Commento al Vangelo di domenica 5 Luglio 2020– mons. Giuseppe Mani

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Ti benedico Padre!

All’inizio del vangelo di questa domenica troviamo Gesù in Preghiera che sorprende discepoli per ciò che chiede al Padre. Avrebbe sorpreso chiunque se alla fine di una lezione si rallegrasse perché non tutti lo hanno capito ma soltanto alcuni. In termini statistici il suo è stato un successo a metà.

Ha sicuramente suscitato un entusiasmo di massa ma non una conversine di massa. Gesù ringrazia e si rallegra non per quelli che hanno capito ma per coloro che non hanno capito. I veri credenti non faranno mai numero e non saranno mai oggetto di statistiche. La ragione per cui i credenti capiscono non è la loro ingegnosità o le loro forze ma un dono, perché la fede è un dono.

Qual’ è la ragione per cui hanno capito? “Il piacere del Padre” e siccome è piaciuto al Padre piace anche a Lui. Questa compiacenza del Padre appare ogni volta che qualcuno rivela la profonda realtà del Figlio di Dio o che il Figlio lascia intravedere il Padre “Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui a cui il Figlio lo voglia rivelare”.

Questa compiacenza del Padre divide, almeno provvisoriamente, coloro che capiscono da coloro che non capiscono. Così nell’ uditorio di Gesù ci sono i saggi e i sapienti e dall’altra parte i piccoli.

I saggi e i sapienti hanno idee chiare sul Messia che aspettano e che immaginano vicino come un taumaturgo, un tribuno che sappia infiammare le folle, un capo che solleverà la nazione contro l’occupante romano, un re per Israele, il vero figlio di Davide.

Al contrario Gesù accetta di pagare le imposte all’impero romano e peggio ancora si dice amico dei pubblicani al soldo con l’occupante e dei peccatori. I delusi del Nazzareno dovevano essere molti. Anche tra i suoi discepoli che addirittura ancora dopo la sua resurrezione si chiedevano quando sarebbe stato restaurato il Regno di Israele. Alcuni ritengono che il movente di Giuda sarebbe stata la frustrazione politica a farlo metter in contatto con i sacerdoti.

La rivelazione è indirizzata ai “piccoli” e si compie da Cristo che è venuto come un giudeo povero, in un piccolo paese. Un uomo apparso in un punto del tempo e in un luogo in cui non si decideva la storia del mondo. Ascoltando la prima lettura: il re non viene su un carro da guerra o con un cavallo da battaglia, ma su di un asino, mezzo paesano di trasporto. E precisa pure che questo asino è piccolo. Tutto questo suggerisce la pace, non la violenza. Tutto il messaggio proclamato dal Cristo, la “rivelazione “ che porta è un piccolo messaggio, indegno dell’attenzione dei potenti. Di fatto non è col messaggio evangelico che si può stabilire una supremazia. Disgrazia supplementare: colui che rivela il Dio della Pace e la nullità della violenza è destinato ad essere sopraffatto dalla violenza. E anche questo fa parte del messaggio. Nella guerra santa con L’Islam, Maometto risulta il vincitore, Gesù il vinto. Così rivela la verità di Dio: è Colui che si offre nelle mani degli uomini. Coerenza totale: Dio. Il Cristo, il suo messaggio, i destinatari del messaggio, dall’alto in basso, tutto è povertà.

Le preferenze del Padre sono le Sue. Non hanno niente in comune con i favori di cui il mondo si circonda per il suo servizio e che prende per intelligenti e prudenti. Gesù lo aveva detto suscitando lo stupore degli apostoli: ”Lasciate che i fanciulli vengano a me perché di essi è il Regno dei cieli”. E insistendo ancora: “Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli”.

La seconda parte del vangelo si indirizza ai suoi discepoli, quindi a noi. “Imparate da me che sono mite e umile di cuore”. Ciò che Gesù apprezza del fanciullo sono la dolcezza, il bambino è incapace di resistere, e l’umiltà che è quella dell’amore che guadagna tutti i cuori. Importante per noi è che Gesù si pone come modello che possiamo imitare. Senza di lui corriamo il rischio di giocare ai bambini. L’infanzia a cui invita Gesù non è una forma di infantilismo. Potrebbe esserci il rischio di giocare agli umili con atteggiamenti voluti, niente di più ridicolo. La vera umiltà è quella della Vergine Maria che “Ha guardato l’umiltà della sua serva che Magnifica il Signore”.

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