Commento al Vangelo di domenica 18 febbraio 2018 – don Marco Pozza

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Satana a Cristo: “Mi fai due capriole?”

fotografia di don Marco Pozza
don Marco Pozza

Il mondo era tutt’intento ad auto-celebrarsi, quando Dio si fece uomo. Divenne uomo, tra i mille sogni che lo spinsero ad un carriera così ricca di prestigio, per un recondito desiderio d’ammaestrare il mondo a governare con la gioia: poichè a governare con la paura sono capaci in tanti, la sua rivoluzione Lui volle farla a colpi di stupore, di libertà, di fascinazione.

La prima parte della sua vita – tutti gli anni nascosti di Nazareth – la iniziò dal basso, da sotto, da una stalla: nessuno può diventare un grande generale se prima non è stato un soldato semplice. Il giorno del suo trentesimo compleanno, si mise in proprio: «Prese un mantello, allacciò i suoi sandali, e disse a sua madre una parola d’addio che non sarà mai conosciuta» (F. Mauriac). Partì anche stavolta dal basso, dal punto più basso di tutto il Vangelo.

Dalle acque del Giordano, che è sotto il livello del mare: Lui che un giorno metterà a tacere il mare coi suoi cavalloni. Partì facendosi battezzare. Non fu una scelta di necessità: l’acqua, al Pulito, non reca guadagno alcuno. Lo fece per solidarietà: scese nel sottoscala e si mise a fare la fila con tutti gli altri, quelli che avevano bisogno d’acqua perchè sporchi di peccati. Ripartì da sotto-terra, si prese in braccio il mondo da sotto: il suo sogno era quello d’innalzare l’uomo. Un uomo in ginocchio, quando stringe alle caviglie uno in piedi, lo alza a più-non-posso: è una forma di abbraccio dal basso. Nel Giordano, Cristo fa la scaletta con le mani all’uomo: che agganci Dio. Che si sieda in braccio a Dio.

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Quell’Uomo è l’ossessione di Satana: l’angoscia di Lucifero sono i puri, quelli molli come me se li intasca da lontano. I puri-di-cuore lo fanno gironzolare, gli si attacca addosso un prurito matto di molestia. Con Gesù non può nulla, ma con gli uomini potrà tutto. Per questo il Dio-apripista si consegna volontariamente al suo avversario: «Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto» (Mc 1,12-15). L’avventura del deserto fu opera dello Spirito, non di Satana: che nessuno professi che Satana, da solo, è stato capace di tentare Cristo. Fu Cristo che, sospinto dallo Spirito, concesse a Lucifero l’occasione ideale per testare il suo brevetto di tentatore.

Vedendolo a digiuno da quaranta giorni, gli propose di cambiare pietre con pane: non capì, smargiasso com’era, che ci sono parole che saziano più di un tozzo di pane. Lo invitò a fare le capriole, gettandosi giù per vedere se funziona il pronto-soccorso del Cielo: ancora oggi non calcola, pitocco com’è, che il Cielo soccorre l’uomo per andare-in-su, non per gettarsi-giù.

Satana è un suicida! Tentò la fortuna: gli chiese d’inginocchiarsi di fronte a Lui. Sbagliò mira anche stavolta: fidarsi di Dio è non tentarlo, gettarsi-giù per vedere se interviene o meno è la più ardita delle mancanze di fiducia. Cristo non vinse a tavolino, se la giocò tutta: «Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano». Angeli e bestie, Cristo e Lucifero, la zizzania e il grano: è fatto divieto di separazione, la direzione obbligata è quella di guardarli in faccia, d’affrontarli viso a viso. La salvezza è un corpo-a-corpo.

Uscito a braccia alzate, Cristo poteva cacciare la tentazione dalla faccia della terra. La lasciò: è rimasta il punto più alto della libertà. Troppo facile credere al Cristo senza le fusa di Satana, fare il bene senza l’amplesso del male, svoltare a destra senza la libertà d’andare a sinistra. E’ la tentazione a renderci liberi: un attimo prima la vita è mare-piatto, un attimo dopo è zerbinaggio assoluto. Solo nel momento della tentazione, si è talmente liberi da invocare: “Dio, non lasciarci cadere nella tentazione!” Quando l’uomo è torchiato dalle grinfie del Demonio, il Cielo non è mai stato così vicino, ad un tiro di sasso. Anche l’inferno.

Voltate pagina, è l’ennesimo stupore: «Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea». Il momento è sconsigliabile, Cristo riparte: a basso profilo, sottovoce. Tutti a dire che il mostro c’era: Lui, viso a viso, spiegò come il mostro possa essere sconfitto. La tentazione, quand’è vinta, è un’autostrada per il Cielo.

don Marco Pozza
(Qui tutti i precedenti commenti al Vangelo di don Marco)

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LEGGI IL BRANO DEL VANGELO
della Prima Domenica di Quaresima – Anno B

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 18 Febbraio 2018 anche qui.

Mc 1, 12-15
Dal Vangelo secondo Marco
12E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto 13e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. 14Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, 15e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 18 – 24 Febbraio 2018
  • Tempo di Quaresima I
  • Colore Viola
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 1

Fonte: LaSacraBibbia.net

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