Commento al Vangelo di domenica 3 Novembre 2019 – Paolo Curtaz

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Il commento al Vangelo di domenica 3 Novembre 2019 – Anno C, a cura di Paolo Curtaz. Qui di seguito il testo ed il video.

Zaccheo il curioso

Ha imparato a indurire il cuore, per forza. Ha fatto di necessità virtù.

Collabora con l’odiato invasore romano. E appalta le tasse. E dei pubblicani è un capo.

Tutti lo temono, a Gerico, lo odiano. Ma non esprimono il loro pensiero.

Ed è ricco. Il peccato dei peccati, da sempre. La fonte di ogni invidia. Specie per uno che la ricchezza l’ha rubata ai vicini di casa. Che subiscono.

Non sappiamo altro di lui: nulla sul suo carattere, sui suoi sogni, sulle sue amicizie, sulla sua fede.

Probabilmente non ha possibilità o tempo per occuparsi di Dio.

E, comunque, non potrebbe entrare in una sinagoga o nel tempio.

Ha un suo ruolo, non si scappa. È un ricco e capo dei pubblicani.

Ma è immensamente curioso. Vuole vedere Gesù.

Averne.

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Curiosi

Zaccheo ha saputo del passaggio del profeta.

Non che la cosa lo riguardi più di tanto: i farisei e gli scribi che conosce, di solito, insultano e tengono distanti i pubblicani, non scherziamo. Zaccheo sa bene di essere un pubblico peccatore, non ha nessuna possibilità di salvezza.

Se anche il Messia venisse, Zaccheo rimarrebbe fuori dalla porta della festa.

In compagnia dei pastori. Della samaritana. Della donna emorroissa.

Ma è curioso.

Cercava di vedere, annota Luca. È la ricerca il cuore pulsante di questo incontro.

Zaccheo cerca Gesù che lo cerca. E si incontreranno.

Siamo ciò che desideriamo. Siamo ciò che cerchiamo.

E nulla, peccato, giudizio, senso di colpa, rabbia, ci può tenere lontano dal desiderio.

La sua curiosità ha un obiettivo specifico: il Nazareno.

Non è curiosità fine a sé stessa, lui non vuole soddisfare il suo quarto d’ora di delirio mistico.

La ricerca di senso, la curiosità, va orientata e nutrita. Zaccheo ha intuito che Gesù ha a che fare con la sua felicità. E osa.

Zaccheo vuole vedere Gesù, punto. Se ne è degno, se è pronto, se capisce dove lo porterà questo incontro, se è moralmente accettabile a Dio, proprio non gli importa.

Ostacoli

I suoi concittadini, vedutolo, attuano una piccola vendetta.

Gli impediscono di vedere. Fanno muro.

È basso di statura, Zaccheo, chissà quanto è stato denigrato da bambino per quel limite. E quanta rabbia ha sfogato vendicandosi sui suoi concittadini protetto dall’aquila romana.

Ma, ora, non riesce a vedere. Un muro di gente gli impedisce di vedere Gesù.

Schiene, non volti.

Come accade anche a noi. Troppi soffocano la nostra curiosità. Anche, Dio non voglia, nella Chiesa.

Persone che non hanno risposte e che negano la possibilità di fare domande.

Cristiani convinti di essere i detentori della verità. E impongono dazi ai cercatori. E frontiere.

Profeti del nulla, non vogliono che ci mettiamo in cammino per giustificare il loro fallimento.

Temo una Chiesa che diventa muro.

Temo di diventare ostacolo ai cercatori di Dio.

Avanti

Zaccheo sembra non avere soluzioni. Potrebbe girare i tacchi e tornarsene a casa.

Come molti, oggi, che gettano la spugna alla prima difficoltà.

Corre avanti, invece.

Zaccheo trova una soluzione semplice davanti al muro di folla che aspetta Gesù: salirà su un albero. Su di un sicomoro, per la precisione.

Questa è la Chiesa che abita il sogno di Dio: albero, non muro.

Albero sul cui tronco si arrampicano i curiosi per vedere passare Gesù. E pazienza se qualche rametto si spezza nella foga.

Siamo l’albero che accoglie chi vuole salire in alto, staccarsi da terra, per vedere passare il Signore.

Fichi

La Bibbia ci dice che il sicomoro, albero sempre verde che non cresce in Europa, fa parte della famiglia dei fichi. I rabbini insegnavano o studiavano sotto il fico e alcuni paragonavano la Torah al fico per via della dolcezza del suo frutto. A nessuno sfugge che Natanaele, nel vangelo di Giovanni, è chiamato da Gesù mentre sta sotto un fico (Gv 1,28).

È ben nascosto, Zaccheo. Il fogliame lo protegge: può vedere senza essere visto. O così pensa.

Appena giunto al luogo dell’appuntamento, all’albero, Gesù alza gli occhi e lo vede.

Zaccheo!

Lo chiama per nome, lo conosce, sa bene chi è.

Gli altri vedono un peccatore. Il Maestro vede la sua anima pura, come lascia intendere il nome Zaccheo.

Ha preso l’iniziativa, il Signore, ha polverizzato con una frase ogni dubbio, resistenza, colpa.

Oggi deve andare da Zaccheo.

Oggi: ogni giorno, ogni oggi è il giorno in cui possiamo accogliere il Signore in casa nostra.

Anche se non ne siamo degni, anche se tentenniamo, anche se non abbiamo nulla di pronto da offrirgli. Nessun giusto sarebbe mai entrato nella casa di un peccatore. Eccetto Gesù.

Fico maturo

Scende in fretta, Zaccheo,  letteralmente si precipita, cade come un frutto maturo.

È accaduto l’inaudito: il Rabbì che tutti aspettavano, si è accorto di lui e ha chiesto di andare a casa sua. Non si è sbagliato, non lo ha confuso con un altro: lo ha chiamato per nome.

È tutto talmente esagerato che anche Zaccheo esagera e si rovina: regala la metà dei suoi soldi ai poveri. E sia.

Poi restituisce quattro volte tanto a coloro ai quali ha rubato, cioè a tutti. La metà di quello che ha non basterà certo a rimborsare il quadruplo di ciò che ha rubato! Pazienza: ora ha il tesoro.

Perderà tutto perché ha trovato il tesoro nascosto nel campo (Mt 13,44). Che gli importa?

 

Dio precede e suscita la nostra conversione. L’incontro con Dio ci cambia la vita.

Zaccheo contraddice il nostro modo di pensare: di solito parliamo di contrizione e di pentimento per meritare il perdono di Dio.

Pecco, mi pento, Dio mi perdona, questa è la sequenza corretta.

Gesù scardina questa sequenza: pecco, Dio mi perdona, quindi mi pento.

Non pone condizioni a Zaccheo. Dio lo ama, mi ama, a prescindere.

Zaccheo sa benissimo di essere un delinquente, non ha bisogno che qualcuno glielo ricordi.

Ha bisogno che qualcuno creda in lui.

Che creda nella possibilità di cambiare senza condizione, a prescindere.

L’amore scatena in noi energie inattese e nascoste.

Così accade a Zaccheo, che ora diventa discepolo. E che discepolo.

Letture della
XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Hai compassione di tutti, perché ami tutte le cose che esistono.

Dal libro della Sapienza
Sap 11,22 – 12,2

 
Signore, tutto il mondo, infatti, davanti a te è come polvere sulla bilancia,
come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.
 
Hai compassione di tutti, perché tutto puoi,
chiudi gli occhi sui peccati degli uomini,
aspettando il loro pentimento.
 
Tu infatti ami tutte le cose che esistono
e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato;
se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata.
 
Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta?
Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza?
 
Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue,
Signore, amante della vita.
Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose.
 
Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano
e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato,
perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore.
Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 144 (145)
R. Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre. R.
 
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R.
 
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. R.
 
Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto. R.
 

Seconda Lettura

Sia glorificato il nome di Cristo in voi, e voi in lui.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
2 Ts 1,11 – 2,2

 
Fratelli,  preghiamo continuamente per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e, con la sua potenza, porti a compimento ogni proposito di bene e l’opera della vostra fede, perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo.
 
Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente.

Parola di Dio

Vangelo

Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 19,1-10

 
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
 
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
 
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
 
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Parola del Signore

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