Commento al Vangelo di domenica 7 luglio 2019 – Monastero di Marango

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Dio annuncia, tramite il profeta, di portare a Gerusalemme «la pace», che è un tale beneficio da far diventare la città come una madre che accoglie e allatta i suoi figli (prima Lettura). Gesù invia settantadue discepoli a portare «la pace» in ogni luogo ove arriveranno, con il loro annuncio del Regno nella sua persona (Vangelo). «La pace» è l’essenziale e il tutto. «La pace» è disponibilità di relazione positiva con tutti. «La pace» è dono di Dio, ed esprime, più di ogni altra realtà, la vera fede: uno è veramente credente solo se lavora a pacificare sempre più ogni sua relazione. Chi invece evita il contatto con delle persone, chi discrimina ed esclude, chi disprezza e giudica non può essere un vero credente.

Gesù invia «a due a due»: è abbozzo di una comunità. Perché solo chi vive rapporti di comunione e di fraternità può annunciare Gesù Cristo nella sua pace. E li invia in «ogni città e il luogo dove stava per recarsi»: essi ne annunciano l’arrivo, ne preparano la venuta. Gesù Cristo è presente e all’opera tra gli uomini, ma rimane anche come un divenire: non è circoscrivibile alla nostra esperienza, non è “de-finibile” (porne i confini) attraverso la conoscenza, pur animata dalla fede. Il Signore è il nostro futuro, la nostra meta, il nostro desiderio.

«La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai»: i missionari vivono l’esperienza di insufficienza e di inadeguatezza. Ma questo non deve essere vissuto con un senso di disappunto e di sconfitta. Anzi, è la benedetta esperienza dell’essere piccoli e poveri. Perché non sono i numeri e i mezzi che conquistano al Vangelo, ma l’accoglienza della «pace»: «Così sarete allattati e vi sazierete al seno delle sue consolazioni; succhierete vi delizierete al petto della sua gloria». Cosa c’è di più fragile, ma grande, di una madre che cura il suo piccolo?!

«Ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi». Verrebbe da pensare che Gesù allora raccomandi di armarsi di qualcosa per difendersi. Invece, quello che segue, è un lungo elenco che priva il missionario non soltanto di qualsiasi protezione, ma lo espone anche ad una condizione di assoluta precarietà: «Non portate borsa, né sacca, né sandali…». Il messaggero deve vivere la condizione del messaggio che porta. Se si annuncia che Dio è una tenera madre che abbraccia e allatta i suoi figli (tutti gli uomini), come si può dire tutto ciò se la vita è armata di difese e di protezioni, di prudenze e di preoccupazione per sé?! Anche per questo, il missionario si fa accogliere nelle case, per accogliere a sua volta, portando il dono della pace.

Gesù preventiva la possibilità della non accoglienza: Lui stesso l’ha sperimentata (vedi il Vangelo di domenica scorsa). Fa parte del mistero di iniquità del mondo: rifiutare chi, da povero, bussa alla tua porta («Non ne abbiamo per tutti… Non possiamo trascurare i nostri per dare a voi… Voi volete approfittare…»). Il cristiano sa che cosa vuol dire essere rifiutato, perché lo ha visto nel suo Signore. E sa anche che Dio non ha altri volti di quello di chi bussa alla tua porta: «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli» (Eb 13,1).

La reazione al rifiuto non deve essere di vendetta o di rivalsa, però è necessario denunciarlo in tutta la sua iniquità: «Quando entrerete una città e non vi accoglieranno, uscite nelle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata sotto i nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi”». Non si può accondiscendere in nessun modo né salvaguardare una certa relazione con chi rifiuta l’ospitalità: non si ha nulla in comune.
«Sappiate però che il regno di Dio è vicino»: il progetto umanizzante del Padre si compie lo stesso in Gesù Cristo. Non si fa bloccare dalla non accoglienza di certi mondi, che, però, in questo modo si auto escludono dal Regno.

La povertà e la piccolezza degli inviati diventano poi il mezzo attraverso il quale può manifestarsi la potenza dello Spirito di Dio: «I demoni si sottomettono a noi nel tuo nome». C’è una forza incredibile nell’assoluta debolezza. Perché la forza di Dio si manifesta sempre solo nella debolezza del credente. E poi perché, facendosi privi di qualsiasi appoggio umano, si possono raggiungere gli ultimi, cioè quelli che sono destinati ad essere primi nel regno di Dio. La povertà degli inviati è segno e testimonianza credibile del Regno che anch’essi attendono come realtà unica che dà vita. E questo atteggiamento dice la verità del loro annuncio.

A cura di Alberto Vianello – Monastero di Marango

Letture della
XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la pace.

Dal libro del profeta Isaìa
Is 66,10-14c

Rallegratevi con Gerusalemme,
esultate per essa tutti voi che l’amate.
Sfavillate con essa di gioia
tutti voi che per essa eravate in lutto.
Così sarete allattati e vi sazierete
al seno delle sue consolazioni;
succhierete e vi delizierete
al petto della sua gloria.
 
Perché così dice il Signore:
«Ecco, io farò scorrere verso di essa,
come un fiume, la pace;
come un torrente in piena, la gloria delle genti.
Voi sarete allattati e portati in braccio,
e sulle ginocchia sarete accarezzati.
Come una madre consola un figlio,
così io vi consolerò;
a Gerusalemme sarete consolati.
Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore,
le vostre ossa saranno rigogliose come l’erba.
La mano del Signore si farà conoscere ai suoi servi».

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 65 (66)
R. Acclamate Dio, voi tutti della terra.

Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode.
Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!». R.
 
«A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome».
Venite e vedete le opere di Dio,
terribile nel suo agire sugli uomini. R.
 
Egli cambiò il mare in terraferma;
passarono a piedi il fiume:
per questo in lui esultiamo di gioia.
Con la sua forza domina in eterno.
 
Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,
e narrerò quanto per me ha fatto.
Sia benedetto Dio,
che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia. R.

Seconda Lettura

Porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Gal 6,14-18

 
Fratelli, quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.
 
Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio.
 
D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.
 
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

Parola di Dio

Vangelo

La vostra pace scenderà su di lui.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,1-12.17-20

 
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
 
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
 
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
 
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
 
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Parola del Signore
 
Oppure forma breve:
La vostra pace scenderà su di lui.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,1-9

 
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
 
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
 
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
 
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Parola del Signore

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