Commento al Vangelo di domenica 26 Aprile 2020– mons. Giuseppe Mani

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Due discepoli camminano. Dove vanno? A Emmaus. Dopo tante ricerche ancora non si sa esattamente dove sia Emmaus. L’incertezza del luogo è spiritualmente piena di senso. Emmaus è dappertutto e da nessuna parte. Quella strada ignota verso cui i due discepoli vanno è “la più larga strada del mondo”. Tutte le strade possono diventare strada per Emmaus dove ad un incrocio c’è” Dio in agguato”, come scrive Mauriac.

I due discepoli conversavano lungo la strada e mi permetto di sottolineare il verbo greco che usa l’evangelista Luca per dire cosa facevano l’un l’altro (omilouv} (Le 24,14,15), si “omeliavano”. E’ bene ricordare che un’omelia è etimologicamente una conversazione familiare. Non è un discorso compassato ne una dissertazione teologica o una quarta lettura, è una conversazione tra la Scrittura e il popolo di Dio. I discepoli di Emmaus parlavano di Gesù ormai morto e sepolto ma ancora oggetto di conversazione, la sostanza della loro tristezza: “speravamo che fosse il liberatore d’Israele … “

“Speravamo … ” Misuriamo questa speranza umiliata che è il peso di tanta gente di ieri e di oggi che “si battono il petto per lapidare il cielo”. La tentazione dei cristiani è spesso contro la pazienza e per questo proporre delle risposte anestetizzanti o immaginarsi di essere Dio per risolvere i problemi: “Se fossi stato io, il mio Dio, non mi sarei lasciato crocifiggere”, mi disse una bambina del catechismo.

Tutte le apparizioni in cui Gesù si manifesta dopo la resurrezione rispondono ad uno stesso schema: Gesù si manifesta sempre ad un gruppo o in funzione di un gruppo che dovrà essere informato della manifestazione avvenuta e in tutte le manifestazioni si nota con una certa insistenza il legame con l’Eucarestia che è il luogo privilegiato dell’incontro di fede con Cristo risorto attraverso i sensi spirituali. E anche il comportamento di Gesù è diverso da quello della sua vita pubblica. In questa scena mancano i miracoli che erano segno del frutto della redenzione, della grazia che comunicava, della salvezza spirituale che portava. Dopo la resurrezione non ci sono i segni di questo frutto ma il frutto stesso.

I due di Emmaus erano discepoli di Cristo, avevano ascoltato la sua parola ma non avevano capito niente. Avevano proiettato nella parola di Gesù le proprie concezioni, avevano immaginato un Messia trionfatore, vincitore dei nemici. Lo smacco era stato grosso per cui si erano staccati dal gruppo, separati dalla comunità. Avevano perso il fervore e la fede viva che li univa alla comunità di fede. Allontanati dal cenacolo erano entrati in un realismo che aveva rotto tutto, disperati perché vedevano infranti quelli che loro credevano essere i piani di Dio con la morte di Cristo. Infatti andavano” parlando e ragionando sugli ultimi avvenimenti che erano precipitati” Senza il minimo riferimento a Cristo vivo, avevano perso la fiducia in Lui.

Gesù in persona cominciò a camminare con loro ma non lo riconobbero. Mentre stavano camminando, separandosi dal gruppo del Cenacolo, dal gruppo ecclesiale, Gesù si avvicina come pellegrino e comincia la preparazione, la disposizione del cuore mettendo in azione tutta la sua umanità e divinità. E’ bello sentirlo conversare con ciascuno. Li ascolta con una ammirabile pazienza senza interromperli. Quando hanno finito di parlare comincia Gesù e li prepara alla fede citando le Scritture, ricordando la Parola di Dio rimasero incantati dalla sua Parola. Ascoltandolo gli si apriva un orizzonte che li riscaldava. Si era risvegliato in loro l’ottimismo e la simpatia tanto che arrivati vicino alla locanda lo pregarono di rimanere con loro e mentre si trovavano a tavola ripetè il gesto dell’ultima cena e gli si aprirono gli occhi. L’Eucarestia si converte in un raggio di luce che fa brillare il volto di Cristo. Era il gesto dell’Eucarestia o l’Eucarestia stessa. L’Eucarestia è il momento culminante della presenza di Cristo nella Chiesa. Dall’Eucarestia parte il fuoco, la carità, la viva fede.

“Lo riconobbero” Alla loro fede si aggiunse una fiamma di amore che non avevano avuto fino a quel momento. Cadde l’ostacolo che gli impediva di riconoscerlo. Lo conobbero e lo sentirono come il Cristo risuscitato. Li aveva preparati all’incontro col Cristo sacramentale.
A tutti coloro a cui apparve, in un primo momento non lo riconobbero. Sembra che Gesù debba risvegliargli dal sonno o togliere le bende dagli occhi. Non soltanto non riconoscono Gesù ma neppure le Scritture che parlano di lui. E’ Gesù stesso che ogni volta deve spiegare che colui di cui parlano le Scritture è lui, come dirà san Girolamo “Ignorare le scritture è ignorare Cristo”. Che le Scritture si riferiscono a Lui è provato da un segno “Il nostro cuore bruciava mentre Egli spiegava le Scritture”. Il “Cuore bruciante” è la prova che mentre facciamo la “Lectio divina” è Lui stesso in persona che ci parla.

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