Commento al Vangelo di martedì 25 Dicembre 2018 – mons. Giuseppe Mani

173

Messa della Veglia

“ E’ apparsa la grazia di Dio apportatrice di ogni bene”. E’ così che la seconda lettura ci annuncia il Natale. La Grazia di Dio è il suo Amore “il suo grande Amore”, la sua bontà senza limiti, la sua misericordia incalcolabile.

Dinanzi alla sua creazione, ferita dal peccato Dio avrebbe potuto giudicare condannare, ferire. E’invece il contrario. Gesù dirà espressamente che non è venuto per condannare ma per salvare, non è venuto per felicitarsi con i giusti ma per guarire i peccatori. In che modo è venuto?

Avrebbe potuto rimane a distanza, guarire da lontano e salvare dall’alto la sua maestà. Invece è voluto discendere personalmente nella Persona del suo Figlio. Si è abbassato per mettersi alla nostra altezza o meglio a livello della nostra bassezza. Perché? Per eccesso di follia di amore per noi. Ormai Dio non è più così grande dal momento che si è fatto così piccolo! E’ la prima lezione di questa notte di Natale. A questa apparizione due persone umane sono state associate: Maria e Giuseppe. Per alcune settimane Maria è stata l’unica a conoscere il segreto che l’Angelo Le aveva confidato e da quel momento tutto era cambiato in Lei.

Una vita aveva cominciato a germinare nel suo corpo, una vita divina. Il suo corpo si era messo a dilatarsi, sempre più evidente. Bellissime sono le immagini medioevali che ci rappresentano Maria delicatamente ingrossata, senza il Bambino in braccio ma già visibilmente in Lei. Maria è la donna che tiene il posto di tutte le altre donne nel cuore della storia della salvezza e che rivela il posto che la donna avrebbe occupato sulla terra: rendere possibile la discesa di Dio nel cuore della creazione. Maria è Colei che rivela tutta la insuperabile dignità della donna: donare la vita. Essere mamma.

C’è anche Giuseppe in questa storia. Ma qual’ è il suo ruolo? In effetti aveva potere su Maria, era suo sposo e poteva aspirare a far parte a pieno titolo a questa avventura. Dopo i suoi dubbi l’Angelo gli rivelò il disegno straordinario di Dio e anche perché trovasse il suo posto di uomo, a nome di tutti gli uomini ogni volta che Dio è all’opera. Giuseppe non è congedato né messo da parte, al contrario Dio avrà bisogno di lui. Giuseppe non sarà l’autore.

Padre di Gesù? Sì, in un certo senso, in maniera più profonda, in maniera diversa di tutti i padri della terra, come ombra soltanto del Padre unico che è nei cieli. Non gli sarà stato facile prendere il suo posto perché quando Dio è all’opera, anche oggi, l’uomo non può essere l’attore principale, ma solo servitore, strumento docile, abbandonato, offerto all’Onnipotenza di Dio. Maria e Giuseppe sono stati scelti per questo, perché Dio aveva bisogno di loro perché il Natale fosse possibile. Da allora nessuna donna potrà essere più completa nella sua grazia di donna se non farà come Maria, terra accogliente per ricevere Dio in sè.

E nessun uomo sarà più completo nella sua grazia di uomo di quando prende coscienza che il suo ruolo di padre prende origine da Colui che è padre di tutti e da cui ogni paternità in cielo e sulla terra prende nome. Mai Dio sarà così grande come quando si fa così piccolo, vicino, abbordabile, fragile e alla mercè dei nostri tradimenti e del nostro peccato: icona perfetta della sua incredibile grazia, del suo “grande amore per noi”.

Commento a cura di mons. Giuseppe Mani dal sito www.giuseppemani.it

link al video

Messa del Giorno

Stanotte siamo stati invitati ad assistere alla nascita di Gesù nella grotta di Betlemme, oggi siamo invitati nella Casa del Padre ad assistere alla nascita continua del Figlio dal seno del Padre. Stanotte ci ha accompagnati San Luca, oggi ci accompagna San Giovanni.

Il primo si è diffuso nella narrazione, il secondo ha potuto annunciare solo l’essenziale trattandosi di entrare nel mistero della S.S. Trinità dove neppure a lui era concesso di penetrare prima di morire. Ci dice però l’essenziale “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” e poi ci precisa “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” e così ci ricollega a quanto abbiamo celebrato e contemplato questa notte. La famiglia di Dio. La S.S.Trinità è sempre attiva nella sua vita che non può essere che quella dell’amore: il Padre genera continuamente il Figlio e da loro procede lo Spirito Santo.

San Giovanni ci dice che Il Verbo era presso Dio. Sicuramente è una espressione insufficiente per esprimere l’unità tra il Padre e il Figlio che sono una cosa sola. Ho visto una bella scultura medioevale della Trinità in cui il Figlio riposa sul seno del Padre. Dove ha trovato Giovanni la sua immagine? Semplicemente nella sua esperienza, quella che aveva di Gesù in carne e ossa, il Verbo della vita di cui aveva solennemente affermato all’inizio della sua prima lettera: “Ciò che noi abbiamo udito, ciò che abbiamo visto con i nostri occhi ciò che le nostre mani hanno toccato del Verbo della vita”. (!Gv 1,1) Giovanni dell’amore di Gesù aveva un’immagine privilegiata, quella di riposare per qualche istante sul petto di Gesù durante l’ultima cena. Giovanni per descrivere questo gesto si serve degli stessi termini che usa per descrivere l’atteggiamento di Gesù nei riguardi del Padre: il Verbo è da sempre riposato sul suo seno.

Nello stesso tempo uno dei discepoli, Filippo, aveva interpellato Gesù: “Mostraci dunque il Padre”(Gv 14,8) Quel Padre a cui Gesù non cessava di fare riferimento e la risposta di Gesù era stata molto chiara: “Non sai che io sono nel Padre e il Padre è in me? Filippo, chi ha visto me ha visto il Padre.(Gv 14,9) Nella Trinità è sempre Natale perché sempre il Padre genera il Figlio ed è per questo che la prima Persona è sempre “il Padre “ e la seconda sempre “Il Figlio”. Questo per noi ha una conseguenza importante perché “Tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui nulla è stato fatto di tutto ciò che esiste.

In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Gv 1, 2-4). Il Padre quindi ci crea attraverso il Verbo che è generato continuamente, di conseguenza anche noi siamo creati continuamente da Dio. Non è quindi concepibile la nostra relazione con Dio come una sorta di Big bang iniziale da cui sorge la vita che è poi abbandonata a se stessa. No, Dio ci crea continuamente e sostiene, direbbe sant’Ignazio, con “le sue mani sudate” la nostra vita che è dono continuo di Dio. Lo professiamo ogni giorno nella Messa quando diciamo “nella Potenza della Spirito Santo, fai vivere e santifichi l’universo”. Come il Figlio è generato continuamente dal Padre per cui l’unica parola che sa dire è “Padre” che è la sorgente della vita, così anche noi nasciamo continuamente e rivolti alla sorgente della vita la riceviamo con la gratitudine di chi riconosce la sua sorgente: il Padre. Anche tutta la creazione riceve “energia e vita” da Dio che “fa vivere e santifica l’universo” e come Il Padre si è servito di Maria e Giuseppe per dare a Gesù una famiglia umana, per farlo crescere, per educarlo, così si serve di noi come collaboratori dell’opera di Dio per far crescere la creazione “che geme delle doglie del parto” di questa quotidiana generazione che la porta alla piena realizzazione.

Gesù è venuto ad insegnarci come far crescere e portare la creazione fino alla sua pienezza. In questa gestazione non mancano le doglie del parto. Un sacerdote ortodosso, mistico e scienziato, imprigionato per cinque anni dal regime sovietico e poi giustiziato Pavel Florenskiy ci offre una lezione scrivendo dalla prigione alla moglie. “Si la vita è fatta in modo che si può dare qualcosa al mondo solo pagandone il fio con la sofferenza e persecuzioni, e più il dono è disinteressato più crudeli sono le persecuzioni e dure le sofferenze. Tale è la legge della vita, il suo assioma di base. E’per questo che noi cristiani crediamo alla creazione continua attraverso l’amore, ovvero attraverso la Croce.” Sul mondo , che è immaginabile come una grande Grotta di Betlemme in cui continuamente nasce si proietta inesorabilmente la luce della Pasqua: è la ragione per cui Gesù è venuto.

Is 62,11-12, Sal 97, Tt 3,4-7, Lc 2,15-20

Is 62,1-5, Sal. 88, At 13,16-17.22-25, Mt 1,1-25

Is 9,1-6, Sal. 95, Tt 2,11-14, Lc 2,1-14

Messa del giorno

Is 52,7-10, Sal 97, Eb 1,1-6, Gv 1,1-18