Commento al Vangelo di domenica 3 Gennaio 2021 – Paolo Curtaz

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Il commento al Vangelo di domenica 3 gennaio 2021 – Anno B, a cura di Paolo Curtaz. Qui di seguito il testo ed il video.

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Siamo a buon punto, sul serio.

Ci siamo preparati, forse come non mai, a questo che è il più anomalo Natale della nostra vita. Siamo riusciti, spero, a non lasciarci intristire dalla situazione, dai morti, dalle incertezza, dall’assenza degli abbracci. E abbiamo salutato il nuovo anno quasi con pudore, senza gli eccessi che hanno caratterizzato gli ultimi anni.

Sarà comunque un anno duro, almeno nel primo semestre e l’incertezza regna sovrana.

E ora, alla fine di questo brevissimo e intenso tempo di Natale, siamo chiamati a fare sintesi, a salire di ottava, ad andare oltre, a capire, infine.

Prima di noi, discepoli e discepole del Signore lo hanno fatto, nell’entusiasmo e nell’euforia della scoperta, dopo la resurrezione del Maestro, rileggendo gli eventi, decriptando il codice, svelando l’enigma nascosto nei secoli.

Dio è qui. Dio è in mezzo a noi. Ha assunto di se l’umanità.

Si è vestito di fragilità, l’unica cosa che non conosceva.

E Giovanni, il mistico, rilegge quanto accaduto e volge lo sguardo all’Eterno, alla logica di Dio.

Dio è ed è da sempre, ed è comunione, relazione, Trinità.

E Dio, nel suo Verbo, è sceso in mezzo a noi per rivelarsi, per raccontarsi, per dirsi.

Questo è ciò che è accaduto.

Solo.

Sei magnifico

Ma, come ci siamo detti più e più volte in questi giorni, la luce viene ma le tenebre non l’hanno voluta, non l’hanno accolta. Ma, nemmeno, l’hanno sconfitta.

È pieno di sangue il Natale che abbiamo riempito di zucchero e melassa. È il dramma di un Dio presente e di un uomo assente. Un dramma che si ripete nella vita di ogni uomo, di ciascuno di noi.

Guarda avanti, ora, Giovanni:

A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio.

L’ho accolto, certo che l’ho accolto. E sono diventato figlio di Dio.

Lo sono sempre stato, ma non lo sapevo.

Rincorrevo (elemosinavo) l’immagine di me che gli altri mi restituiscono. Quanta sofferenza mi ha creato e mi crea questo elemosinare, questo dipendere dal giudizio altrui!

Ma accogliere quel bambino, farmi grotta, greppia, offrire il mio cuore dolente come tabernacolo dell’Eterno, mi cambia la vita. Me la illumina.

Sono figlio di Dio. Solo!

E quando ne prendo coscienza la mia anima di innalza al cospetto di Dio.

Come ci ha ricordato magnificamente Papa Francesco in questo Natale:

Sì, Dio viene al mondo come figlio per renderci figli di Dio. Che dono stupendo! Oggi Dio ci meraviglia e dice a ciascuno di noi: “Tu sei una meraviglia”. Sorella, fratello, non perderti d’animo. Hai la tentazione di sentirti sbagliato? Dio ti dice: “No, sei mio figlio!” Hai la sensazione di non farcela, il timore di essere inadeguato, la paura di non uscire dal tunnel della prova? Dio ti dice: “Coraggio, sono con te”.

Gli occhi del cuore

Avremo tempo per accogliere ancora e meditare e riflettere. Se abbiamo deciso – era l’ora! – di iniziare il cammino di conoscenza della verità piena, dello sguardo sulle cose dalla prospettiva dell’Eterno. Ne abbiamo di strada da fare, ma non siamo soli. Non siamo più soli.

Come ci augura san Paolo:

Il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.

Essere figli di Dio significa scoprire la speranza che ci attende, nonostante le difficoltà, il Covid, lo scoraggiamento, la tenebra che a volte sembra prevalere. C’è un tesoro di gloria che ancora dobbiamo scoprire ma, per farlo, siamo invitati ad approfondire la conoscenza del Signore. E scoprire che egli ci sorride.

Come ha saputo fare Maria, la madre.

Benedizioni

Così benedirete gli Israeliti.

Possa tu vedere la luce del volto di Dio, lo splendore del suo volto, abbiamo letto il primo giorno dell’anno.

Far splendere il volto indica il sorriso di una persona: quando sorridiamo il nostro volto si illumina. Così oggi vi benedico: qualunque cosa accada in questi mesi, possiate cogliere il volto sorridente di Dio nella vostra vita, nelle vostre vicende, anche nelle vostre fatiche.

Dio sorride, ovvio. Chi ama, anche nelle avversità, sorride.

Il volto di Dio sorridente ci viene svelato dal neonato Gesù.

Dio sorride, non è imbronciato, né impenetrabile, né scostante, né innervosito.

Dio sorride, sempre. Il problema, semmai, siamo noi.

Nei momenti di fatica e di dolore non guardiamo verso Dio, ma verso noi stessi, verso il dolore, verso la parte oscura della realtà; siamo travolti dall’emozione, non riconosciamo in Dio nessun sorriso.

Non aspettatevi che Dio vi risolva io problemi, né che vi appiani la vita o ve la semplifichi.

La vita è mistero e come tale va accolta e rispettata e al discepolo la sofferenza non è evitata.

Ma se Dio vi sorride, sempre, significa che esiste un trucco che non vedo, una ragione che ignoro, un orizzonte oltre, altro, e allora mi fido.

Qualunque succeda nella tua vita, quest’anno, che Dio ti sorrida, fratello, sorella.

Fare ordine

Per accorgersi del sorriso di Dio occorre imitare l’adolescente Maria.

Maria, che festeggiamo con il titolo di “Madre di Dio”, è turbata dai troppi eventi che hanno caratterizzato l’ultima settimana: il parto in solitudine, l’essere lontana dalla sua casa, la sistemazione più che provvisoria, la visita dei loschi pastori. Cosa fa? Serba tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Meglio, Luca scrive che “prendeva i vari pezzi e cercava di ricomporli”.

Manca un centro nella nostra vita, siamo travolti dalla vita vissuta. Come il bucato ammucchiato nella bacinella, ci serve un filo a cui appendere tutte le cose ad asciugare.

Questo centro unificatore che è la fede ci è prezioso.

Perché non assumerci l’impegno in questo anno che inizia, di ripartire da Dio, di mettere l’ascolto della Parola e la meditazione al centro della nostra giornata?

Solo così ci accorgeremo che Dio ci sorride.

Ecco, ora siamo pronti.

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