Commento al Vangelo di domenica 30 Giugno 2019 – Comunità Monastica Ss. Trinità

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Cammino, sequela, viaggio, itinerario… C’è uno spostamento – quello spaziale diviene simbolo di quello esistenziale – da compiere per dirsi credenti. I brani biblici oggi sottoposti alla nostra riflessione e preghiera colgono più l’atto interiore della decisione che il cammino stesso, mettono a fuoco il primo momento dell’itinerario, l’elaborazione intima personale.

Facendo peraltro emergere immediatamente, insieme a speranze e attese, difficoltà, resistenze e timori. Più che a una revisione successiva degli avvenimenti, siamo invitati a porre attenzione ai primi desideri che si affacciano alla coscienza dell’aspirante discepolo.

È Gesù stesso il primo a porsi in questa determinazione. L’evangelista Luca afferma – segnando una svolta anche strutturale nel piano complessivo del suo intero racconto – che «prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme» (9,51). La vita riserva sempre numerose sorprese e con gli imprevisti ognuno di noi deve fare fin da subito i conti: saper trarre lezione e stimolo da tutto ciò è segno di maturità e realismo.

Eppure, anche se le cose poi non vanno come ci si era aspettati, è necessaria una decisione anteriore e interiore che motiva e prepara alla disponibilità di ciò che… non avevamo previsto! Se Gesù, nel suo ministero pubblico, ha fino ad ora compiuto un itinerario apparentemente circolare, senza meta, ora sembra ben determinato ad assumerne una precisa. Gesù sembra abitato anche da una certa fretta: qualcosa lo urge interiormente e un luogo – Gerusalemme – sembra attrarlo a sé come una calamita.

Non si tratta però di giungere al più presto in un luogo fisico – in tal caso le compagnie turistiche e aeree risulterebbe le migliori discepole del vangelo! – ma di raggiungere una più completa elaborazione interiore, così che il viaggio, con tutte le sue imprevedibili tappe, acquisti uno spessore esistenziale maggiore. Questo orientamento è tanto necessario e radicale che nemmeno le difficoltà o i fallimenti che certamente si incontreranno possono definitivamente sovvertirlo.

Ci si potrà ravvedere su alcune scelte o su certi atteggiamenti, si potrà riflettere sugli avvenimenti occorsi facendone motivo di ulteriore maturazione e adesione alla realtà, ma tutto ciò non potrà bloccare o impedire lo svolgersi del viaggio, come attesta l’esperienza in terra di Samaria immediatamente riferita (cfr. 9,52-56).

Il cosiddetto racconto della vocazione di Eliseo e la seconda parte del brano lucano sottopongono alla nostra meditazione alcuni ‘casi storici’ di inizio del cammino di sequela del Signore. Sia che si tratti di rispondere a un appello esplicito proveniente da chi è già in cammino (cfr. 1Re 19,19-20; Lc 9,59-60) o di accogliere un richiamo interiore che si manifesta in una volontaria generosità (cfr. Lc 9,57-58.61-62), nessuno è lodato né incoraggiato; piuttosto vengono immediatamente espresse possibili prossime difficoltà o sono comunicate ulteriori esigenze del cammino stesso.

In fondo, viene subito richiesto un ‘supplemento’ di libertà (cfr. Gal 5,13), quasi a visualizzare come la sequela reale è sempre al di là di ogni nostra pur buona e necessaria apertura:  si potrebbe forse arrivare a dire che stare dietro al Signore è faccenda nostra ma anche del Signore stesso, che deve aprire un ulteriore varco nella nostra adesione al vangelo. La sintesi magnifica di tutta la parola di Dio, che Paolo esprime nella seconda lettura in quel «amerai il prossimo tuo come te stesso» (Gal 5,14), appare subito impegnativa, esigente ma anche fortemente liberante.

Sia che si tratti di rinunciare a una qualche ‘comodità’, di saper dare un ordine nuovo alle priorità della vita o di saper portare la solitudine e reggere alla durata di un impegno definitivo, è solo lo Spirito che  può realizzare le nostre aspettative oltre i nostri stessi desideri. «Camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste» (Gal 5,16-17).

La sequela diviene questione eminentemente interiore, dove non è più possibile scaricare sugli altri, sulle vicende della vita, sugli imprevisti il proprio fallimento. Si tratta di affidarsi con totalità allo Spirito e giocarsi con quella determinazione che il Signore ci domanda e ci testimonia. «Se vi lasciate guidare dallo Spirito…» (Gal 5,18).

Fonte: Monastero Dumenza

Letture della
XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Eliseo si alzò e seguì Elìa.

Dal primo libro dei Re
1 Re 19,16b.19-21

In quei giorni, il Signore disse a Elìa: «Ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto».
 
Partito di lì, Elìa trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elìa, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello.
Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elìa, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elìa disse: «Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te».
 
Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elìa, entrando al suo servizio

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 15 (16)
R. Sei tu, Signore, l’unico mio bene.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. R.
 
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. R.
 
Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. R.
 
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R.

Seconda Lettura

Siete stati chiamati alla libertà.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Gal 5,1.13-18

Fratelli, Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.
 
Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Ma se vi mordete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!
 
Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.

Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge.

Parola di Dio

Vangelo

Prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9,51-62

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
 
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
 
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
 
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
 
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

Parola del Signore

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