Commento al Vangelo di domenica 5 Aprile 2020 (Mt 26, 14-27,66) – Paolo Curtaz

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Il commento al Vangelo di domenica 5 aprile 2020 – Anno A, a cura di Paolo Curtaz. Qui di seguito il testo ed il video.

Morire per rinascere

È dura, lo sappiamo bene.

Sono passate tre settimane, ma ancora non vediamo la fine di questo tempo di quarantena. Ma la quaresima, intanto, sta finendo, entriamo nella grande settimana. E sentiamo il bisogno urgente di resurrezione.

Siamo chiamati a restare in casa per proteggere i più deboli e permettere al nostro sistema sanitario di non implodere. Accanto ad atti di eroismo, di pazienza e di abnegazione, assistiamo, sgomenti, ad atteggiamenti di piccineria, di meschinità, di egoismo infantile.

Ce la faremo, certo. Ma solo se facciamo qualcosa, nel frattempo, solo se prendiamo sul serio questa opportunità faticosa e dolente. Non per lamentarci ancora e ancora, non per continuare a fare le vittime, non per lasciarci distruggere dalla paura.

E arriva la domenica della Palme. Arriva la Parola ad illuminare. A dare senso, a convertire, a consolare, a colmare.

A ritrovarci in quella tragedia che ha cambiato il corso della Storia.

E che potrebbe cambiare la nostra.

Per questo siamo arrivati sin qui.

Link al video

Affanno cui ha cercato di porre un argine questo tempo di verità e di essenzialità.

Ci mischiamo fra la folla, lo vediamo scendere da Betfage, in mezzo agli ulivi, attraversa il torrente Cedron. Cavalca un piccolo ciuchino, seguito e preceduto dai bambini che ridono e corrono come dei matti. Qualche adulto prende dei rami d’ulivo e li agita davanti a lui.

Osanna! Grida qualcuno.

Osanna! Rispondo altri. Sorridono i discepoli. Sorride, il Maestro.

Non ci sono i sommi sacerdoti, né i farisei. Nessuno scriba, né dottore della Legge.

Nessun sapiente. Nessun dotto.

Sorride, Gesù. E noi con lui, passeggiando accanto alla strada.

Osanna mite Messia. Osanna re che non ti prendi troppo seriamente.

Guerriero da burla, condottiero da barzelletta.

Osanna Dio che accetti di entrare nelle nostre vite. Osanna Dio che stai per morire.

Misura

È questa la misura, il segno, il vertice.

Il compimento di quel percorso assurdo che da Nazareth lo ha portato fino a qui. Un percorso che dalla folla plaudente è arrivato a infrangersi contro la durezza del potere religioso che non cede il passo, che non si commuove, che non si converte.

È lontana la Galilea. Lontani gli amici.

I pochi rimasti, qui, non contano nulla. Quelli che lo seguono ancora non conoscono la posta in gioco.

Meglio che muoia uno per tutti, aveva sentenziato il Sommo Sacerdote.

Meglio far fuori questo scapestrato ed irrequieto profeta improvvisato piuttosto che vedere Roma riprendere in mano il bastone.

Idiota di un Caifa. Davvero Gesù morirà per tutti. Per me.

Ha fatto ciò che poteva fare, Gesù. Parlato, amato, guarito, condiviso.

E convertito, abbracciato, sorriso.

Cos’altro può dare per convincerci di sé e di Dio?

Solo una cosa. Far vincere i suoi avversari.

Rilanciare. Morire.

Per farci superare la paura della morte. Per farci entrare in una nuova dimensione, pavidi credenti scossi da un’epidemia, canne incrinate e fiammelle tremolanti che siamo.

È Lui che prende tutto in mano. Lui che rincuora, salva, scuote. Si dona.

Altro

Altro è predicare, altro pendere da una croce.

Altro convincere o fondare una religione, altro restare appesi fino ad esalare l’ultimo respiro.

Gesù è disposto a morire per mostrare la verità dei suoi gesti. Morire per mostrare ad ogni uomo chi è veramente Dio.

Il suo amore ci salva, non il suo dolore. Un amore che manifesta, che mette a nudo, che scuote e stupisce.

La croce diventa, allora, l’ultimo sì detto al Padre. E all’uomo.

L’ultimo tentativo gravido e fecondo di manifestare Dio.

Capirà l’uomo? Capiremo?

Sincrono

Ora dopo ora, questa settimana, seguiremo l’ultima settimana del Maestro.

Mettendoci al suo fianco, accanto, senza far rumore.

Silenziosi, riflessivi, stupiti, storditi, commossi.

Nel chiuso delle nostra case, combattendo la fatica di dover stare immobili, ancora.

A vagliarla, questa fede. A purificarla col fuoco della pazienza.

Una Pasqua a distanza. Una Pasqua in quarantena.

Inattesa, forte, destabilizzante.

Per dire che la Chiesa è viva. Ma solo se la teniamo viva. Solo se, nelle nostra case, come hanno fatto i primi cristiani, come hanno saputo fare le comunità del Giappone, del Vietnam, del Madagascar, per decenni senza l’eucarestia, saremo noi la Chiesa.

Sapremo leggere la Parola, meditarla, scrutarla.

E pregare.

Passio

Non ci avviciniamo alla croce per solleticare le nostre emozioni e giustificare i dolori che, invece, Dio ci chiede di superare. Non lo facciamo per proiettare sul crocefisso le nostre frustrazioni che acquistano dignità se condivise con Dio. Non offendiamo la croce di Cristo pensando di essere anche noi dei cirenei solo perché affrontiamo qualche inevitabile difficoltà.

Restiamo ai piedi della croce per imparare ad amare.

E a fuggire il dolore inutile.

E a lasciarci convertire dallo spettacolo di un Dio che muore per amore.

 

Buona settimana santa.

Così strana. Così vera.

Fatevi trovare.


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