Commento al Vangelo di domenica 4 Agosto 2019 – Paolo Curtaz

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Il commento al Vangelo di domenica 4 Agosto 2019 – Anno C, a cura di Paolo Curtaz. Qui di seguito il testo ed il video.

Della tenerezza di Dio

Quanto sarebbe meglio se Gesù non si fosse tenuto così sul vago!

E ci avesse spiegato per filo e per segno cosa fare in determinate situazioni. Una sorta di protocollo da seguire. Macché. Tante, troppe lacune, silenzi, spazi bianchi.

Si certo, ci ha chiesto di amare, ma cosa significa per una coppia omosessuale? O per chi vive sulla pelle una fragilità invincibile?

E di riconoscerlo nel volto del fratello più povero. Ma come si concilia questa affermazione con la situazione complessa dell’immigrazione selvaggia? E come ci si comporta davanti al povero, sì, ma reso tale dalla propria pigrizia e scempiaggine?

E di annunciare il Vangelo ad ogni persona, d’accordo. Ma qui in parrocchia il problema sono gli orari delle messe e dei catechismi, il maldipancia per le unità pastorali, mica per l’ansia di diffondere il Vangelo.

Avete ragione.

Quel pezzo di strada lì, la fatica di passare dall’impianto generale alle scelte concrete, pastorali, economiche, politiche, lo dobbiamo proprio fare noi.

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Dì a mio fratello

Ne sa qualcosa il simpatico discepoli che, ovviamente sperando che Gesù gli dia ragione, lo coinvolge per convincere il fratello a dargli la sua parte di eredità. Lo capisco, povero. Ho visto famiglie sbranarsi per questioni di eredità. Togliersi le maschere davanti a qualche migliaia di euro. Allora vince il prepotente, cede il debole e il conciliante.

Ma Gesù non si lascia tirare in ballo.

Siamo capaci da soli a capire cosa è giusto.

Vabbè.

No, grazie

Gesù declina l’invito a schierarsi.

No, grazie: possiamo benissimo capire da noi cosa è giusto fare.

No, grazie: Dio ci ha creati sufficientemente intelligenti per risolvere ogni questione pratica.

No, grazie: smettiamola di chiedere a Dio di fare ciò che potremmo fare benissimo da soli.

No, grazie: Dio ci tratta da adulti, evitiamo di considerarlo come un preside che ci risolve i guai.

No, grazie: Dio non ci allaccia le scarpe, né ci soffia il naso come con i bambini piccoli, né ci risolve i problemi che riusciamo a risolvere benissimo da noi stessi.

Il mondo ha una sua armonia, una sua logica, delle leggi che – in ultima analisi – dipendono da Dio, ma che funzionano da sé.

Dio non si alza al mattino per dare un giro di manovella perché il mondo si metta in moto, lo ha creato pieno di intelligenza e di bellezza, a noi di scoprirne le leggi intrinseche.

L’atteggiamento della Bibbia, a questo proposito, è adulto e maturo: riconosce in Dio l’origine di ogni cosa, ma lascia all’uomo la capacità di gestire il creato. Non occorre sfogliare la Scrittura per sapere cosa è bene per l’economia, la giustizia, la pace, la solidarietà, è sufficiente ascoltare il nostro cuore, la nostra coscienza illuminata.

Bramosia

Gesù approfitta della domanda per richiamare i due fratelli, e noi, ad una scomoda verità: la bramosia ci domina. Il desiderio di possedere, di controllare, di contenere.

Possedere denari, oggetti preziosi, cose di cui vantarsi.

Ma, anche, possedere e controllare persone. Mogli, mariti, figli, genitori.

La cupidigia rischia di infettare la nostra visione del mondo. Di sprofondarci nell’ansia, nell’insonnia, come fa notare sagacemente il Qoelet, nella preoccupazione.

Meccanismo subdolo, quello del possedere.

Non ho mai incontrato nessuno né mai incontrerò, che mi dicesse esplicitamente di vivere per accumulare. Abbiamo sempre mille giustificazioni: uno standard di vita più elevato, la vecchiaia, gli imprevisti…

E va bene, ci sta.

Gesù non è un pauperista, non ce l’ha con i ricchi, non è invidioso.

Ci ammonisce: attento, discepolo, la ricchezza promette ciò che non può mantenere. La felicità.

Dio solo colma il nostro cuore. Dio solo.

Gesù, paradossalmente, è molto libero a tal proposito: non dice che la ricchezza è una cosa sporca.

Dice solo che è pericolosa.

E, nella Bibbia, il messaggio è semplice: la ricchezza è sempre dono di Dio. E la povertà è sempre responsabilità del ricco che non sa condividere.

Svegliamoci, amici.

Il povero ricco

Guardate al pover’uomo della parabola: un gran lavoratore, non ci viene descritto come un disonesto, né come un avido, anzi, fa tenerezza la sua preoccupazione di far fruttare bene i suoi guadagni per poi goderseli in pace… La sua morte non è una punizione, ma un evento possibile, sempre nell’ordine delle autonomie delle cose di cui sopra.

Chissà: forse troppo stress, troppo lavoro, troppe sigarette sono all’origine della sua morte improvvisa, non certo l’azione di Dio.

Gesù ci ammonisce: la ricchezza ci illude che possedere servirà a colmare il nostro cuore.

Come leggiamo nell’acida riflessione del Qoelet, anche noi constatiamo come sia inutile affannarsi ad accumulare ricchezze di cui altri godranno. Accogliendo l’invito di Paolo, se davvero abbiamo incontrato Cristo, l’ordine delle nostre priorità è cambiato nel profondo.

 

La Parola di propone un grande esame di coscienza collettivo, senza farci inutili sensi di colpa, proponendoci essenzialità nel gestire le cose della terra, assoluta correttezza per chi, nelle comunità, deve gestire il denaro a servizio dell’annuncio del Regno.

Andiamo all’essenziale, come il Signore ci chiede, lasciamo che siano le cose importanti a guidare la nostra vita, le nostre scelte.

Non di soldi, ma di ben altre ricchezze ha bisogno il nostro cuore, di beni immensi, di tesori infiniti. Della tenerezza di Dio.

Letture della
XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica.

Dal libro del Qoèlet
Qo 1,2; 2,21-23

 
Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità: tutto è vanità.
 
Chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e un grande male.
 
Infatti, quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa. Anche questo è vanità!
Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 89 (90)
R. Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.

Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte. R.
 
Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca. R.
 
Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi! R.
 
Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda. R.

Seconda Lettura

Cercate le cose di lassù, dove è Cristo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Col 3,1-5.9-11

 
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
 
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.
 
Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria.
 
Non dite menzogne gli uni agli altri: vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato.
 
Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti.

Parola di Dio

Vangelo

Quello che hai preparato, di chi sarà?

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12, 13-21

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Parola di Dio