Commento al Vangelo di domenica 27 Ottobre 2019 – Congregazione per il Clero – p. Gaetano Piccolo S.I.

667

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

Un gioco di specchi

Ci sono persone che spendono la loro vita a svalutare gli altri. Per andare avanti hanno bisogno di denigrare, nell’illusione che, abbassando l’altro, loro stessi si troveranno più in alto. In realtà, gli altri ci fanno sempre da specchio e il modo in cui entriamo in relazione svela quello che invece vorremmo nascondere. La vita è decisamente un gioco di specchi. L’evangelista Luca lo sa bene. Nel suo Vangelo infatti propone continuamente dei doppi, persone opposte che, stando l’una davanti all’altra, si svelano reciprocamente: Marta e Maria, Simone e la peccatrice, il Fariseo e il Pubblicano.

Il Fariseo, l’uomo che deve mostrare sempre una facciata di perfezione e di correttezza, ha paura di essere un peccatore come il Pubblicano. Il Pubblicano, da parte sua, è talmente peccatore che non ha la possibilità di nascondersi. Per allontanare da sé lo spettro del fallimento e dell’errore, il Fariseo accentua i suoi comportamenti irreprensibili, fino al punto però da non vedere più nient’altro che se stesso.

La sfiducia negli altri

Il Fariseo è l’uomo ossessionato dal proprio io. È talmente impegnato a costruire la propria immagine che distrugge ogni possibilità di relazione. Finisce pian piano con il restare solo, perché nessuno è adeguato a stare alla sua presenza, nemmeno Dio! Nella sua preghiera, il Fariseo si mette al posto di Dio, attribuisce a se stesso il nome che è solo di Dio: “Io sono”.

Per convincersi della sua perfezione, il Fariseo che è dentro di noi deve abbassare gli altri. Un onesto confronto distruggerebbe la sua sicurezza di essere il migliore. Per evitare tale paragone, il Fariseo parte sempre da un presupposto negativo sugli altri: tutti gli altri devono essere considerati cattivi e inaffidabili, perché questo è il solo modo per garantire la sua unicità.

E infatti dice di digiunare due volte alla settimana, sebbene la legge prescrivesse di digiunare una sola volta all’anno, nel giorno dell’espiazione (Lv 16,29). Ma il Fariseo digiuna anche per quelli che, secondo lui, non lo fanno. Allo stesso modo dice di pagare la decima su tutto, ma la legge prevedeva la decima solo su quello che viene venduto (Dt 12,17). Il Fariseo paga infatti la decima anche su quello che compra, nell’eventualità che chi gli ha venduto la merce non l’abbia fatto come avrebbe dovuto.

Nel suo delirio di perfezione, il Fariseo va a coprire tutti i possibili spazi vuoti lasciati dall’imperfezione che egli attribuisce agli altri. Una vita ossessionata dall’immagine della propria perfezione non può certo essere una vita riconciliata.

Riconoscere il proprio limite

Al contrario, il Pubblicano vede la sua vita così com’è. Il suo peccato è evidente, non saprebbe dove nasconderlo: le sue mani sono sporche dei soldi delle tasse, raccolte per di più in nome degli stranieri che opprimono il suo popolo, e sicuramente approfittando e rubando. Il Pubblicano si lascia vedere anche da Dio così com’è. Riconosce i suoi limiti, li accoglie, sa chiedere aiuto.

Chi riconosce il suo limite permette alle relazioni di vivere: il Pubblicano si ferma a distanza, cioè riconosce di stare alla presenza di un altro. Nel suo linguaggio l’Io lascia il posto al Tu. Riconoscere il proprio peccato, ci mette già in relazione con Dio. Per questo motivo, la vita del Pubblicano è una vita riconciliata.

Il modo in cui entriamo o meno in relazione con gli altri ci rivela, racconta molto di noi, al di là di quello che diciamo con le parole. La nostra vita parla. Gli altri ci fanno inevitabilmente da specchio e non ci servirà a nulla provare a distruggerli solo per non sentirci dire che non siamo i migliori.

Leggersi dentro

  • Sei disposto a riconoscere i tuoi limiti o tendi a nasconderli?
  • Quanto sei ossessionato dalla tua immagine?
  • Celebri periodicamente il Sacramento del Perdono?

don gaetano piccoloP. Gaetano Piccolo S.I.
Compagnia di Gesù (Societas Iesu)Fonte

Letture della
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

La preghiera del povero attraversa le nubi

Dal libro del Siràcide
Sir 35,15b-17.20-22a

 
Il Signore è giudice
e per lui non c’è preferenza di persone.
 
Non è parziale a danno del povero
e ascolta la preghiera dell’oppresso.
Non trascura la supplica dell’orfano,
né la vedova, quando si sfoga nel lamento.
Chi la soccorre è accolto con benevolenza,
la sua preghiera arriva fino alle nubi.
 
La preghiera del povero attraversa le nubi
né si quieta finché non sia arrivata;
non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto
e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito l’equità.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 33 (34)
R. Il povero grida e il Signore lo ascolta.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R.
 
Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.
Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce. R.
 
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia. R.

Seconda Lettura

Mi resta soltanto la corona di giustizia.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2 Tm 4,6-8.16-18

 
Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.
 
Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone.
 
Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio

Vangelo

Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18,9-14

 
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
 
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
 
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
 
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
 
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore