Commento al Vangelo di domenica 26 Aprile 2020 – d. Giacomo Falco Brini

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Nello stesso grande giorno (Lc 24,13), il giorno fatto dal Signore (Sal 118,24), il giorno in cui tutto è cambiato, due discepoli di Gesù si allontanano da Gerusalemme, mentre parlano tra loro di quel che lì è accaduto. Mentre camminano, il Maestro si affianca a loro ma non è riconosciuto. Così accade al nostro discutere, al nostro conversare quando siamo tutti concentrati a dire la nostra su un evento, su qualcosa che è avvenuto e sta segnando la nostra vita. Come in questi tempi di pandemia, dove ci accorgiamo che qualcosa farà cambiare irrimediabilmente il nostro futuro, perché ha già cambiato il presente. Gesù cammina anche oggi con noi, al nostro fianco, riesci a riconoscerlo? O ti sembra andare ancora in incognito?

Parte da Lui la domanda: che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi? (Lc 24,17a) La domanda invita a penetrare nel nostro discorrere, non è semplicemente una richiesta di informazioni. E l’evangelista annota significativamente: si fermarono col volto triste (Lc 24,17b). Se è fondamentale fermarsi, come siamo stati costretti a fare quando ne va della nostra vita terrena, ancor più fondamentale è fermarsi per considerare attentamente cosa ci vuol dire la vita. È inevitabile. Come per i discepoli di Emmaus, ci troviamo anche noi difronte a un bivio. O si prende la strada che conduce alla vera vita, o si prende la strada che ti porta alla tristezza dell’ennesima delusione della vita. Cleopa è sorpreso dallo scoprire che il pellegrino non ne sappia niente (Lc 24,18). Se già gli sembrava un estraneo, adesso lo è ancora di più. Così ci sembra talvolta Dio di fronte alle notizie sconfortanti di questi mesi, così lo sentiamo a volte forse anche a casa. Dio lontano da noi. Dio che non può comprendere la nostra condizione.

Cleopa parte con il suo racconto e manifesta con 2 verbi precisi dove lui e il suo compagno si sono arenati. Noi speravamo (Lc 24,21) e ci hanno sconvolti (Lc 24,22). La speranza oramai appartiene al passato, la speranza non c’è più, la speranza era poggiata su qualcuno che non ha corrisposto alle attese. Eppure delle donne hanno portato loro una notizia inaudita, quella della tomba vuota con tanto di visione angelica che afferma l’incredibile: Gesù è vivo. Pure una delegazione di discepoli si è mossa, ma non hanno visto il Signore vivo, come la mettiamo? (Lc 24,24) Dunque 2 discepoli tristi perché sconvolti e senza speranza. Che ne dite? Non assomigliamo tanto a questi 2 fratelli di fronte a quanto ci sta accadendo? Forse che io in questi giorni al telefono non sto ascoltando tanti animi sconvolti, nelle cui parole ogni tanto affiora uno status border line tra un inizio di disperazione e un desiderio di credere?

Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? (Lc 24,25) Siamo alla svolta del vangelo. Ricevere queste parole, anche come cristiani, è una bella botta sui denti. Come mi accadde anni fa, quando mi trovai a un bivio fondamentale della mia vita, soffrendo in totale solitudine, senza alcun conforto umano. Era notte, avevo appena chiuso le comunicazioni, mi buttai sul letto chiedendomi ancora, per l’ennesima volta, cosa ci facessi lì dove ero. Ma proprio mentre stavo per addormentarmi con quella pena, avvertii con chiarezza queste parole di Gesù uscire da qualche buco della mia anima che nemmeno conoscevo. Il vero problema dell’uomo moderno e post-moderno è sempre quello: la sofferenza. Abbiamo preteso cancellare la sofferenza e la morte non solo dalla nostra vita, ma anche dal nostro lessico. Invece, nel lessico di Dio, la sofferenza ha uno spazio fondamentale e decifrante. È un segreto che si schiude solo a chi è disponibile a fare il percorso dei due di Emmaus.

Questa volta è Gesù a parlare. Magari lo facessimo parlare di più alla nostra vita! Invece, persino davanti a un virus che ha messo in scacco tutto il pianeta, c’è una umanità che parla in continuazione, perché importante è parlare, non ascoltare. La natura ci suggerisce di fare silenzio, ma a fatica lo reggiamo. La natura ci suggerisce di rallentare, ma noi non vediamo l’ora di riprendere a far correre l’economia, il nostro “modus vivendi” di prima con il suo benessere. Di cosa parla Gesù? Se lo si vuol veramente sapere, allora dobbiamo ritornare ad osservare attentamente la sua vita nei vangeli, il suo modo di parlare, di vivere e di morire, il suo spiegarci le Scritture. Se glielo permettiamo, ci ri-innamoreremo della vera vita, che non è questione di evitarci a tutti i costi sofferenze e imprevisti. Il segreto per noi cristiani è sempre quello: farlo parlare al nostro cuore, in tempo di abbondanza o di penuria, in tempo di serenità o di oscurità, in tempo di certezze o di incertezze.

I due discepoli hanno fatto proprio così, lasciando per strada le loro discussioni. Che ne dici di lasciare anche noi tante discussioni lanciate qua e là per i social? Che ne dici di dare più tempo al silenzio, grembo della parola di Dio e di ogni autentica parola umana? Se si prova a fare come loro, lungo il cammino che ci attende avverrà che diremo anche noi al Signore: resta con noi (Lc 24,29). E Lui non ci negherà di rimanere con noi, di essere per noi Presenza che rassicura. E lo farà prima di tutto proprio in quegli stessi gesti che fece con i suoi primi discepoli, quelli che ripetiamo insieme in ogni eucarestia (Lc 24,30). Lì, nella riscoperta di cosa sia celebrare l’Eucarestia, rivedremo con i nostri occhi e sapremo chi è il Signore Gesù e chi siamo noi per Lui. Lì, se Dio ci concederà questa grazia, sentiremo nuovamente ardere il nostro cuore nel petto, dopo aver accolto nuovamente la sua Parola. E’ quanto auguro sinceramente a tutti noi, quando ci sarà di nuovo permesso di celebrare insieme la nostra fede nella S.Messa.  


AUTORE: d. Giacomo Falco Brini
FONTE: PREDICATELO SUI TETTI
SITO WEB: https://predicatelosuitetti.com