Commento al Vangelo di domenica 3 Ottobre 2021 – p. Alessandro Cortesi op

69
p. Alessandro Cortesi op

Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose ‘santa Caterina da Siena’ a Firenze. Direttore del Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira – Firenze.

I primi capitoli di Genesi costituiscono una grande riflessione presentata con il linguaggio del mito sulla condizione umana e sulle sue fondamentali esperienze. Nel mezzo dell’opera creativa proveniente dalle mani di Dio, e di cui è parte, l’essere umano, l’Adam – il terreno ‘tratto dalla terra’ – vive una profonda solitudine esistenziale: può dare il nome agli esseri viventi, essere custode e pastore di un mondo che comprende varietà meravigliose di rocce, animali e piante ma percepisce la mancanza di “un aiuto simile”. Senza qualcuno che ‘gli stia di fronte’ nella parità, non può attuare quello scambio di parola, quella condivisione di vita, quel dialogo in cui ritrovare il senso della vita nell’accoglienza reciproca e nel cammino comune.

Le prime pagine di Genesi descrivono così la condizione umana e nel racconto richiamano al dono di una presenza che risponde a questa sete profonda e porta ad uscire dalla solitudine: mentre Adam dorme Dio agisce e gli fa trovare una presenza accanto, un ‘tu’ in cui riconoscersi, rispecchiarsi, con cui vivere la meraviglia dell’amore. Il sonno è grande metafora del non sapere perché momento in cui la lucidità viene meno: nel sonno che è spazio dell’agire di Dio, si apre unanovità. La presenza nuova di fronte a lui per Adam rimane mistero di gratuità: non sa da dove viene e non è e non potrà mai essere in suo possesso e nel suo dominio. La presenza uguale e diversa, ritrovata come dono stupefacente e inatteso, accanto, è appunto dono gratuito che reca in sé il tocco di Dio. Ed è anche parte di se stesso: nel cammino dell’incontro potrà così scoprire l’altro, diverso, ma anche ritrovare se stesso: solo nel rapporto potrà scorgere il volto dell’umano intero. Nello stesso tempo questa presenza dono gli sta di fronte, in una diversità irriducibile. E’ simile, ‘carne della mia carne, osso dalle mie ossa’, simile nel corpo e nell’interiorità, eppure profondamente diversa e altra, non assimilabile, da accogliere e incontrare sempre nuovamente. Da qui la bellezza e la fatica della comunicazione.

L’Adam tratto dalla terra risponde a questo dono con un inno di gioia e meraviglia: “…la si chiamerà donna (isha’) perché dall’uomo (ish) è stata tolta”. Il gioco di parole della lingua ebraica esrpime la medesima radice e nello stesso tempo la diversità dei due. E’ espressione della medesima condizione e della condivisione che si apre come chiamata. Nell’inno di gioia Adam scopre la sua identità più profonda e originaria: “In principio Dio creò l’umano, maschio e femmina li creò…” All’inizio Dio crea un principio unico, in cui ish (uomo) e isha’ (donna) formano una sola cosa.

Da questo dono e disegno, che sta al principio, sorge la vocazione per ogni uomo e donna, all’incontro, a compiere nell’esistenza il sogno di un’unità sempre da ricercare, nello star di fronte come ‘diversi’ e come ‘simili’.

“Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una carne sola”. La ‘carne’ che l’uomo e la donna sono chiamati a realizzare come unità è la vita che si esprime nelle diverse dimensioni.

Di fronte alla domanda sulla questione del ripudio Gesù rinvia a quel racconto del principio e richiama al disegno originario di Dio. La questione del ripudio era un tema trattato nelle dispute religiose del tempo, vedeva la possibilità del ripudio solo della donna attuandolo addirittura per futili motivi, e poneva così le donne in una condizione di discriminazione e inferiorità. Gesù non si lascia ingabbiare nelle prescrizioni di una legge che rischia sempre di rimanere indifferente alle storie delle persone. Richiama alla chiamata ed alla responsabilità dello stare di fronte all’altro e di fronte a Dio. Ciò implica aprirsi all’azione del ‘Dio che congiunge’, che ha un progetto di amore e non si lascia rinchiudere ma apre a vivere la ricerca mai compiuta di vivere in modo autentico l’amore nella responsabilità che coinvolge le coscienze di fronte a Lui.

Alessandro Cortesi op

Articolo precedenteDon Luciano Condina – Commento al Vangelo del 3 Ottobre 2021
Articolo successivoCommento al Vangelo di domenica 3 Ottobre 2021 – mons. Giuseppe Mani