mai propizia per stimolare le comunità parrocchiali, i gruppi, i singoli fedeli a perseverare e crescere in quello studio spirituale della parola di Dio che è un segno dei tempi, studio condotto sotto la guida del «magistero vivo della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo» e che ha il compito di ascoltare piamente, custodire santamente ed esporre fedelmente la Parola di Dio (Dei Verbum, 10).
La preghiera, poi, che deve accompagnare la lettura della Bibbia, consentirà che «possa svolgersi il colloquio tra Dio e l’uomo; poiché «quando preghiamo, parliamo con lui; lui ascoltiamo quando leggiamo gli oracoli divini (sant’Ambrogio)» (Dei Verbum, 25). San Marco fa appena un accenno alle tentazioni di Gesù nel deserto. Da Matteo e da Luca sappiamo che a ogni tentazione di Satana egli oppose una parola della Bibbia, come arma che sconfigge il nemico. In questo tempo di combattimento che è la Quaresima anche noi cerchiamo di opporre agli assalti dell’avversario la parola di Dio.

In occasione della Quaresima vorrei ripetere il suggerimento che mi è venuto spontaneo varie volte nelle visite pastorali: la lettura della Bibbia, o almeno del Vangelo, in famiglia. Non sarà un gran guaio se il televisore rimarrà spento per mezz’ora: una luce più vera sarà accesa nei cuori da quella parola di Dio che è «lampada per i miei passi, luce sul mio cammino» (Sal 118,105).

Ritto in mezzo alle fiamme della fornace di Babilonia, con i due giovani compagni che come lui s’erano rifiutati di adorare la statua d’oro fatta innalzare da Nabucodonosor, Azaria pregava: «Potessimo essere accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato, come olocausti di montoni e di tori, come migliaia di grassi agnelli. Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito, perché non c’è confusione per coloro che confidano in te. Ora ti seguiamo con tutto il cuore, ti temiamo e cerchiamo il tuo volto» (Dn 3,39-41). Con questi sentimenti, suggeriti con particolare insistenza dallo spirito della Quaresima, disponiamoci a celebrare la liturgia eucaristica.

Fonte

Tratto da “Omelie per un anno 1 e 2 – Anno A” – a cura di M. Gobbin – LDC

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della Prima Domenica di Quaresima – Anno B

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Mc 1, 12-15
Dal Vangelo secondo Marco
12E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto 13e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. 14Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, 15e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 18 – 24 Febbraio 2018
  • Tempo di Quaresima I
  • Colore Viola
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 1

Fonte: LaSacraBibbia.net

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