Commento al Vangelo di domenica 9 Febbraio 2020 – Paolo Curtaz

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Il commento al Vangelo di domenica 9 febbraio 2020 – Anno A, a cura di Paolo Curtaz. Qui di seguito il testo ed il video.

E se

Non abbiamo incontrato il Signore per tenerlo chiuso dentro ad un cassetto.
Non siamo diventati discepoli per accamparci dentro una sacrestia o all’ombra del campanile.
Abbiamo incontrato il fuoco del a Vangelo per bruciare.
Abbiamo lasciato le reti che ci legavano per diventare pescatori di umanità.
Abbiamo visto, fra la folla che ingombra le nostre giornate, quel neonato luce per le Nazioni.
Per raccontare ciò che abbiamo visto e udito, a volte anche con le parole.
Per dire di Dio. Per contagiare con la luce.
Non per illuminare, non scherziamo, nessuno converte nessuno. Ma per vivere da illuminati.
Per essere sale che dona sapore alla vita.
Per essere un lume acceso che inonda di luce la stanza.

Link al video

Beati

Il Vangelo che abbiamo letto oggi conclude la pagina più folle e magnifica del vangelo di Matteo.

Quella in cui Gesù, come un nuovo Mosè, parla delle Beatitudini che portano a pienezza le Dieci parole date ad Israele sull’Oreb.

Il segreto per vivere una vita felice. Quanto la desideriamo! E quanto inutilmente la cerchiamo nelle direzioni sbagliate!

Gesù è stato chiaro: sei beato, cioè felice, se il tuo cuore è puro, mendicante, giusto, bramoso di pienezza, disposto a lottare anche se perseguitato, capace di superare il pianto e il dolore.

Sei beato perché ti scopri amato.

Beato perché hai scoperto di non essere frutto del caso, ma hai scoperto di essere amato.

Esattamente come sei. E se ti scopri amato a prescindere, senza meriti, senza qualità, senza condizioni, diventi ciò che non pensavi di poter essere.

Capace di amare. Sono beato, sì. Sono felice, certo.

Non perché sono giunto a destinazione. Ma perché, ne sono certo, sto camminando nella giusta direzione, quella della compassione. Quella della misericordia. Quella dell’abbraccio di Dio.

Guaritori feriti

So già cosa molti di voi hanno pensato.

Non sono capace, non sono in grado, non posso farcela.

Troppe ferite, troppi limiti, troppi difetti, troppa paura, troppa poca fede.

No, non è così. il discepolo sempre e per sempre resta ferito, sempre e per sempre deve combattere contro le sue paure, le sue ombre. Ma, paradossalmente, siamo scelti proprio perché feriti.

Diventiamo dei guaritori feriti, peccatori perdonati, non brilliamo di luce propria, non scherziamo, non siamo diversi o migliori. Siamo stati accesi.

Come scrive Paolo ai Corinzi: io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. 

Non dobbiamo convincere, ma essere.

Non dobbiamo vendere un prodotto, ma accogliere e vivere una novità di vita.

Non dobbiamo far luce, ma restare accesi attingendo alla fiamma viva della Parola.

Non portiamo noi stessi ma un Dio donato.

Guaritori feriti che sanno riconoscere il dolore di chi incontriamo, compatirlo, e orientarlo verso la guarigione profonda operata dal Maestro. Peccatori perdonati, proprio per avere conosciuto la tenebra e l’ombra, sanno incoraggiare i peccatori, senza giudicarli e senza ingannarli.

Come?

La candela non sa di far luce, è accesa.

Brucia. E si consuma.

Isaia ci indica il percorso, il modo concreto di restare sale, di brillare della luce di Dio.

Vivere nella giustizia, anzitutto. Senza compromessi, senza pigrizia, senza cedimenti.

Coerenti senza diventare fanatici, misericordiosi, non intransigenti. Ed evitare di giudicare e di vivere schiavi del giudizio altrui. Purificare il linguaggio sempre più violento. Aprire il cuore alla compassione verso chi ha fame (di pane, di attenzione, di giustizia), saziare chi è afflitto nel cuore dedicandogli tempo e ascolto.

Tutte cose che Cristo per primo ha vissuto. E che possiamo vivere nella Cafarnao in cui siamo, tirando fuori l’umanità dal nostro cuore e dalle persone che incontriamo.

È così povero di verità e di umanità questo nostro mondo!

Così insipido e scuro! Così rassegnato e pieno di rabbia!

Persone scontente, sempre, di tutto, che alternano momenti di cupa rassegnazioni a scatti d’ira e di follia!

A tutti possiamo dare sapore, a tutti possiamo indicare una strada, un percorso.

Perché noi per primi lo abbiamo ricevuto.

Allora

Anni fa, alle saline di Margherita di Savoia, ho scoperto una cosa che mi ha destabilizzato: il sale non può perdere il suo sapore.

Sono rimasto spiazzato. Ma allora cosa intende dire il Maestro?

Se hai perso il sapore, è perché non sei mai stato sale.

Che sia questa l’origine della profonda crisi che sembra attraversare la fede delle nostre comunità? Se fosse, semplicemente, questa la ragione di tanta stanchezza, di tante inopportune contrapposizioni, di tanto vittimismo?

E se, allora, questo magnifico tempo di grazia, non di disgrazia, ci fosse donato per tornare alla sorgente della luce? All’origine del sapore delle nostre vite?

Possiamo essere un enorme e svettante cero pasquale, o un piccolo lumino scaldavivande. Ma se non siamo accesi siamo solo un pezzo di cera.

Seguire Gesù agnello di Dio, accogliere come reale possibilità di vita le beatitudini, accendono il nostro cuore, danno sapore alla vita.

Alla nostra e a quella degli altri.

Così, senza nemmeno saperlo, la luce che ci abita illumina il cuore degli altri. Che rendono gloria a Dio, non a noi, che lodano la luce, non la fiamma o la candela.

E così, tutti, accesi, illuminati, insaporiti, costruiamo il Regno.

Come il sale, ne basta un pizzico per dare sapore.

Come la fiamma, basta una candela per illuminare una grande Cattedrale.

Forza.


Letture della Domenica
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
Colore liturgico: VERDE

Prima Lettura

Nella Galilea delle genti, il popolo vide una grande luce.Dal libro del profeta Isaìa

Is 8,23b – 9,3

In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti.
Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia,
hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te
come si gioisce quando si miete
e come si esulta quando si divide la preda.
Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva,
la sbarra sulle sue spalle,
e il bastone del suo aguzzino,
come nel giorno di Mádian.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Sal 26 (27)

R. Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? R.

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario. R.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. R.

Seconda Lettura

Siate tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

1 Cor 1,10-13.17

Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire.

Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo».

È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?

Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.

Parola di Dio

Vangelo

Venne a Cafarnao perchè si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 4, 12-23

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:

«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Parola del Signore.

Forma breve:

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 4,12-17

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:

«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Parola del Signore