Commento al Vangelo di domenica 4 dicembre 2011 – padre Bruno Secondin

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In questa seconda Domenica di Avvento la Liturgia ci propone l’inizio del Vangelo secondo Marco in cui Giovanni proclama, nel deserto, un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, secondo la profezia di Isaia:

«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri».

Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del carmelitano, padre Bruno Secondin, docente di Teologia spirituale alla Pontificia Università Gregoriana:

Due temi fondamentali intrecciati fra loro nell’incipit del Vangelo di Marco. Il primo versetto fa da titolo di tutto il testo del Vangelo, ma anche imposta il contenuto sotto un profilo specifico: tutto quello che è scritto è inizio del Vangelo. Parole e gesti, passione e risurrezione, tutto è “buona novella” che viene seminata, è storia umana di Gesù che si fa bella notizia, è avventura di trasformazione ancora aperta e feconda. Per prima cosa allora capire che non ci troviamo solo davanti all’apertura di un libro, ma all’affermazione di una presenza trasformante (vangelo appunto) che tutto agita. La seconda cosa che appare evidente: la corrente vitale della buona novella recupera antiche immagini e dà loro senso pieno e nuovo. Così è per la famosa frase di Isaia sulla voce che grida nel deserto: non ha cessato di interpellare, e non ha cessato di prendere concretezza nei messaggeri che la servono. E il messaggero per antonomasia ora è Giovanni il Battezzatore, che si è auto-emarginato nel deserto. Eppure anche da là sa scuotere la città e smuovere le coscienze con parole rudi e severe. Uomo di austera vita che sa segnalare a tutti la novità imminente, ed esige conversione. Ma bisogna riconoscere le colpe e implorare un rinnovamento radicale: col fuoco dello Spirito bisogna essere battezzati per vivere in novità.

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