Commento al Vangelo di domenica 8 Marzo 2020 – Diocesi di Verona

10

Nell’episodio della trasfigurazione possiamo intravvedere un itinerario di crescita da parte dei discepoli. È sulla via che va da Cesarea di Filippo a Gerusalemme che i seguaci di Gesù affrontano quello che si può definire il ‘viaggio della vita’.
Nel racconto evangelico sono distinguibili tre tappe che possono ben rappresentare i passaggi più o meno faticosi e impegnativi – gli alti e i bassi, come si suol dire – della nostra esistenza, con la relazione di fede e di fiducia che riponiamo in Dio: la salita al monte, l’esperienza che sul monte viene vissuta e la discesa dallo stesso, con il ritorno nella quotidianità per i discepoli con Gesù.
Prima di questo episodio e all’inizio del loro cammino, Pietro aveva proclamato ufficialmente la verità su Gesù: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente! (Mt 16,16), un’affermazione fatta per puro dono di grazia, come un’intuizione che viene dalla profonda azione dello Spirito: detta senza esserne pienamente cosciente, l’apostolo non aveva capito tutta la portata di quell’affermazione. Insieme e con tutti e tutte coloro che erano al seguito di Gesù, Pietro aveva udito il messaggio nuovo portato dal Maestro, che risultava molto diverso da quello degli scribi del tempo, comunicato inoltre con una maggiore autorevolezza, e aveva visto come compisse segni e miracoli nel nome di Dio (guariva i malati, dava il pane a chi aveva fame e donava il perdono), rischiando anche di apparire come un uomo particolarmente dotato, come uno che sarebbe diventato un grande della storia, degno di assumere il ruolo di guida in Israele, e di essere per questo seguito e acclamato, come leggiamo in Gv 6,14-15: Quanti avevano assistito al miracolo dicevano: Costui è davvero il profeta che deve venire nel mondo. Ma Gesù, accortosi che volevano rapirlo per farlo re, si ritirò di nuovo, solo, sulla montagna.

Pietro aveva inoltre visto quanto fosse generoso nel dare e nel fare il bene, per cui tutti si aspettavano sempre qualcosa da lui. Ultimamente però c’era qualcosa che stonava con le aspettative dei discepoli: Gesù aveva iniziato a parlare di sofferenza, sacrificio, fallimento, persecuzione e morte. Parlava anche di risurrezione, è vero, ma questo obbligava il passaggio nella morte, e comunque la prospettiva della risurrezione apparteneva, per l’insegnamento farisaico, alla fine dei tempi, legata com’era al giorno del giudizio: come poter capire dunque quelle sue parole? La relazione con lui stava diventando problematica tanto che, subito dopo l’esplosione della verità dalla bocca di Pietro, si legge nel Vangelo come Gesù abbia rimandato al suo posto l’apostolo perché aveva osato obiettare davanti a quella stessa verità di Gesù, un Messia non certo super uomo o grande guerriero ma guida umile e sottomessa al furore della cattiveria umana che si realizza nella libertà donata e voluta da Dio per le sue creature più belle (cf. Mt 16,21-23).

In questo contesto di preoccupata sequela avviene l’episodio sul monte. Qui i discepoli ricevono una visione nuova di come stanno le cose: Gesù ha cambiato aspetto apparendo loro come già risorto, avvolto dalla sua stessa luce. Per raccontare l’evento, Matteo si figura una luce sfolgorante che emana dalle stesse vesti di Gesù, visualizza la presenza dei due primi rappresentanti della fede di Israele e ci parla di una nube, pure luminosa, dalla quale viene una voce, a rendere così presente Dio stesso che interviene rimanendo nascosto, un po’ come la nube protesse il suo popolo durante la fuga dall’Egitto. Partecipare a quell’evento epifanico significò per i tre apostoli far parte di un mistero che abbaglia, destabilizza ma pure protegge, dà sicurezza e fa star bene; significò partecipare ad una porzione di quel mondo divino che appartiene al Figlio di Dio, di cui si avverte il timore ma che pure attira, per cui si vuole rimanere lì, fare tre capanne e sostare in quella bellezza sperimentata, da continuamente contemplare. Oltre alla luce sfolgorante emanata da Gesù, c’è poi quella voce altrettanto misteriosa che colpisce inaspettatamente i discepoli dichiarando chi lui è nella sua profonda realtà: il figlio scelto e amato in modo peculiare da Dio stesso, che incita gli ascoltatori tutti, di ogni tempo e luogo, ad ascoltarlo.

Arrivati al terzo passaggio del testo evangelico, improvvisamente tutto scompare: Mosè, Elia e la nube luminosa non ci sono più. Con gli apostoli – e con noi che ascoltiamo – ritorna e rimane il Gesù ordinario, il compagno di viaggio da sempre conosciuto, che li tocca e li fa alzare per rimettersi in cammino. Con questo racconto siamo tutti e tutte invitati/e a riconoscere, nel volto di quel Gesù di Nazareth – vero uomo – la verità divina che gli appartiene: quel volto di uomo del suo tempo è un volto divino, il volto più vero di Dio stesso (cf. Gv 14,9b: Chi ha visto me ha visto il Padre).

Preghiera finale

Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».

Mentre scendevano dal monte…..

Dal monte è necessario scendere e raggiungere la vallata, il luogo della propria storia:

Giù

Giù, in fondo al viale della storia

puoi trovarci ciò che vuoi.

Qualcuno sostiene d’aver trovato

l’inutile lotta

per cambiare il mondo.

Solo sacchi di sconfitte,

barili di illusioni.

Giù in fondo al viale della storia

c’è chi ha trovato altro.

Sguardi innamorati,

passioni travolgenti,

cariche di emozioni.

Altri, in fondo al viale,

raccontano di aver incontrato

il coraggio di uomini, donne,

semplici eroi quotidiani,

i cui nomi sono stati consegnati

alla memoria di cuori riconoscenti.

Giù in fondo al viale della storia

ci puoi trovare quello che vuoi,

dipende da cosa cerchi

come lo cerchi.

Qualcuno troverà

parole dolci o amare,

pensieri sereni o burrascosi,

comunque parole di uomini.

Parole inutili si dirà,

forse inascoltate.

Ma se in fondo al viale della storia

le parole consumate tra gli uomini

sono quelle baciate da Dio,

in fondo, in fondo,

laggiù sarà salvezza.

(padre Gennaro Matino)

A cura del SAB – Settore Apostolato Biblico

Fonte: il sussidio per la Quaresima 2020 della Diocesi di Verona


Articolo precedenteCommento al Vangelo di domenica 8 Marzo 2020 per bambini e ragazzi – Diocesi di Piacenza-Bobbio
Articolo successivoCommento al Vangelo di domenica 8 Marzo 2020 per bambini e ragazzi – Arcidiocesi di Genova