Commento al Vangelo di domenica 27 novembre 2011 – padre Bruno Secondin

In questa Prima Domenica di Avvento la Liturgia ci propone il passo del Vangelo in cui Gesù invita i discepoli a vegliare perché non sanno quando è il momento: “È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare”. Quindi ribadisce:

“Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!”.

Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del carmelitano, padre Bruno Secondin, docente di Teologia spirituale alla Pontificia Università Gregoriana:

Con un tono martellante, per tre volte si ripete in pochi versetti: Vegliate! Così si apre il nuovo anno liturgico e inizia l’Avvento. Anche le ultime domeniche avevano questa sottolineatura, ma sullo sfondo c’era il ritorno ultimo e glorioso del Signore, re dell’universo. La fine e l’inizio si tendono così la mano, si passano il testimone del richiamo ad una attesa, scrutando i segni dell’arrivo del Veniente. Ma l’orizzonte di senso proclamato dalle altre due letture della Messa della prima domenica di Avvento, dà una tonalità diversa alla pagina evangelica: più che sull’identità del Veniente, l’enfasi è sull’atteggiamento vigile di noi che attendiamo. È come se il Veniente fosse appena accennato, di cui però ha sete il cuore, mentre prima esso dominava la scena, come re e giudice, sposo e pastore. Ora l’attesa è sentita come bisogno che brucia dentro e fa sanguinare : ce ne parlano soprattutto Isaia e il Salmo 79. Ma lo stesso Vangelo ci chiede di fare attenzione, di aspettarci la venuta a qualsiasi ora. È proprio questo stile di attesa, questo non addormentarsi, lo stare all’erta per coglierne la presenza, per gioire, per fare comunione, che orienta subito passi e pensieri. È l’Avvento che si apre: tempo in cui si riprende il cammino, ma non tanto come ritorno da capo, quanto come nuova stagione di fedeltà più matura e generosa. Con occhi aperti e scrutatori, con cuore fiducioso che Dio sempre sorprende, con mani operose e solidali per dare forma e vita alla novità donata.

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