Commento al Vangelo di domenica 9 Dicembre 2018 – don Marino Gobbin

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1. PER COMPRENDERE LA PAROLA

Tutte le letture dell’Avvento annunciano la venuta del Signore. Ogni autore annuncia tale venuta nella sua epoca: Baruc, il salmista, Isaia, Paolo, Giovanni Battista e Luca.

PRIMA LETTURA

Baruc, il segretario di Geremia verso l’anno 600 (Ger 34,6), non è l’autore del libro che porta il suo nome. Il libro infatti è molto tardivo (secolo II o I, periodo della Diaspora) e s’ispira chiaramente ai profeti classici. Quest’epoca non lascia certo prevedere un successo politico per il popolo giudeo. Tuttavia viene annunciata la salvezza.
È un libro ricco di poesia che descrive la gioia e lo splendore della futura Gerusalemme. Un messaggio colmo di speranza. In uno stile spesso brillante, che La Fontaine apprezzava: “Avete letto Baruc? Un vero genio!”.

Nel brano di questa lettura la salvezza è annunciata:

  • come opera meravigliosa di Dio (“manto della giustizia di Dio”);
  • come una nuova riunione (un’altra ancora dopo quella dell’Esodo e del ritorno dall’esilio) nella Gerusalemme gloriosa, che è l’annuncio della Nuova Gerusalemme;
  • come il ristabilimento trionfale della giustizia in favore dei credenti. Essi saranno “ricondotti in trionfo come sopra un trono regale”.

A proposito della descrizione del ritorno di Israele, si richiami anche il parallelo con Is 60 e Is 40 (ripreso nel Vangelo di questa domenica per “i colli abbassati e i burroni riempiti”).

SALMO

Ricordando il ritorno dalla prigionia, il salmista canta le meraviglie compiute dal Signore. Dio rovescia la situazione: “Seminare nelle lacrime, piangendo – mietere e tornare portando i propri covoni, con giubilo”. E Dio fa scorrere torrenti nel deserto.

SECONDA LETTURA

Scritta forse a Efeso verso il 56, la lettera ai Filippesi è colma di gioia e di tenerezza per una comunità che è sempre stata in comunione con Paolo “dal primo giorno fino al presente”.
Nel brano scelto per questa domenica si nota la fiducia assoluta di Paolo nell’opera della grazia di Dio. Dio porterà a compimento la sua opera “nel giorno in cui verrà Cristo Gesù”. Questa situazione è sempre attuale: l’Avvento annuncia e celebra la venuta di Cristo.
Aspettando Cristo, la cosa necessaria è “la conoscenza e ogni genere di discernimento che aiutino a distinguere sempre il meglio”. Abbiamo qui un traboccare della preghiera di Paolo, che è insieme invocazione e ringraziamento.

VANGELO

Luca scrive da storico: indica con precisione luoghi e date. Annuncia l’avvenimento della venuta di Cristo con grande solennità. Già nei vangeli dell’infanzia Luca si era preoccupato di inserire l’avvenimento Gesù nella storia del popolo eletto (vedere i cantici di Maria, di Zaccaria e di Simeone) e nella storia dell’epoca (vedere il censimento: Lc 2).
L’espressione di Isaia che egli cita è soprattutto un invito alla conversione personale. Nel suo contesto originario, era invece un invito collettivo alle tribù nomadi del deserto perché preparassero la strada per il ritorno dei prigionieri da Babilonia.

L’espressione: “gridare nel deserto” non può semplicemente significare: “predicare nel vuoto”. Il deserto è il luogo di Giovanni e il luogo dove Dio traccia le sue vie.

 

2. PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

La nostra speranza cristiana, oggi
Come ascoltare questi testi, oggi? In un mondo senza avvenire, in una società senza speranza, esistono casi disperati, situazioni senza uscita, uomini senza grandi cose da sperare… Forse non è sempre indispensabile partire dai casi disperati per suscitare un bisogno di speranza e annunciare il messaggio della salvezza.

I testi della Messa presentano l’opera di Dio nella storia del mondo. Per secoli in ogni momento i profeti hanno risvegliato la speranza del popolo ricordandogli il suo destino. Essi hanno annunciato che Dio è presente: “Dio mostrerà… riconduce… ha stabilito… ricondurrà… per comando di Dio” (1ª lettura). Giovanni Battista annuncia l’arrivo imminente del Messia e la sua portata universale: “Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio” (Vangelo).

L’opera di Dio è cominciata. Ormai è in via di compimento. “Sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù” (2ª lettura). Quest’opera di Dio forma un tutto, ingloba tutta la storia dell’umanità, si rivela attraverso l’intera vita umana. Certamente non è evidente in ogni circostanza, a causa della nostra vita spezzettata e limitata. Spesso le nostre speranze sono a breve termine, quelle di Dio sono a lungo termine. Ciò tuttavia non mette in opposizione le speranze degli uomini e quelle di Dio. Anzi, al contrario.

La speranza cristiana sta nel credere che Dio è all’opera. È impossibile e inconcepibile che la storia del mondo porti a un vicolo cieco. “Anche se seminiamo nelle lacrime, mieteremo con giubilo!” (Salmo). L’esperienza ha il suo fondamento nella fedeltà del nostro Dio. Questa noi viviamo e proclamiamo nell’Eucaristia. Per il credente è essa il segno di Dio.

La salvezza in Gesù Cristo, un trionfo!

La 1ª lettura annuncia la salvezza di Dio in termini che possono sembrarci “trionfalistici”. L’opera di Dio vi è affermata con forza e potenza. È un linguaggio oggi non molto abituale nella Chiesa… La sicurezza della salvezza di Dio non è una ragione per sottovalutare le difficoltà del percorso da compiere. Queste però non sono neppure una ragione per dubitarne. L’opera di Dio superava già di gran lunga l’attesa del popolo in esilio: “Ci sembrava di sognare. Allora la nostra bocca si aprì al sorriso, la nostra lingua si sciolse in canti di gioia” (Salmo).

Il Vangelo precisa: la venuta di Gesù è un avvenimento sconvolgente, per questo è annunciata da Giovanni Battista nel deserto. Tale venuta va preparata da un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Anche Paolo rimane molto realista nella proclamazione della venuta di Dio. Essa è cominciata nelle prime comunità cristiane, ed egli è contento di ciò che queste hanno fatto per il Vangelo. Questi primi passi sono l’opera di Dio. Nella sua fedeltà, Dio continuerà la sua opera fino al compimento. Nell’attesa, si tratta di progredire e di camminare – senza barcollare – verso il Giorno di Cristo. In umiltà e fiducia, Paolo prega a questo scopo.

Alla fine Dio trionferà salvando il mondo. Al di là di tutte le difficoltà – e di tutti i ritardi apparenti – Dio rimane fedele. È il movente fondamentale della speranza e della gioia cristiana. “Essi sono esultanti per il ricordo di Dio” (1ª lettura).

Fonte

Tratto da “Omelie per un anno 1 e 2 – Anno C” – a cura di M. Gobbin – LDC

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LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

II DOMENICA DI AVVENTO – ANNO C

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Lc 3, 1-6
Dal Vangelo secondo Luca

1Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, 2sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. 3Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, 4com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! 5Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. 6Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

  • 09 – 15 Dicembre 2018
  • Tempo di Avvento II
  • Colore Viola
  • Lezionario: Ciclo C
  • Anno: III
  • Salterio: sett. 2

Fonte: LaSacraBibbia.net

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